domenica 29 luglio 2012

La meglio gioventù del nostro tempo


Appello

Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro. Eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.
Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene.
E’ composta da giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità.
Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l’attività.
Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza.
L’arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.
Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù che detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.
In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.
Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:
- lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare;
- non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l’assicurazione per l’impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari;
- non prevede nessuna forma di reddito minimo;
- scarica l’aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori;
- rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l’aumento dei contributi.
Le tante promesse del Governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!
Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i “garantiti” dai “non-garantiti”. Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c’è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di “salva Italia” bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.
La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.
Per noi la precarietà è il messaggio che da vent’anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.
Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l’impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell’articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.
Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro.
Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele.
Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarietà. Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l’equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua.
Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com’è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata a larghissima maggioranza il 20 ottobre scorso).
E’ necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro.
L’alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà.
Vogliamo un altro Paese e un’altra politica. E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.

domenica 22 luglio 2012

Consiglio comunale


Pubblico scarsissimo. Peccato!



Non ci sono state comunicazioni del Sindaco e i verbali delle sedute precedenti sono stati approvati all'unanimità dopo che da parte nostra sono state chieste alcune correzioni.
Anche il punto due, L.R. 12 ottobre 2009 n. 24 "Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinata. Schema di convenzione per l'esercizio unitario delle funzioni amministrative in materia di organizzazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani da parte dell'assemblea territoriale d'ambito (ATA) dell'ambito territoriale ottimale ATO 2 Ancona, è stato approvato all'unanimità.
Sul punto tre, invece, Ricognizione costo complessivo dell'impianto fotovoltaico - Liquidazione saldo alla società pubblica unipersonale Agugliano Servizi S.r.l. - Riconoscimento di debito fuori bilancio ai sensi dell'art. 194, comma 1, lettera e) del D. Lgs. 267/2000, c'è stato il voto contrario di tutta la minoranza. 
Per capire di cosa si tratta, di seguito riporto il mio intervento integrale.

"Con grande difficoltà abbiamo cercato di ricostruire questa spinosa vicenda. 
Col carteggio di cui siamo in possesso cerchiamo di ricostruire almeno i tratti principali. 

- Il 20 aprile, il Dott. Carbonetti inoltra la bozza del bilancio della società “Agugliano Servizi S.r.l. 
- Lo stesso giorno il Dott. Recanatini, revisore della Società, chiede spiegazioni
- Il 23 aprile Agugliano Servizi risponde fornendo una serie di informazioni
- Il 4 maggio i funzionari del Comune (Marchi, Moreschi e Baioni) chiedono ai Revisori della Società e del Comune un parere sui costi indiretti
- Il 7 maggio il Dott. Recanatini risponde che tale parere non è di sua competenza e rinnova la richiesta di conoscere quale sarà l’importo che verrà corrisposto alla società per il fotovoltaico
- L' 11 maggio i Funzionari del Comune invitano il Revisore della Società a rilevare il corretto inserimento dei fatti gestionali al fine di riconoscere alla società i costi indiretti
- Il 14 maggio il Dott. Mastri, Revisore del Comune, risponde che il parere richiesto dai Funzionari del Comune non rientra tra le sue competenze
- Il 16 maggio il Dott. Recanatini risponde ai Funzionari del Comune evidenziando una serie di difformità tra le voci di bilancio e quelle della contabilità
- Il 22 maggio i Funzionari del Comune chiedono alla Società di comunicare i criteri di ripartizione dei costi indiretti e di chiarire i riscontri fatti dal Revisore della Società
- Il 25 maggio la Società risponde che il criterio è stato quello dell’attribuzione di una percentuale indicativa del peso che l’intervento ha avuto nei fatti organizzativi ed amministrativi della Società
- Il 28 maggio la Dott.ssa Marchi trasmette ai Revisori la risposta della Società 
- Il 30 maggio il Dott. Recanatini risponde che non ha elementi per valutare la congruità dei costi generali
- Il 31 maggio il Dott. Mastri risponde di non dover richiedere ulteriori chiarimenti e di non avere osservazioni da fare 

