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martedì 18 settembre 2012

"Sono i bambini che seducono i preti"


 Le scioccanti rivelazioni di un frate francescano
 
Padre Benedict Groeschel è un frate francescano, piuttosto noto negli Stati Uniti per essere stato il fondatore dell'ordine monastico del Rinnovamento.
Già autore di libri di successo e protagonista di alcuni programmi televisivi, questa volta ha raggiunto la massima popolarità, anche oltre i confini degli States, per alcune dichiarazioni che definire choccanti è poco. Intervistato dal National catholic register, a proposito dello scabroso tema degli abusi sui minori da parte dei prelati, padre Groeschel ha argomentato in questo modo: “Spesso accade che sia il bambino a sedurre il prete e non viceversa”.
Groeschel, nel corso degli anni vicino a diversi prelati accusati di violenze, ha provato a spiegare le sue ragioni.
“La gente ha in mente quest'immagine di persone con cattive intenzioni, praticamente degli psicopatici. Ma non è così, Mettiamo il caso di un uomo in preda a un serio esaurimento nervoso e di un giovane che gli si avvicini. In molti casi è proprio quest'ultimo a sedurre il sacerdote”, ha aggiunto. Poi, ha rincarando la dose, affermando che nella maggior parte dei casi, trattandosi di relazioni eterosessuali, o comunque tra uomini e ragazzi, non è possibile parlare di crimini: “Non penso che i preti coinvolti in simili episodi debbano andare galera, perché non avevano intenzione di commettere alcun crimine”.

domenica 18 dicembre 2011

ICI e Chiesa

“Immorale malcostume da delinquenti” 
di Don Aldo Antonelli

Una cara corrispondente mi chiede cosa ne penso dell'ICI sugli immobili commerciali del Vaticano.
Le ho inviato questa risposta:

«Se parliamo di Vaticano, non mi interessa. E' uno stato estero come il Principato di Monaco o la Repubblica di San Marino. Non mi appartiene e non gli appartengo! Se parliamo di Chiesa non la si può non condannare. Cosa ha a che fare questa Chiesa più preoccupata a difendere i propri privilegi che ad assolvere ai propri doveri, con quel Dio che in questi giorni ricordiamo aver scelto di farsi uomo per amore, rinunciando al privilegio, tutto suo, della divinità?
Un chiesa imbavagliata dall'interesse ed un Dio liberato dall'amore non possono convivere in nessun matrimonio».

Siamo di fronte ad una improntitudine immorale e, ancor prima, ad un malcostume da delinquenti.
L'Italia è piena di Istituti Religiosi che non solo non pagano l'ICI, ma non pagano nemmeno l'IRPEG e l'IVA su attività alberghiere mai denunciate al fisco. Ospitano gruppi o singole persone in camere con servizi a mezza pensione o a pensione intera, facendo concorrenza scorretta agli alberghi e ai ristoranti.

I vari Governi, naturalmente, se ne guardano bene dell'intervenire: lo scambio di reciproche convenienze ottunde ogni senso di giustizia, riciclando come normale prassi ciò che è furto reiterato.
Politici e Monsignori sono ormai gemelli siamesi, figli illegittimi di convivenze illegali tra sacro e profano, tra benedizioni e genuflessioni, tra solenni Pontificali e cene luculliane. Non si sa, tra di loro, chi sia più miscredente: il politico che si inginocchia e adula o il monsignore che benedice e intasca.
Se i primi li chiamano "atei devoti", i secondi come li dobbiamo chiamare? "Devoti atei"?

