



Gli assicuro che l'effetto sarà ancora più eclatante!

Le comunicazioni del Sindaco hanno riguardato la denominazione del gruppo consiliare “Margherita per l’Ulivo” che è stata cambiata in “Partito democratico”, e la prossima visita pastorale del Vescovo in Agugliano per la quale sarà convocato un Consiglio comunale straordinario.
Il secondo punto è stata l’approvazione dei verbali della seduta del 12 febbraio su cui non ci sono state contestazioni.
Sono poi seguiti due punti riguardanti l’approvazione definitiva dell’individuazione di un sub-comparto all’interno dei comparti 6 e 3 del piano particolareggiato del centro storico, entrambi già adottati nel Consiglio comunale del 19 novembre 2007 sui quali ci siamo espressi favorevolmente.
Il sesto punto ha trattato l’esame delle 34 osservazioni alla variante parziale al P.R.G. comunale, con le quali i cittadini hanno richiesto modifiche particolari alla proposta presentata dall’Amministrazione comunale.
Un’unica osservazione ha riguardato riflessioni generali all’impianto della variante ed è stata totalmente respinta (ma che strano!).
Abbiamo espresso il nostro parere sulle osservazioni più consistenti, decidendo di astenerci in quelle molto particolari relative ad interessi specifici dei singoli.
Abbiamo invece votato contrario all’approvazione della variante nel suo insieme non ritenendola valida alle necessità del paese.
Il settimo ed ultimo punto era relativo ad una convenzione tra i Comuni di Agugliano, Camerata Picena, Polverigi, Offagna, Santa Maria Nuova e l’Unione costituita tra gli stessi Comuni, per l’organizzazione e la gestione di attività varie di protezione civile sulla quale ci siamo espressi favorevolmente.
Qualcuno si chiederà perché parlo del 25 aprile con così tanto anticipo.
Tranquilli il mio calendario non è sballato: è solo per lanciare l’ennesima iniziativa!
… Casa Cervi è un po’ anche la casa di tutti coloro che si riconoscono nei valori della resistenza, ed è lì che saliranno sul palco il coro delle Mondine di Novi, i Fiamma Fumana, Cisco e la Casa del Vento.
Franchino, il “papà del Fuori Orario ha avuto un’idea strampalata e meravigliosa: vorrebbe, quel pomeriggio d’aprile, 7000 persone che cantano insieme alle mondine. Perchè la musica è una cosa che fanno, o dovrebbero fare, tutti, e che ha, o dovrebbe avere, una dimensione in cui ci si ritrova in una storia e in una comunità.
La sfida è stata lanciata e noi siamo entusiasti di raccoglierla. Ci crediamo profondamente. Ma non ci basta far semplice “promozione”: di qui al 25 aprile potremmo navigare per tutto il web e fare una grande opera di divulgazione, e certo qualcuno pronto ad accogliere il nostro invito lo troveremmo, anche facilmente.
Sicuramente un po’ lo faremo anche! ma visto che consideriamo il 25 aprile la festa di tutti, visto che sul web siamo tutti protagonisti e visto che non ci interessa solo portare 7000 persone un pomeriggio a Campegine ma anche far passare a più gente possibile il messaggio che sta dietro questo pomeriggio, e cioè che esiste una comunità che ha voglia di cantare insieme alle mondine perchè si riconosce parte di una storia comune, non ci accontentiamo di portare al Museo Cervi 7000 persone che cantano.
Vogliamo lanciare una seconda sfida, questa volta esclusivamente alla rete: vorremmo riuscire, di qui al 25 aprile, a trovare 100 bloggers disposti a regalarci un piccolo spazio, anzi a regalare uno spazio a quelle 7000 persone che speriamo ci raggiungano per cantare insieme alle mondine. 7000 persone che cantano, 100 bloggers che lo raccontano.
Per Fausto Bertinotti l'obiettivo della Sinistra arcobaleno è eliminare la legge 30 sul lavoro.
