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giovedì 11 agosto 2016

martedì 21 aprile 2015

I sommersi che nessuno vuole salvare

Il corpo del bam­bino che gal­leg­gia con il volto immerso nella densa mac­chia nera di petro­lio che cir­conda il luogo del nau­fra­gio. Un pic­colo fagotto di lana che un pesca­tore passa nelle mani di un altro.
Imma­gini, impen­sa­bili e reali, della tra­ge­dia nelle acque del Medi­ter­ra­neo. Morti annun­ciati, senza con­fini, al ver­tice della cru­deltà con cui il mondo, l’Europa, l’Italia assi­stono alla con­danna degli ultimi, dei deboli, dei som­mersi che la culla dell’inciviltà rifiuta di salvare.
In que­ste ore, come sem­pre, abbon­dano com­menti e lamenti di ipo­criti e scia­calli, e la reto­rica è merce copiosa pronta a mar­cire nella falsa coscienza dei nostri con­fini, indi­vi­duali prima che nazionali.
Da poli­tici e auto­rità nem­meno un cenno al ruolo di tri­bu­nale spe­ciale che l’Europa, e que­sto governo, si sono asse­gnati sei mesi fa con la deci­sione di con­dan­nare a morte bam­bini, donne e uomini can­cel­lando l’operazione Mare Nostrum, l’unica, prov­vi­so­ria zat­tera di sal­va­tag­gio per più di cen­to­mila pro­fu­ghi nel 2014.
L’Europa ha bran­dito un nefa­sto Tri­tone capace solo di assi­stere impo­tente all’ultima eca­tombe.
Non è finita, le destre invo­cano il blocco navale, il pre­mier chiede droni armati per col­pire gli sca­fi­sti, le diplo­ma­zie arran­cano al seguito delle guerre che i rispet­tivi governi nep­pure dichia­rano ma sem­pli­ce­mente pra­ti­cano.
Le opi­nioni pub­bli­che seguono sugli schermi l’inevitabile sob­balzo media­tico, spet­ta­trici di una deriva demo­cra­tica che semina una pro­gres­siva assue­fa­zione all’orrore assor­bito ogni giorno. E un’ecatombe in più o in meno non fa dif­fe­renza, al mas­simo serve, come capita in que­ste ore, a rad­dop­piare l’inutile replica di Tri­ton. Peg­gio di niente.

domenica 13 novembre 2011

In prima linea

Parla Sara, volontaria in Liguria con le brigate di Solidarietà. 

In Liguria abbiamo trovato l’inferno.
La situazione di Borghetto Vara e Cassana, le località a cui hanno destinato il nostro intervento, è indescrivibile e non si può capire se non ci si trova in loco.
Abbiamo cominciato a renderci conto della devastazione arrivando a Borghetto in autostrada; il casello era utilizzabile solo dai mezzi di soccorso: frane, ponti divelti, automobili distrutte trascinate dal fiume per centinaia di metri, case squarciate, montagne di fango.
Arrivati in centro ci sembrava impossibile credere ai nostri occhi, si riusciva a camminare a stento e di fronte al campanile della chiesa c’era già una catasta di oggetti, mobilio, tonnellate di detriti di ogni genere: intere vite andate perdute.
La prostrazione dei volontari si respirava nell’aria, avevano già trovato i cadaveri dei primi dispersi. Ma non abbiamo avuto molto tempo per guardarci intorno mentre cercavamo il resto della Brigata arrivata da altre zone d’Italia: appena il primo alpino incontrato per strada si è accorto che non eravamo ancora operativi ci ha subito destinato alla prima casa da sgomberare e ripulire…
La giornata cominciava alle 8:00 di mattina lasciando la macchina fuori dal paese e procedendo con la vestizione: saremmo stati ore e ore immersi nel fango e nel liquido delle fogne che erano saltate, al buio, dentro appartamenti e cantine o a liberare i fossati delle strade. Necessitavamo di stivali, pale, guanti da lavoro, mascherine anche se nulla ti proteggeva dalle infiltrazioni e si era sempre bagnati. ..
Il fiume è entrato nelle case con una violenza inaudita distruggendo tutto: mobili, oggetti, vestiti, giocattoli venivano portati fuori dalle case a forza di braccia, organizzando catene umane. Data la vergognosa mancanza di mezzi svuotavamo gli ambienti dal fango a secchiate, ci sembrava che il livello non calasse mai... “

Per LE DONAZIONI segnaliamo un conto corrente di cui garantiamo la serietà:
Federazione di La Spezia - IBAN: IT47 D031 2710 7000 0000 0100 049
Causale “Sostegno alla Brigata di Solidarietà Attiva per l’alluvione in Liguria”