Fatta questa ricostruzione, sicuramente parziale, ci corre l’obbligo di formulare alcune osservazioni.
La prima riguarda la data dell’assemblea indetta per l’approvazione del bilancio della società. 
Se il Revisore della Società il 7 maggio chiede di conoscere quale sarà il corrispettivo che verrà corrisposto alla società, ovviamente non può ancora aver predisposto la sua relazione al bilancio. Quindi, l’assemblea del 27 non è stata rinviata solo per sopraggiunti impegni del socio unico, cioè il Sindaco, come dichiarato dall’Amministratore della Società, ma molto più semplicemente perché il bilancio da approvare ancora non era a posto visto che non c’era ancora la relazione del Revisore. 
Stessa cosa anche per quella del 16 maggio, dato che il Revisore della Società dichiara che solo il 5 giugno ha avuto risposta dal Comune in merito alla sua richiesta di informazioni.

La seconda riguarda il debito fuori bilancio che stasera il Consiglio è chiamato a sanare. 
Il primo aspetto da esaminare riguarda i costi indiretti, ben 142.372,18 euro, costi sostenuti dalla Società fin da 2009. Stranamente vengono fuori solo oggi, a distanza di più di tre anni
Il secondo riguarda le spese anticipate per conto del Comune, pari ad 50.193,90 euro, spese gestite al di fuori di ogni regola amministrativa. 
Su questo punto non c’è neanche bisogno di esprimere un giudizio: i fatti parlano da soli.

Il terzo aspetto riguarda il debito fuori bilancio nel suo complesso
Vale la pena ricordare che il bilancio di previsione è stato approvato solo il 14 giugno scorso, meno di un mese fa, e che in quella sede non è stata fatta nessuna menzione di questo debito di quasi 200.000 euro, debito che già allora era conosciuto da tutti: Amministratori, Funzionari comunali, e Revisore del Comune. 
Quello che ci sorprende più di tutti è proprio il Revisore del Comune che nella sua relazione alla variazione odierna dichiara che il bilancio “richiede ora un aggiornamento alla luce di novità sopravvenute”. 
Ma quali novità sopravvenute, se già a maggio, cioè prima dell’approvazione del bilancio di previsione, era a conoscenza sul tira e molla sulla cifra da riconoscere all’Agugliano Servizi, cifra che in bilancio non c’era!? 

Per concludere, non possiamo far altro che valutare in maniera assolutamente negativa la conduzione di tutta questa vicenda che, guarda caso, riguarda ancora una volta la Società “Agugliano Servizi”. 
Come minimo ci troviamo di fronte ad una pessima gestione di tutta la vicenda. Già solo il fatto che ci accorgiamo dopo più di tre anni che alla Società dobbiamo anche i costi indiretti è sintomatico di dell’approssimazione con cui si è operato
Giudichiamo gravissimo il fatto che questa società venga usata per anticipare spese che il Comune non può sostenere, spese non previste in bilancio e che di conseguenza non seguono un iter amministrativo corretto e che alla fine formano un debito che andiamo a sanare in modo non proprio. 
Giudichiamo infine non corretta l’invocazione della lettera e) dell’art. 194 del T.U.E.L.. 
Dove sarebbe in questo caso l’utilità e l’arricchimento per l’Ente? Forse nel completamento della strada, forse nell’uso del generatore, non certo nelle spese del ristorante, per la pubblicità, per la gestione della società, 
In una corretta gestione si potevano e si dovevano prevedere tutte le spese e non sanare tutto alla fine perché “tanto paga Pantalone…”

Sul punto quattro, Individuazione degli organi collegiali indispensabili, anno 2012 c'è stata unanimità.
Il punto cinque, Attivazione del servizio di distribuzione di acqua potabile refrigerata, microfiltrata, naturale o frizzante. Adozione dello schema di convenzione per l'installazione e la gestione dell'erogatore di acqua potabile e relativa struttura, è stato ritirato.

sabato 7 luglio 2012

Son morti sui vent'anni...


Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque operai comunisti sono uccisi dalle forze dell'ordine.
I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto Amodei "Per i morti di Reggio Emilia": Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli.
I morti di Reggio Emilia sono l'apice - non la conclusione - di due settimane di scontri con la polizia, alla quale il capo del governo Tambroni ha dato libertà di aprire il fuoco in "situazioni di emergenza": alla fine si conteranno undici morti e centinaia di feriti...
Per non dimenticare!


lunedì 2 luglio 2012

Più il proporzionale è puro, più la democrazia è reale


Se i padri costituenti (gente che di cognome faceva Togliatti, Nenni, Calamandrei, Parri, De Gasperi, Einaudi) optarono per un sistema proporzionale puro un motivo ci sarà stato. Il concetto era semplice: una testa, un voto. E in proporzione la rappresentanza parlamentare. Più il proporzionale è puro, e più la democrazia è reale. Si era appena usciti dal fascismo e parlare di «democrazia» era una cosa seria.
Di un De Gasperi – seppur democristiano – c’era da fidarsi: viveva una missione, non era in missione per conto di. Da un Alfano, sinceramente, non accetterei nemmeno un passaggio in macchina.
Presi dalla solita ansia modernizzatrice – che di solito si traduce in cambiare per peggiorare – abbiamo (anzi, hanno) modificato la legge elettorale nel ‘94, poi nel 2006 e ora ci risiamo. Con una nuova legge che riesce a sintetizzare tutte le peggiori connotazioni della Prima e della Seconda Repubblica.
Nel frattempo, in questi anni che grazie alle prodigiose sorti neo-maggioritarie e porcileggianti ci dovevano garantire governi forti, e governi forti che ci dovevano garantire riforme, e riforme che ci dovevano garantire benessere diffuso, abbiamo avuto: governi traballanti oppure ostaggi di sé stessi, pessime riforme tirate via, malessere diffuso.
C’è un’intera classe dirigente che ha pensato e pensa di far politica grazie alle alchimie elettoralistiche, suprema sintesi del dalemismo più spinto, a sua volta originato dal migliorismo di maniera: quello dei tecnicismi, dell’ingegneria istituzionale, strategie e giuristi al lavoro ma non si capisce mai per fare cosa e in nome di quale idea di società.
Il sottoscritto, e con me quasi tre milioni di italiani (un milione e centomila di voti per la Sinistra Arcobaleno; ottocentottantamila voti alla Destra; trecentocinquantamila voti socialisti; quasi quattrocentomila tra Sinistra Critica e comunisti di Ferrando, e mi fermo qui), da circa quattro anni non è (e non siamo) rappresentati in Parlamento. E c’è il rischio di non esserlo anche da dopo il 2013. I nostri voti valgono meno? Le nostre teste non hanno diritto d’asilo? È questa una democrazia reale e compiuta?

Matteo Pucciarelli

sabato 23 giugno 2012

Capitali in Svizzera


50 miliardi dai capitali evasi in Svizzera: 
cosa aspettiamo?


di Vladimiro Giacchè

Il 17 aprile il Commissario europeo alla fiscalità ha dichiarato la "piena conformità" col diritto comunitario degli accordi stipulati da diversi paesi europei con la Svizzera. Questi accordi prevedono che sui capitali esportati in Svizzera da evasori fiscali sia prelevata una quota sostanziosa che finirà nelle casse dei rispettivi Stati. In cambio, quei capitali potranno restare in Svizzera. L'Austria, che ha siglato un accordo con la Svizzera il 13 aprile, ha fissato l'ammontare di questa una tantum al 30% della cifra complessiva (siamo ben lontani dall'obolo del 5% richiesto a suo tempo da Tremonti).
Se l'Italia imponesse un prelievo del genere sulle somme depositate in Svizzera da residenti italiani, nelle casse dello Stato entrerebbero 50 miliardi.
Monti, che in precedenza si era detto favorevole agli accordi con la Svizzera ma "solo nel quadro di un'intesa comunitaria", ora è diventato disponibile. Ma bisogna fare presto e con tempi certi. Anche perché è sempre più evidente che le misure di finanza straordinaria assunte lo scorso anno (dal governo Berlusconi e poi dal governo Monti) sono inique. Questo è vero in campo fiscale (contro la progressività prevista dall'art. 53 della Costituzione): si pensi all'aumento delle tasse indirette (che ha fatto ripartire l'inflazione), all'Imu, o alle accise sulla benzina. Ma è vero più in generale: si pensi al blocco dell'indicizzazione delle pensioni a partire dai 1.400 euro lordi, al brusco innalzamento dell'età di pensionamento, alla riduzione dei servizi sociali erogati dagli Enti Locali a causa dei tagli di spesa.
Tutte queste misure hanno colpito severamente la capacità di spesa delle famiglie, ridotto la domanda interna e quindi spinto l'Italia in recessione: infatti chiunque produca per il mercato interno ha avuto un crollo del fatturato.
La Banca centrale europea – che farebbe meglio a riflettere su come fare bene il proprio lavoro – pensa che l'Italia dovrebbe raschiare altri 5 miliardi dal fondo del barile accorpando le province. Noi pensiamo che 50 miliardi prelevati agli evasori sarebbero dieci volte quella cifra. E che, a differenza dei tagli alle prestazioni sociali e dell'aumento delle tasse dirette e indirette, non avrebbero alcuna ripercussione sulla domanda, e quindi alcun effetto negativo sull'economia. Non sarebbe stato meglio partire da lì?

