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venerdì 9 ottobre 2015

A cosa serve la guerra?


Il 7 ottobre del 2001, quattordici anni fa, iniziava l'attuale conflitto in Afghanistan. 
A che cosa sono serviti questi quattordici anni di guerra?

Certamente non a "portare la democrazia" o a "combattere il terrorismo", né a pacificare il Paese: si combatte in 25 province su 34, e il numero dei feriti e delle vittime civili cresce di mese in mese.
A che cosa sono serviti questi quattordici anni di guerra? 
Quello che vediamo noi tutti i giorni sono civili uccisi, civili feriti, villaggi distrutti, combattimenti in aumento, feriti in aumento. 
Un orrore senza fine che arriva al bombardamento di un ospedale: un atto di violenza inaccettabile.

Nella foto potete vedere Giorgia, infermiera del nostro ospedale a Kabul, che si prende cura di Madina, una bambina di 8 anni arrivata da Kunduz.Eccola: è questa la realtà di quattordici anni di guerra in Afghanistan.

(Dalla news letter di Emergency)

mercoledì 17 febbraio 2010

Nobel per la pace e criminali di guerra

14 febbraio 2010.

Da ieri l'ospedale di Emergency a Lashkar-gah, nel sud dell'Afganistan, è in attesa di ricevere le vittime dei bombardamenti delle forze anglo-americane che da due giorni colpiscono il villaggio di Marjah, situato a circa 50 km a sud ovest dal capoluogo della provincia di Helmand.
Al nostro staff è stato comunicato che decine di vittime civili in gravi condizioni non riescono ad essere trasferite agli ospedali a causa dei posti di blocco militari che impediscono anche il passaggio di vetture per il trasporto dei feriti. Ci risulta che, a questa mattina, già 6 di loro sono morti perché ne è stata impedita l'evacuazione
Tra i pochi riusciti a raggiungere l'ospedale di Emergency anche un bambino di 7 anni colpito al petto da una pallottola e immediatamente operato.
Emergency denuncia questi gravissimi crimini di guerra perpetrati dalle forze della coalizione internazionale guidate dagli Stati Uniti e chiede che venga aperto un corridoio umanitario per garantire una pronta assistenza ai feriti.

Allistante - Newsletter di Emergency - n. 6

venerdì 23 gennaio 2009

Orfana di quattro anni. Effetto collaterale

Da Emergency n. 46 - marzo 2008

Saliha, nel suo vestitino colorato, scorrazza per i corridoi dell'ospedale, fermandosi solo quando incontra qualcuno e allora corre a nascondersi, soprattutto se quel qualcuno è un membro dello staff internazionale.
Mi racconta un'infermiera che Sahila, quattro anni, viene da Musa Oala, uno dei molti villaggi bombardati dall'aviazione alleata che ufficialmente combatte contro i taliban.
Durante uno di questi raid, Sahila ha perso la madre e due fratelli; il padre è in carcere sospettato di affiliazione con i taliban.
E' arrivata all'ospedale tre mesi fa con ustioni di secondo grado sulla gamba e il braccio destri e ustioni meno gravi in altre parti del corpo, che richiedevano un trattamento molto doloroso: le zone ustionate erano sottoposte a lavaggi profondi per rimuovere i tessuti necrotici in modo da favorire la fase di granulazione dei tessuti sottostanti e poi venivano medicate.
Oltre a quelle che le laceravano la pelle, Sahila aveva riportato altre ferite, altrettanto evidenti: stava tutto il giorno rintanata nel suo letto in un isolamento pervicace e silenzioso che nessuno riusciva a penetrare.
A poco a poco, ha iniziato a concedere la sua fiducia ad alcune infermiere afgane che hanno fatto da "mediatrici" tra lei e un mondo completamente estraneo ai suoi occhi, così lontano dal suo villaggio e da quel che restava della sua famiglia.
Sahila ha cominciato a mangiare e a girare curiosa per l'ospedale, anche se ancora sfuggiva ai medici che dovevano visitarla, soprattutto quando si avvicinava il momento delle medicazioni.
Qualche volta abbiamo dovuto recuperarla in farmacia, dove cercava rifugio dietro ai pantaloni del nostro farmacista.
Dopo tre mesi di ricovero oggi Sahila viene dimessa dall'ospedale.
Uno dei parenti è venuto a prenderla e ora Sahila tornerà al suo villaggio distrutto, lasciando il posto dove aveva appena iniziato a trovare un po' di pace. E dove aveva da subito conquistato l'affetto di tutto lo staff.
Vedendola andare via, tutti abbiamo avuto difficoltà a pensare a lei come ad un "effetto collaterale doloroso, ma inevitabile" della guerra in questo paese.

MS

sabato 15 dicembre 2007

La guerra continua...

Oggi ho ricevuto l'e-mail con cui Emergency periodicamente aggiorna i soci sull'andamento delle sue attività.

Questo il testo:
"Diranno che si trattava di feroci talebani, e che la grande operazione iniziata tre giorni fa a Musa Qala in Afganistan era inevitabile.
Diranno quanti nemici hanno ucciso e (forse) quanti civili sono rimasti coinvolti "per errore".
Oppure non diranno niente, tanto non ci sono testimoni, la'.
Degli abitanti di Musa Qala, qualcuno ha raccattato le proprie cose ed e' scappato sulle montagne.
Qualcun altro e' sceso qui in città.
I più, non avendo dove andare o di che sopravvivere, non si sono mossi.
Abdullah, sette anni, e' uno di loro.
E' arrivato oggi con suo padre nell'ospedale di Emergency a Lashkar-gah.
Passeggiava con il fratellino quando e' piovuta una bomba dal cielo.
Le schegge hanno maciullato le gambe del fratello: amputate entrambe.
Anche Abdullah ha perso una gamba.
E chi lo spiega, a lui e alla gente del suo villaggio, che e' per il loro bene?
Che vengono massacrati in nome della pace e della democrazia?"
Via le truppe italiane dall'Afghanistan!

Sosteniamo le attività di Emergency. Per sapere come fare cliccare qui.