"Aprendo la campagna elettorale al Teatro Smeraldo di Milano insieme a Fabio Mussi, il presidente della camera si è rivolto direttamente al segretario del Partito democratico: «Caro Veltroni, la realtà ha la testa dura, puoi evitarti di parlare di lotta di classe, prova a spiegarlo ai padroni. La lotta di classe si realizza da 25 anni e ad agirla è il padronato». Bertinotti poi si è detto disposto «a non parlare di lotta di classe per un anno, anche due, se verrà eliminata la legge 30, grande supermarket di precarietà». E ancora, rivolgendosi a Veltroni, «Devi dirmi da che parte stai, devi dire a chi togli e a chi dai. Noi vogliamo togliere alle rendite e al profitto».
Altrettanto esplicito in un forum on line con il corriere.it. «Il Pd vuole recuperare il ruolo che fu della Dc, un partito sostanzialmente interclassista ma senza la capacità che la Dc ebbe di sviluppare l'intervento pubblico. L'alleanza con il centro è nelle corde di Veltroni». Per questo per ora non è possibile un'intesa politica nazionale".
Intanto il decreto delegato relativo ai lavori usuranti rischia di scadere.
L'allarme è stato lanciato da Cesare Salvi (Sinistra Arcobaleno), che ha scritto una lettera al Presidente del Senato Franco Marini.
Se il decreto non fosse esaminato dal Consiglio dei Ministri della prossima settimana o se non fosse varato, oltre un milione di lavoratori in possesso dei requisiti, cioè quei lavoratori che in base al Protocollo del welfare potrebbero anticipare l'età di pensionamento in forza del fatto che lavorano in catena di montaggio, che sono esposti a lavorazioni rischiose o che hanno fatto turni notturni, potrebbe perdere il beneficio previsto.
A frenare il Governo sono motivi di bilancio accampati dal Tesoro, ma anche Confindustria.
Il Vicepresidente Bombassei, infatti, si è scagliato contro il decreto criticando il requisito delle 64 notti, ritenendolo troppo basso, e pronendo il limite minimo di 80 notti l'anno. In pratica per Confindustria nessun lavoro sarebbe usurante.
Il Ministro del Lavoro Damiano ha assicurato che «il governo è al lavoro per completare le ultime parti».
Ma la scadenza è terribilmente vicina e al momento non c’è nulla di sicuro se non che la mancata approvazione sarebbe una cosa molto grave.
Oggi ha ancora senso festeggiare questa ricorrenza?
Nell’era del consumismo più sfrenato che tutto distorce, la giornata della donna ha un senso solo se viene riportata al suo significato originario.
Credo che il miglior modo di festeggiare le donne in questo momento sia quello di lottare per il mantenimento e l'allargamento dei diritti civili di tutti, dalla difesa della legge 194 alla fecondazione assistita, dal riconoscimento delle unioni di fatto al diritto all’eutanasia, alla pretesa di avere "uno stato pienamente laico, che rispetta il credo religioso ma non se ne fa condizionare per quelle che sono leggi fondamentali del suo ordinamento".
Chi vuole, trova qui un'interessante articolo di Vladimir Luxuria
La politica è fatta di scelte, ma vive di gesti simbolici. Veltroni, il leader della sinistra italiana, anziché suggerire o sollecitare o tollerare che l'inumana favela di Tor di Quinto fosse rasa al suolo, avrebbe dovuto visitarla.
Avrebbe dovuto parlare con chi ci abita, fermarcisi una notte, convocare le telecamere e dire agli italiani due cose: come leader del Partito democratico, spiegare che i non-italiani sono tanti e saranno sempre di più, e che è nostro preciso dovere garantire loro condizioni di vita dignitose; come sindaco di Roma, impegnarsi a trovare quanto prima un lavoro e una casa e una scuola per tutti i disgraziati abitanti della baraccopoli. Che senso ha andare in Africa se non ci si preoccupa delle migliaia di stranieri che vivono come bestie in decine di agglomerati fatiscenti - Forza Italia ne ha contati ottanta - sparsi per Roma? E che senso ha essere e dirsi «di sinistra» se non si condivide e non si pratica l'accoglienza, la tolleranza, l'apertura, la pietà?