sabato 16 maggio 2009

“Papi”, Veronica e l’ipocrisia della Chiesa

Gli aspetti privati dello scontro a casa Berlusconi non ci interessano.
Diversa è la questione quando la signora Veronica accusa il marito di atti e di scelte che in qualsiasi altro paese europeo, anche laddove non si prega, aprirebbero una crisi di proporzioni devastanti.
Non si tratta, infatti, di giudicare i comportamenti privati, ma di valutare gli atti di chi in pubblico dice una cosa per conquistare i consensi e in privato ispira i propri comportamenti a ben altro stile di vita. Questo tipo di doppiezza ha portato alla caduta politica di Clinton, questo tipo di doppiezza è sanzionato moralmente in tutti quei paese nei quali non si lanciano crociate contro le unioni di fatto, contro i diritti degli omosessuali, contro le tante famiglie Englaro che, in Italia, sono state letteralmente oltraggiate da una inedita alleanza tra la parte peggiore del trono e dell’altare.
Delle vicende private di Silvio e di Miriam, come ci ha scritto Ottavia Piccolo, ci interessa poco o nulla, ma il risvolto pubblico ci interessa e non poco.
Nelle parole della signora Berlusconi ci sono accuse non rimovibili, se non con risposte pubbliche e chiare. ”Mio marito frequenta le minorenni…”, rappresenta una frase pesante come un macigno, lo sarebbe per chiunque, figurarsi per un presidente del consiglio in carica. Lo è ancora di più per un presidente che si è definito il papà delle famiglie, il defensor fidei, colui che si oppone all’avanzata dei nuovi barbari che vogliono distruggere la famiglia tradizionale.
Noi non parteciperemo al finto referendum tra gli amici di Silvio e quelli che tifano “...per la compagna Veronica..”. Questa modalità di discussione ci fa orrore ed è funzionale alla trasformazione di una delicatissima questione etica e politica in una puntata del Grande Fratello o di Amici.
Quello che ci sorprende, e lo diciamo con grande rispetto e con un certo imbarazzo, è il silenzio quasi assoluto di quanti, e tra questi non pochi esponenti della Chiesa cattolica, hanno trovato il modo di far sentire la loro voce contro il papà di Eluana Englaro, contro Prodi che non difendeva la famiglia italiana, contro il cosiddetto relativismo etico e ora non trovano il tempo di dire una sola parola contro il relativismo dei comportamenti degli atei non più devoti.
Non sappiamo come andrà a finire tuta questa storia, probabilmente un plotone di esecuzione mediatico riuscirà a polverizzare le ragioni della signora Veronica e a restaurare l’immagine di San Silvio, protettore della bella famiglia italiana, ci auguriamo solo che dopo essere riuscito ad ottenere dal Parlamento il lodo Alfano che lo tutela dal codice civile e penale, non riesca ad ottenete da una chiesa troppo benigna anche una modifica dei dieci comandamenti...

Giuseppe Giulietti

(MicroMega 4 maggio 2009)