da Il Fatto quotidiano, mercoledì 2 Maggio 2012

domenica 17 giugno 2012

Consiglio comunale del 14/06/2012


Giovedì 14 giugno si è riunito il Consiglio comunale che ha discusso gli argomenti sotto riportati.
Purtroppo il pubblico è stato scarso,come sempre.


Non ci sono state comunicazioni del Sindaco e i verbali delle sedute precedenti sono stati approvati all’unanimità.

All’unanimità è stato approvato anche il regolamento comunale sull’imposta municipale propria (I.M.U.).

Ci siamo invece astenuti su tutti i punti riguardanti tasse e tariffe. In particolare, sulla determinazione delle aliquote I.M.U. per l’anno 2012, che sono state fissate al 4,8 per mille per la prima casa e all’ 8,0 per mille per gli altri fabbricati, l'aggiornamento all’indice ISTAT del 3,2% del valore delle aree fabbricabili all’interno del territorio comunale, alla modifica dell’addizionale IRPEF che è stata portata allo 0,8%. 
Infatti, pur comprendendo le difficoltà in cui versano gli enti locali, non siamo d’accordo sull’impostazione di questi aumenti.

Ci siamo astenuti anche sull’approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari ai sensi dell’art. 58 del D. Lgs. 25/06/2008 n. 112, convertito in legge 06/08/2008 n. 133 in quanto non prevede nulla da alienare anche perché, come ricorderete, gran parte del patrimonio immobiliare del Comune è ormai di proprietà della Società “Agugliano Servizi S.r.l.”.

Abbiamo votato contro al punto riguardante l’approvazione del piano triennale 2012 – 2014 delle opere pubbliche ed elenco annuale 2012.
Scatenando le ire del Capogruppo di maggioranza, abbiamo definito questo piano “il libro dei sogni” in quanto esso prevede solo tre opere (la nuova scuola, il parcheggio sotto i mori e l’ampliamento del cimitero del capoluogo) delle quali molto probabilmente sarà realizzato solo uno stralcio di nuovi loculi in quanto esse allo stato attuale non hanno copertura finanziaria…

Abbiamo votato contro anche all’approvazione del bilancio di previsione annuale 2012, del bilancio pluriennale 2012 – 2014 e della relazione previsionale e programmatica in quanto oltre all’aumento delle tasse e tariffe di cui abbiamo parlato sopra prevede anche una serie pesantissima di tagli alle politiche sociali.

Il regolamento per l’effettuazione delle spese di rappresentanza e per le spese connesse al funzionamento degli organi di governo è stato ritirato.

Abbiamo votato a favore dell’approvazione della convenzione con l’associazione “Terra dei Castelli” per il coordinamento delle iniziative di promozione turistica sui territori dei Comuni partecipanti.