Non traggano in inganno le parole, che potranno suonare retoriche: siamo talmente assuefatti al cinismo della sopravvivenza quotidiana e ai suoi automatismi, da non conoscere più neppure il lessico della convivenza civile. La questione dei non-italiani è esemplare per molti motivi: ma soprattutto perché è un esempio di come le soluzioni moralmente più ripugnanti - figlie dell'ondata xenofoba di cui siamo vittime e artefici - siano anche le più stupide e inefficaci. In altre parole, la questione dei non-italiani dimostra che etica e politica sono due aspetti di un medesimo progetto - la convivenza umana -, e che senza un'etica robusta e condivisa la politica, semplicemente, sbaglia.
Sia chiaro: nessuno, quando si parla di «tolleranza», intende quella caricatura che ne fa la destra. È ovvio che le leggi vanno rispettate, che la sicurezza va garantita perché è il fondamento della libertà, e che chi sbaglia deve pagare. Né il rispetto delle leggi è una concessione, o un privilegio, o un «giro di vite»: è, semplicemente, un dovere di tutti, degli italiani e dei non-italiani. Le leggi, a loro volta, non devono contraddire la lettera e lo spirito della Costituzione, e devono essere uguali per tutti. Sono questi i principi dello Stato liberale di diritto, e poiché tutti dicono di condividerli, non resta che applicarli con scrupolo e coscienza.
Ma il punto non è questo. Forse sarebbe bastato qualche lampione in più per salvare la vita di Giovanna Reggiani; forse il decreto del governo - che venga votato o no dalla sinistra radicale, che venga bocciato o no dalla destra - non impedirà a un altro assassino di alzare la sua mano omicida. È talmente evidente che il punto è un altro, che fa persino rabbia l'incoscienza con cui i politici si rimpallano le responsabilità, per di più misurando queste «responsabilità» sul numero di espulsioni o di internamenti o di arresti e mai, nemmeno per sbaglio, sulla qualità della convivenza, del rispetto, della dignità reciproca.
Proviamo invece a ragionare sulla realtà. Nel 2000, secondo uno studio condotto dal World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite, l'l% degli adulti più ricchi del pianeta possedeva da solo il 40% della ricchezza mondiale, e il 10% ne deteneva l'85%; al 50% più povero della popolazione adulta toccava invece l'1% della ricchezza globale. Sono dati ampiamente noti, ed è improbabile che in questi sette anni la situazione sia migliorata. Dunque è questo il nostro mondo, il mondo che abbiamo costruito, il mondo in cui viviamo. Che quella metà del mondo che possiede, tutta insieme, soltanto l'l% delle ricchezze, provi in qualche modo a spostarsi verso quell'area, abitata dal 10% della popolazione, dove si trova l'85% della ricchezza, è del tutto normale. Sarebbe strano che non accadesse. È una specie di legge dei vasi comunicanti. Non abbiamo forse fatto così, noi italiani, partendo per l'America, per l'Australia, per il Belgio, per la Svizzera, per la Germania?
E se io desidero mandare mia figlia a studiare negli Stati Uniti perché abbia una formazione migliore, perché mai un ragazzo maghrebino o romeno o senegalese dell'età di mia figlia non dovrebbe desiderare di venire in Italia per provare ad avere una vita migliore?
Il pietismo ipocrita con cui mascheriamo la durezza del nostro cuore ci fa parlare di «disperati»: ma chi varca il mare o attraversa il deserto per cominciare una nuova vita è al contrario una persona piena di speranze, proprio come lo saremmo noi se potessimo salpare per un mondo migliore. Tutti coloro che tentano in ogni modo di venire da noi, dunque., hanno il diritto soggettivo di farlo perché coltivano una Speranza; e proprio perché coltivano una speranza sono persone ricolme di dignità. Che risposta diamo a queste donne e a questi uomini? La politica (e la sinistra) è prodiga di soluzioni per i criminali, ma non sa dire una parola alle persone perbene, che sono, come in ogni gruppo umano, la grande maggioranza.