lunedì 22 dicembre 2008

Abiura di una cristiana laica

di Roberta de Monticelli

Questo è un addio. A molti cari amici - in quanto cattolici. Non in quanto amici, e del resto sarebbe un fatto privato. E' un addio a qualunque collaborazione che abbia una diretta o indiretta relazione alla chiesa cattolica italiana, un addio anche accorato a tutti i religiosi cui debbo gratitudine profonda per avermi fatto conoscere uno dei fondamenti della vita spirituale, e la bellezza. La bellezza delle loro anime e quella dei loro monasteri - la più bella, la più ricca, e oggi, purtroppo, la più deserta eredità del cattolicesimo italiano. O diciamo meglio del nostro cristianesimo. L'eredità di Benedetto, di Pier Damiani, di Francesco, dei sette nobili padri cortesi che fondarono la comunità dei Servi di Maria, di tanti altri uomini e donne che furono "contenti nei pensier contemplativi". E anche l'eredità di mistici di altre lingue e radici, l'eredità, tanto preziosa ai filosofi, di una Edith Stein, carmelitana che si scalzò sulle tracce della grande Teresa d'Avila.
Questo addio interessa a ben poche persone, e come tale non meriterebbe di esser detto in pubblico. Ma se oggi scrivo queste parole non è certo perché io creda che il gesto o la sua autrice abbiano la minima importanza reale o morale: bensì per un senso del dovere ormai doloroso e bruciante. Basta. La dichiarazione, riportata oggi su "Repubblica", di Mons. Betori, segretario uscente della Cei, e "con il pieno consenso del presidente Bagnasco", secondo la quale, per quanto riguarda la fine della propria vita, alla volontà del malato va prestata attenzione, ma "la decisione non deve spettare alla persona", è davvero di quelle che non possono più essere né ignorate né, purtroppo, intese diversamente da quello che nella loro cruda chiarezza dicono.
E allora ecco: questa dichiarazione è la più tremenda, la più diabolica negazione di esistenza della possibilità stessa di ogni morale: la coscienza, e la sua libertà. La sua libertà: di credere e di non credere (e che valore mai potrebbe avere una fede se uno non fosse libero di accoglierla o no?), di dare la propria vita, o non darla, di accettare lo strazio, l'umiliazione del non esser più che cosa in mano altrui, o di volerne essere risparmiato. Sì, anche di affermare con fierezza la propria dignità, anche per quando non si potrà più farlo. E' la possibilità di questa scelta che carica di valore la scelta contraria, quella dell'umiltà e dell'abbandono in altre mani. Ma siamo più chiari: quella che Betori nega è la libertà ultima di essere una persona, perché una persona, sant'Agostino ci insegna, è responsabile ultima della propria morte, come lo è della propria vita. Fallibile, e moralmente fallibile, è certo ogni uomo. Ma vogliamo negare che, anche con questo rischio, ultimo giudice in materia di coscienza morale sia la coscienza morale stessa? Attenzione: non stiamo parlando di diritto, stiamo parlando di morale. Il diritto infatti è fatto non per sostituirsi alla coscienza morale della persona, ma per permettergli di esercitarla nei limiti in cui questo esercizio non è lesivo di altri. Su questo si basano ad esempio i principi costituzionali che garantiscono la libertà religiosa, politica, di opinione e di espressione.
Oppure ci sono questioni morali che non sono "di competenza" della coscienza di ciascuna persona? Quale autorità ultima è dunque "più ultima" di quella della coscienza? Quella dei medici? Quella di mons. Betori? Quella del papa? E su cosa si fonda ogni autorità, se non sulla sua coscienza? Possiamo forse tornare indietro rispetto alla nostra maggiore età morale, cioè al principio che non riconosce a nessuna istituzione come tale un'autorità morale sopra la propria coscienza e i propri più vagliati sentimenti? C'è ancora qualcuno che ancora pretenda sia degna del nome di morale una scelta fondata sull'autorità e non nell'intimità della propria coscienza? "Non siamo per il principio di autodeterminazione", dichiara mons. Betori, e lo dichiara a nome della chiesa italiana. Ma si rende conto, Monsignore, di quello che dice? Amici, ve ne rendete conto? E' possibile essere complici di questo nichilismo? Questa complicità sarebbe ormai - lo dico con dolore - infamia.

da www.ilfoglio.it 4 ottobre 2008

venerdì 30 maggio 2008

Petizione

Ho ricevuto la seguente e-mail da MICROMEGA che riporto integralmente.




Care amiche e cari amici che avete firmato l'appello "Liberadonna", altre iniziative in difesa della laicità si impongono e si moltiplicheranno.

La prima: un uso democratico dell'8 per mille, che lo sottragga alla Chiesa gerarchica di Ruini e Ratzinger (e allo "Stato", cioè alla maggioranza di governo, meno che mi laica).

La proposta è avanzata, tra gli altri, da Umberto Eco, Vasco Rossi, Margherita Hack, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro.

La proposta è di devolvere l'8 per mille alla Chiesa valdese, l'unica che si è impegnata ad utilizzarlo completamente in opere di beneficenza pubblicamente controllate (e di non usare neppure un euro per la propria religione, sotto nessuna forma).


Contro la Chiesa gerarchica di Ruini e Ratzinger

Un 8 per mille democratico. Firma e diffondi l’appello

"Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa."

Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso...

L'appello promosso da MicroMega è stato sottoscritto anche da personalità del mondo cattolico con questa nota aggiuntiva:

"Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell’8 per mille IRPEF."

don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino, Giulio Girardi...

Per firmare l'appello, clicca QUI

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venerdì 26 ottobre 2007

Beati i franchisti!

Domenica 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, uno squadrone di laici e religiosi schierati coi golpisti del 1936, in quanto “martiri della Repubblica”.
Il Governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanna il franchismo e che impone agli enti statali di eliminarne i simboli.
Sulle pareti di molti luoghi di culto spagnoli campeggiano tuttora targhe in memoria dei caduti "per Dio e per la Spagna", in onore del Caudillo, "supremo difensore" della civiltà cristiana.
La beatificazione dei 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico e il Vaticano attua un'iniziativa tesa a mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna alla guerra civile e all'instaurazione della dittatura.
Anche in Italia negli ultimi mesi si cerca di far passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che ne sostengono le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, la chiesa cattolica condiziona in modo sempre più palese la vita culturale, politica e sociale del nostro paese.