Siamo stati costretti a votare contro all’adozione del nuovo regolamento del Consiglio comunale perché, nonostante che noi avessimo accettato tutta una serie di norme che in qualche modo sfavoriscono la nostra azione, la maggioranza non ha voluto mediare sui tempi di risposta alle interrogazioni che passano dagli attuali dieci giorni addirittura a trenta.
E pensare che la nostra proposta era di portare il termine a venti giorni, cioè avremmo accettato il raddoppio dei termini. Evidentemente le nostre richieste danno fastidio…

Abbiamo votato a favore su due ordini del giorno proposti dalla Lega delle Autonomie riguardanti l’imposta municipale propria e il patto di stabilità.

Non abbiamo fatto mancare le nostre proposte quando abbiamo discusso il punto riguardante la verifica delle condizioni di rinnovo delle attività di gemellaggio e i provvedimenti conseguenti.
Abbiamo proposto che i Consiglieri di minoranza siano inviati agli incontri istituzionali con i colleghi di Jonage, che sia relazionato al Consiglio comunale sulle attività di gemellaggio e sul loro esito e che siamo implementate le attività svolte all’interno del territorio comunale al posto delle visite turistiche. Questo potrebbe interessare ed avvicinare le famiglie aguglianesi. Se invece, come accade adesso, i nostri amici francesi passano quasi tutto il loro tempo lontano dal paese, praticamente quasi nessuno si accorge della loro presenza.    

sabato 16 giugno 2012

Non c'è equità senza patrimoniale


di Bruno Contini


Può la seconda fase del governo Monti fare a meno di un ripensamento sull’imposta patrimoniale e/o sulla tassa di successione? I problemi pratici che si frappongono all’introduzione di una imposta patrimoniale sono indubbiamente seri (al di là dell’opposizione politica che troverebbe in Parlamento). Ma sarebbe già un passo avanti se il governo annunciasse l’avvio di una credibile operazione volta a risolverne le modalità di applicazione e fornisse al vasto pubblico una spiegazione esauriente del perché l’Italia sia così diversa da tutti i paesi europei e di oltre Atlantico.
Dove tale imposta esiste, e fornisce un gettito importante, senza essere messa in discussione neanche dai partiti più conservatori. Ammesso che una valida spiegazione non si riduca alla ben nota questione del livello patologico di evasione fiscale e di esportazione di capitali verso i paradisi fiscali. Come se i paradisi fiscali servissero solo ai ricchi evasori italiani e non a quelli inglesi, tedeschi, francesi – perché ci sono anche quelli - oltre che ai russi e i padroni arabi del petrolio.
La nuova IMU potrebbe configurarsi come una imposta sul patrimonio immobiliare. Ma, sotto questo aspetto, sarebbe molto più equa e convincente se la prima casa ne rimanesse esente o comunque le fosse accordato un trattamento decisamente più privilegiato. La maggioranza degli italiani – anche quelli più tartassati dalla stretta fiscale della prima fase governo Monti - vivono in casa di proprietà. Senza contare che molti, proprietari di casa in una città dove sono nati o hanno avuto il primo lavoro, devono spostarsi altrove perché sono stati trasferiti o hanno trovato un nuovo lavoro, devono pagarsi l’affitto, o più spesso solo una parte di affitto, con il canone che percepiscono nel luogo di origine. Su cui pagano l’IRPEF e potrebbero essere chiamati a pagare l’IMU se non fosse previsto un meccanismo di esenzione non difficile da implementare.
Un’imposta patrimoniale, così come una IMU più equa di quella che sembra aspettarci, non produrrebbe ulteriori contrazioni dei consumi privati, e non avrebbe l’impatto recessivo che la stretta fiscale impone al paese.
E per finire, non si capisce per quale motivo “economico” non venga reintrodotta la tassa di successione, così amata dal vecchio Einaudi, il più illustre di tutti i liberali italiani, proprio in nome di una equità redistributiva che non dovrebbe premiare più di tanto i figli dei ricchi. Anche di questa, ovviamente, se ne capisce il motivo “politico”. Ma il governo dei tecnici non dovrebbe esserne continuamente condizionato, così come sembra darsi il caso su altri provvedimenti, primo fra tutti la riforma del mercato del lavoro.

da sbilanciamoci.info

martedì 22 maggio 2012

Nessuna obiezione ai diritti delle donne



Buon compleanno 194! 