La nostra ipocrisia non conosce limiti. Multiamo i lavavetri ma non muoviamo un dito per stroncare il traffico indegno di ragazze dell'Est o dell'Africa che vengono quotidianamente deportate, stuprate, percosse e uccise esclusivamente per il nostro piacere, consumato a buon prezzo lungo i viali mentre a casa ci aspetta una famiglia affettuosa. Radiamo al suolo in diretta tv le capanne di lamiera e stracci che hanno ospitato un presunto assassino, e non ci poniamo nemmeno il problema di come hanno vissuto finora i «vicini di casa» dello sciagurato Nicolae Romolus Mailat, e di come vivranno adesso.
Coltiviamo a tal punto la paura, da scordarci di avere a che fare con altri esseri umani. E un errore concettuale pensare che esistano ancora le frontiere, i confini, gli Stati. Il mondo somiglia a un gigantesco Sud Africa: è cioè una comunità profondamente divisa (un'esigua minoranza bianca e ricca, una stragrande maggioranza «colorata» e povera), e tuttavia costretta a convivere. Giusto o sbagliato, è così. Possiamo imboccare la strada dell'apartheid, per esempio sgomberando le baraccopoli, procedendo a espulsioni di massa, internando chi non è in regola, modificando le leggi, pattugliando le coste, affondando le barche che violano le nostre acque territoriali. Poiché il flusso migratorio non può fermarsi, e dunque non si fermerà, è probabile però che la strada dell'apartheid porti a una progressiva militarizzazione della nostra vita quotidiana, senza che la nostra sicurezza ne risulti accresciuta. Oppure, possiamo aprire gli occhi alla realtà e, per esempio, scoprire che gli ideali antichi e le parole dimenticate della sinistra non soltanto hanno un senso, ma addirittura indicano la soluzione oggi più ragionevole, perché più pratica e più efficace.
È questo che si vorrebbe da Walter Veltroni: che il capo della sinistra attinga alla grande tradizione di cui è oggi il custode e l'interprete più autorevole per indicare l'unica soluzione compatibile: l'accoglienza, la tolleranza, l'integrazione. Il «buonismo» non c'entra niente, checché ne dica Casini rimproverando quei cattolici che ancora sono capaci di dare un senso concreto alla propria fede: c'entra invece, e molto, l'idea che si possa convivere in pace anziché in guerra. Una terza possibilità non esiste. Agli stranieri che vengono in Italia dobbiamo dare, nei limiti delle nostre possibilità, che peraltro sono molto ampie, un lavoro, una casa, una scuola: dobbiamo dar loro una prospettiva. È giusto, ed è utile. Non è detto che questa strada porti al successo. Nel governare una società complessa, del resto, spesso limitare il danno è già un grande risultato. Nessuno predica la pace universale: sarebbe bella, ma sappiamo che non è possibile. È possibile invece sbagliare, e anzi accade sovente. Ed è anche possibile provare a fare le cose in modo più serio, più giusto, più utile, partendo dalla dignità di ogni singolo essere umano e impegnandosi perché questa dignità dia i suoi frutti.
Se la sinistra non fa questo, oggi, subito, a che serve la sinistra?
P.S.
Grazie a "Dicolamia" e a "Cittaddino qualunque" che mi hanno voluto nominare per questo premio.
Inutile dire che le loro motivazioni mi hanno fatto un grande piacere.
Anche stavolta però non proseguo la catena, estendendo il premio a tutti gli amici con cui quotidianamente mi confronto ritenendoli tutti ugualmente "degni" di meritare questo riconoscimento.
Pier Paolo PASOLINI