venerdì 5 ottobre 2007

La sentenza del pulpito

Il segretario generale dei vescovi, Monsignor Giuseppe Betori, alla chiusura dell’Assemblea del Consiglio permanente della CEI, ha espresso sdegno e disappunto sul pronunciamento del Tribunale di Cagliari sul diritto, concesso a una coppia di cittadini talassemici, di effettuare la diagnosi preimpianto su un embrione congelato, per il ricorso alla fecondazione assistita.
"Pensavo che i tribunali applicassero le leggi e giudicassero in coerenza con esse" ha detto Betori e ha aggiunto: "La sentenza è in netto contrasto con la legge 40 e con l’interpretazione della Corte Costituzionale: un giudice non può emettere un giudizio che smentisce la legge e la Consulta".
Le dichiarazioni di Betori hanno innescato una folta schiera di politici che si sono affrettati a ratificare o criticare l’intervento dei vescovi.
Luca Volonté (UDC) si è detto scandalizzato per la decisione della magistratura sarda e ha chiesto l’intervento del Ministro della Giustizia ricordando che "in Italia l’eugenetica è vietata"; gli ha fatto eco Gaetano Quagliariello (FI).
Per Rocco Bottiglione (sempre UDC) "il pronunciamento di Cagliari viola chiaramente la separazione dei poteri fra legislativo e giudiziario".
Emma Bonino (Radicali) ha un’opinione completamente diversa e ha commentato: "Quando la tecnologia mette a disposizione o dei medicinali o delle soluzioni per problemi del cittadino, è possibile impedire a questo cittadino l’accesso alle tecnologie, con motivazioni religiose o di qualunque tipo?".
L’Associazione Luca Coscioni ha chiesto "una riforma della legge 40, assurda legge proibizionista".
Lanfranco Turci (Rosa nel Pugno) ha detto: "Con le parole di Monsignor Betori abbiamo capito che le leggi le fa la Cei e non il Parlamento", e ha aggiunto "Al presule vorremmo ricordare l’obbligo anche per l’episcopato italiano di rispettare la Costituzione".
Per Graziella Mascia (PRC) "Il Tribunale di Cagliari ha emesso una sentenza che non lascia spazio all’ipocrisia" e ancora: "Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto l’attuale legge sulla procreazione assistita sia un vero e proprio scempio. Accogliere la richiesta della giovane coppia significa dare una possibilità in più a chi vuole avere figli. Negare questo diritto è una vergogna".
Il professor Ettore Cittadini, uno dei padri della fecondazione in vitro di fama internazionale che nel 1987 fece nascere nel suo centro di Palermo il primo bambino italiano generato da un embrione congelato, quando qualcuno gli chiede se è contrario alla legge 40 risponde: "Ma perché, c’è qualcuno che è favorevole?".

E sulla sentenza del tribunale di Cagliari aggiunge: "Nelle coppie a rischio la diagnosi preimpianto va assolutamente fatta... Non si può continuare così, bisogna trovare una via d’uscita".

domenica 9 settembre 2007

Concluso il sinodo valdese

Si sono conclusi da poco i lavori del Sinodo Valdese con l'elezione delle cariche esecutive e la conferma per un altro anno di Maria Bonafede alla moderatura della Tavola valdese.
Sono stati giorni intensi, con un’agenda piena di interventi su questioni sociali e politiche.
Il Sinodo ha trattato diversi temi, tra cui ecumenismo e laicità dello Stato.
Le recenti esternazioni di papa Ratzinger e i documenti vaticani sulla reintroduzione della messa in latino e sulla natura della chiesa, hanno preoccupato l'assemblea.
L'affermazione della Congregazione per la dottrina della fede, secondo la quale le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo non possono essere chiamate chiese in senso proprio, ha fatto parlare di spirito della Controriforma.
Il Sinodo ha rilevato come il peso della chiesa cattolica si faccia sentire nella vita di tutti i giorni, corrodendo uno spirito laico che in Italia fa acqua da tutte le parti.
Un esempio è l'ordinanza del marzo scorso del ministro dell'Istruzione Fioroni in cui l'insegnamento della religione cattolica veniva inserita nelle materie curricolari.
Una circolare su cui si attende il pronunciamento della Corte di Cassazione e che è stata definita “un atto prevaricatore dello Stato”.
Dalla scuola al caso Welby: valdesi e metodisti hanno votato un ordine del giorno sul “testamento biologico”, affinché i desideri del paziente su un intervento medico che lo riguarda devono essere tenuti in considerazione.
Non è mancato un appello a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'intensificarsi degli episodi di discriminazione degli omosessuali nel nostro paese.
A latere dei lavori sinodali c'è stato un richiamo della pastora Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, sulla legge 194 che “non ha bisogno di ripensamenti, la donna può e deve decidere responsabilmente: la libertà delle persone deve essere informata sul piano di un'etica della relazione, della cura e della vita”.
In chiusura, i delegati delle chiese valdesi e metodiste hanno votato un ordine del giorno contro la pena di morte, in appoggio alle iniziative del governo a favore di una moratoria internazionale della pena capitale.