Il 22 maggio 1978 venne approvata una legge che cambiò radicalmente la vita di molte donne: la legge 194 finalmente legalizzava le interruzioni di gravidanza, con l'obiettivo, in gran parte raggiunto, di ridurre drasticamente gli aborti clandestini.
A 34 anni di distanza quella legge è oggetto di fortissimi attacchi – ultimo in ordine di tempo la “Marcia per la Vita” sfilata a Roma lo scorso 13 maggio – da parte di un ampio, e purtroppo trasversale, fronte che vorrebbe forse tornare ai tempi delle mammane e del turismo abortivo.
Oggi come allora è necessario che i cittadini – non solo le donne – facciano fronte comune contro chi vuol far precipitare l'Italia in un buio medioevo dei diritti.
Martedì 22 maggio festeggiamo il compleanno della 194 e diciamo NO ai tentativi di svuotarla e renderla inoperativa, come l'abnorme diffusione dell'obiezione di coscienza.

domenica 20 maggio 2012

Spezziamo il silenzio




Migliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio!

E' dal 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che nelle carceri israeliane migliaia di detenuti palestinesi digiunano per protestare contro il regime disumano cui sono sottoposti.
Sono circa 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti in 17 carceri, compresi donne e bambini. 330 sono trattenuti in detenzione amministrativa senza che siano state avviate accuse formali contro di loro. La detenzione amministrativa può durare anche anni e può essere prorogata da una corte militare, senza che ci sia possibilità di appello.
E' superfluo ricordare come un simile regime carcerario violi tutti i trattati internazionali per i diritti umani. Tra i detenuti palestinesi, 28 sono membri eletti del Parlamento, tra cui tre ex ministri. Vi sono anche Marwan Barghouti, leader di Al Fatah, condannato a più di cinque ergastoli, e Ahmad Sa'adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, condannato a 30 anni. Ad oggi metà dei prigionieri è entrato in sciopero.
Quello che chiedono con questo sciopero della dignità e della fame i detenuti palestinesi è solidarietà internazionale e riconoscimento delle loro richieste: 1) la fine della politica di isolamento che viene utilizzata per deprivare i prigionieri palestinesi dei propri diritti; 2) il permesso alle famiglie dei prigionieri provenienti da Gaza di visitare i propri parenti, diritto che viene negato da oltre sei anni; 3) il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni e la fine della "legge Shalit" che vieta quotidiani, materiali di studio e canali tv; 4) la fine delle politiche di umiliazione a cui i prigionieri e le loro famiglie sono sottoposti: perquisizioni fisiche, raid notturni e punizioni collettive.
Dal 1967 ad oggi, si stima che almeno il 20 per cento della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza abbia subito un arresto. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in tempo di guerra all'articolo 76 recita che: "Le persone protette accusate di reati saranno detenute nel paese occupato, e se condannate, dovranno scontarvi la loro pena". Israele, in palese violazione di questo articolo, tiene questi prigionieri fuori dal territorio occupato; all'articolo 49 la Convenzione ribadisce: "I trasferimenti forzati, di massa o individuali, come pure la deportazione di persone protette fuori dal territorio e a destinazione della Potenza Occupante o di quello di qualsiasi altro stato, occupato o no, sono vietati, qualunque ne sia il motivo". All'articolo 32 si vieta esplicitamente "omicidio, tortura, punizioni corporali e ogni altra brutalità compiuta da agenti civili o militari": sono centinaia i prigionieri palestinesi morti a causa delle torture subite.
Nella giornata del 29 aprile Ahmed Sa'adat, detenuto nel carcere di Raymon, è stato trasferito in ospedale a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute per il prolungato sciopero della fame. Come lui, molti altri prigionieri sono allo stremo e vedono le loro condizioni di salute peggiorare giorno dopo giorno. Tutto questo accade nel perfetto silenzio dei media internazionali. Pochissimi giornali hanno riportato la notizia di questo grande sciopero della fame.
Vogliamo provare a spezzare questo silenzio e chiediamo a tutte le forze politiche italiane, alle associazioni, ai giornalisti, alla società civile italiana di non rendersi complici di questo silenzio. Lo facciamo con questo articolo e cercheremo ogni mezzo per superare la barriera del silenzio, quel muro di gomma contro cui sempre, da decenni, i palestinesi vedono infrangersi le loro ragioni. Vi chiediamo solamente di parlarne, vi chiediamo di informare l'opinione pubblica, vi chiediamo una presa di posizione. Questo è quanto vogliono e chiedono i prigionieri palestinesi dalla Comunità Internazionale. Questo è quanto ogni palestinese, della diaspora e in Palestina, vi chiede.