Un bel passo avanti rispetto alle posizioni dei cattolici...

lunedì 3 settembre 2007

Scialli di carta

Tanto per tornare alla discussione sugli interessi economici riguardanti la Chiesa, pubblico questo post la cui prima parte è liberamente tratta da un articolo di Laura Eduati pubblicato su Liberazione" del 02/09/2007.

Parte prima.
Di ritorno da Venezia, un visitatore brasiliano ha scritto una lettera alla Procuratoria di San Marco per lamentarsi della pessima gestione, ma soprattutto di quegli scialli che il turista a spalle nude è costretto ad indossare per rispettare il decoro e che poi getta negli scatoloni all'uscita.
Il brasiliano si è accorto che i custodi riprendono quegli scatoloni e li riportano all'entrata, per rivenderli. Ogni scialle costa un euro, e non si tratta di una donazione. Un euro qui, un euro là: alla fine di una calda giornata estiva l'incasso sfiora gli 800 euro. Facendo una media di 500 euro giornalieri, fanno 14.000 euro al mese. Senza ricevuta, quindi senza pagare le tasse.

Non basta. Poiché l'ordine perentorio della Procuratoria, controllata dalla Curia di Venezia, è quello di «rivendere gli scialli per non sprecare nulla»; i dipendenti hanno trovato un modo per accentuare il business: utilizzano lo scialle intero per i turisti obesi, mezzo per le persone di taglia normale, un quarto per i bambini in canottierina. Quattro bambini, quattro euro: ma lo scialle dovrebbe costarne uno soltanto. E poi si ricicla: una, due, tre volte. Finché diventa impossibile rifilarlo ai visitatori.
Fino all'anno scorso, il dipendente poteva tenere per sé le mance; da quest'anno, l'ordine è quello di mettere nella cassa ogni moneta aggiuntiva che il visitatore gentile offre in cambio del servizio. Il motto: fare soldi. Senza badare al pericolo per la salute, all'igiene e ai batteri che circolano e potrebbero trasmettere malattie da un visitatore all'altro.
Non è finita qui, scrive il turista brasiliano, indignato per il trattamento subito dai custodi della basilica, che spesso si rivolgono in malo modo ai visitatori più indisciplinati e senza peraltro conoscerne la lingua. Alcuni sono assunti a tempo indeterminato, altri soltanto per la stagione estiva. I turisti mugugnano, ma la maggior parte dimentica ogni contrattempo quando entra nella splendida basilica. D'altronde entrare è gratis, in teoria, tranne per quello scialletto spiegazzato. Intanto la Curia fa affari…


Parte seconda.
Anni fa, in vacanza in Grecia , sono andata a visitare le Meteore, un posto che si trova al margine nord ovest della pianura della Tessaglia (nord della Grecia) ed è costituito un insieme di torri di pietra, sopra alcune delle quali sono stati arditamente costruiti i monasteri. Il posto e’ un possente centro religioso dell’oriente ortodosso, costituito da sei monasteri ancora funzionanti e da un settimo disabitato; altri quattordici sono andati distrutti. Alcuni di questi monasteri sono visitabili dai turisti a condizione che il loro abbigliamento sia consono al luogo, con una particolarità: le donne possono entrare solo se portano la gonna. Per ovviare al fatto che molte delle turiste che arrivano lì, vuoi per comodità vuoi per scelta, portano i pantaloni (lunghi o corti non importa) i monaci mettono a loro disposizione delle lunghe gonne che arrivano fin quasi ai piedi.
E bhè? - direte voi - da noi danno gli scialli!
Sì, ma in Grecia i monaci le gonne le prestano GRATIS!