di Federica Pitoni - Mezzaluna Rossa Palestinese - Italia

domenica 13 maggio 2012

Diciamo NO allo spreco più grande


l governo italiano ha chiesto a noi cittadini di aiutarlo nella lotta agli sprechi segnalando via Internet quali sono secondo noi le spese inutili da tagliare. 
E noi segnaliamo lo spreco più grande: le spese militari che risucchiano ogni anno miliardi di euro dei nostri soldi.


Qualche esempio?

Guerra in Afghanistan: oltre 760 milioni in un anno 
Acquisto degli F-35: 15 miliardi nei prossimi anni 
Parata militare del 2 giugno: 10 milioni di euro nel 2011




I nostri politici, ‘tecnici’ e non, forse non hanno letto l’ultimo rapporto della Corte dei conti statunitense (il Gao) sul programma F-35 Joint Strike Fighter, reso pubblico lo scorso 20 marzo. O forse lo hanno ignorato, come hanno fatto del resto i mass media italiani.
Nel rapporto viene detto che i nuovi cacciabombardieri (di cui l’Italia vuole comprare 90 unità a un costo di almeno 10 miliardi di euro) sono gravemente difettosi e richiederanno modifiche progettuali che ne faranno lievitare ulteriormente i costi. Dalla lettura del documento del Gao emerge chiaramente che gli Usa, e noi alleati, stiamo gettando miliardi in un pozzo senza fondo per delle macchine che ancora non funzionano perché non collaudate”.
“Lo sviluppo dei sistemi che garantiscono la capacità di combattimento del Joint Strike Fighter rimane in ritardo e a rischio: ad oggi – si legge nel documento – solo il 4 percento dei requisiti sono stati verificati (…). I caschi dei piloti con i display integrati si sono rivelati il problema più rischioso (…). Altri problemi ci sono con i radar, con il processore integrato, con gli equipaggiamenti di comunicazione e navigazione e con le capacità di guerra elettronica” (…). “Lo scorso ottobre i collaudatori hanno denunciato problemi anche con il sistema di visione notturna e con la manovrabilità del velivolo e in generale una scarsa affidabilità”
“Lo sviluppo del software di bordo, il più complesso mai realizzato, sta prendendo più tempo del previsto e pone rischi tecnici sgnificativi” (…). “La variante del velivolo per le portaerei non si è dimostrata adatta all’imbarco per problemi con l’uncino di coda, richiedendo una riprogettazione” (…). “Vanno ancora fatti i collaudi sul volo a bassa quota, sul funzionamento dei sistemi d’arma e di attacco in picchiata e potrebbero riservare altre sorprese”.
Il rapporto spiega come le modifiche resesi necessarie finora per “rimediare alle deficienze emerse nel corso dei collaudi” abbiano già fatto raddoppiare dal 2001 a oggi il costo complessivo del programma (da 183 a 312 miliardi di euro) e di ogni singolo aereo (da 63 a 127 milioni di euro): ma il peggio, lascia intendere il Gao, deve ancora venire.
“Il numero di modifiche al programma rimarrà molto elevato fino al 2019 (…). Con il passaggio alla fase di sviluppo dei software più complessi e delle capacità avanzate, il Jsf presenterà problemi costosi. Con la maggior parte dei collaudi di volo ancora da fare, il programma subirà ancora molte revisioni progettuali e continue modifiche del processo produttivo (…) con prevedibile ulteriore crescita dei costi”.

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