mercoledì 1 ottobre 2008

Fateci uscire!


Una nuova emergenza bussa alle nostre porte. Ha qualcosa di simile alle tante dei nostri 37 anni di vita, perché sempre di bilanci in rosso si tratta. Ma è molto diversa da tutte le altre che l’hanno preceduta, perché stavolta non si tratta di raccogliere qualche soldo per sopravvivere ma di trovare le risorse per una battaglia di libertà che non riguarda solo noi.
Quello che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è un compito tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l’editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci che precipitano nel rosso, in giornalisti e poligrafici che rischiano la disoccupazione. Sono lo specchio fedele di una «cultura» politica che, dall’alto di un oligopolio informativo, trasforma i diritti in concessioni, i cittadini in sudditi. Non sarà più lo stato (con le sue leggi) a sostenere giornali, radio, tv che non hanno un padrone né scopi di lucro. Sarà il governo (con i suoi regolamenti) a elargire qualcosa, se qualcosa ci sarà al fondo del bilancio annuale. Il meccanismo «tecnico» di questa controrivoluzione lo abbiamo spiegato tante volte in queste settimane (e continueremo a ricordarlo), ma il senso politico-culturale dell’operazione è una sorta di pulizia etnica dell’informazione, il considerare la comunicazione giornalistica una merce come tante altre. Ed è la filosofia che ha colpito in questi ultimi anni tanti altri beni comuni, dal lavoro all’acqua.
Noi ci batteremo con tutte le nostre forze e pubblicamente contro questa stretta: porteremo questo obiettivo in tutte le manifestazioni dell’autunno appena iniziato, stringeremo la cinghia come abbiamo imparato a fare in 37 anni di vita difficile ma libera, incalzeremo la politica e le istituzioni perché ne va della democrazia, spenderemo l’unico nostro patrimonio, cioè il nostro lavoro, per fornire il supporto giornalistico a questa battaglia di civiltà. E ci apriremo all’esterno ancor di più di quanto abbiamo fatto fino a oggi per raccogliere forze e saperi nuovi e capire come essere più utili a chi si oppone ai poteri che ci vogliono morti.
Faremo tutto questo, come sempre e più di sempre. Ma oggi siamo di nuovo qui a chiedere aiuto ai nostri lettori e a tutti coloro che considerano un bene essenziale il pluralismo e la libertà d’informazione. A chiedervi di sostituire ciò che questo governo ci nega con uno sforzo collettivo. In un panorama politico e culturale disastrato, di fronte alla lunga sconfitta che in un ventennio ha smantellato la stessa idea di «sinistra», non ci rassegneremo alla scomparsa. Perché, a differenza del protagonista di «Buio a mezzogiorno» di Arthur Koestler, non crediamo che «morire in silenzio» sia una lodevole testimonianza finale. Se questo governo e i poteri che rappresenta vogliono chiuderci, noi vogliamo riaprire. Con tutti voi, perché altrimenti è impossibile.
Ecco come potete partecipare alla nostra campagna di sottoscrizione:
  • On line, versamenti con carta di credito sul sito ed è il metodo più veloce ed efficace.
  • Telefonicamente, sempre con carta di credito, al numero 06-68719888, o via fax al numero 06-68719689. Dal lunedì al venerdì, dalle ore 10,30 alle 18,30. Dove potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno.
  • Con bonifico bancario presso la Banca popolare etica – Agenzia di Roma – intestato a il manifesto – IBAN IT40K0501803200000000535353.
  • Con Conto corrente postale numero 708016, intestato a il manifesto Coop. Ed. Arl. - via Bargoni 8 – 00153 Roma.

23 commenti:

giulia ha detto...

Dobbiamo davvero aiutare questo giornale a vivere... Grazie per la segnalazione, Giulia

Andrew ha detto...

infatti, aiutiamo questo giornale!
ciao Franca

l'incarcerato ha detto...

Tremonti ha voluto tagliare i fondi dello Stato che vanno ai giornali. Ma chi ci rimette sono i giornali critici come il manifesto(e in più è anche una cooperativa). Gli altri giornali saranno sempre finanziati dalle lobby.

Dovrò comprarlo più spesso.

Pellescura ha detto...

viva il manifesto

il Russo ha detto...

Saranno contenti i grillini che chiedevano di tagliare i fondi pubblici ai giornali.
Ah, ai grandi giornali non sono stati tagliati mentre alle cooperative sociali come il Manifesto si? Forse è ora che si sveglino e inizino a capire qualcosina prima di ululare alla luna... A proposito, ma che fine ha fatto Grillo da quando c'è questo governo?

guccia ha detto...

Sottoscrivo tutti i commenti che mi hanno preceduta. Se qualcuno per impegnarsi stava ancora aspettando di toccare il fondo... lo abbiamo toccato. Tocca a noi per primi svegliarsi. Svegliamoci e decidiamo anche come farlo. E in fretta, perché di strumenti di comunicazione ce ne restano ben pochi e tempo al pianeta ancora meno.

Crocco1830 ha detto...

L'autoritarismo deve necessariamente fare a meno delle espressioni libere e scomode.

Ed ha detto...

Io non me lo posso più permettere. Mi piange il cuore, ma lo compro da più di vent'anni (compresi i numeri a prezzo maggiorato per il sostegno)e più di quello che ho fatto finora non posso fare. Auguro al Manifesto di vivere altri cent'anni, ovviamente.

cristiana ha detto...

Grazie della notizia.Mai visto,in Italia,un governo più schifoso di questo.
Cristiana

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Il Manifesto è sicuramente uno dei migliori giornali. Va difeso, in tutti i modi.
Grazie per la segnalazione

Giangidoe ha detto...

La questione dei finanziamenti statali alle pubblicazioni periodiche è molto controversa, e non me la sento di esprimere giudizi precisi in merito.
Certo è che se, da una parte, mi dispiace che adesso il Manifesto (o Liberazione) sia in crisi, non può che sollevarmi l'idea che anche Avvenire o La padania siano proccupati.
Certo, è una magra consolazione, del tipo "mal comune mezzo gaudio", e decisamente alla fine perdono tutti e vince solo uno...

chit ha detto...

Decisamente non una buona prospettiva in un paese democratico!

Aggiungiamo anche questa voce alla lista e prepariamoci a far sentire la NOSTRA voce anche se come dice il proverbio... non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Quello che mi fa veramente infuriare è che invece i giornali di partito sono vivi e vegeti perchè tranquilamente foraggiati.

Il Manifesto deve poter scrivere liberamente e pubblicare senza impedimenti.

E tagliare i fondi di fatto è creare un impedimento.

Pino Amoruso ha detto...

I tagli all'editoria sono mirati...Continueranno ad esistere solo i giornali a loro comodi...
Che schifo!!!
:(

marina ha detto...

Leggendo l'appello sul Manifesto mi sono detta che non è possibile che siamo ancora a questo punto. Non so più quante volte mi sono svenata per aiutare il Manifesto a vivere. Lo farò ancora ma la legge sull'editoria fa schifo! E' il modo di finanziare pseudo organi di stampa, fogli di pura sussistenza di piccole correnti di partito, finti movimenti politici che s'inventano un foglio per racimolare fondi e si nascondono dietro veri giornali come il Manifesto e Liberazione. Io penso che questo il Manifesto dovrebbe scriverlo. E glielo ricorderò di persona nel bonifico.
marina

flo ha detto...

Ci manca solo che venga soffocata anche questa voce e poi davvero possiamo starcene tutti nella beata 'gnuranza e asserire sempre...

Luz ha detto...

Figurati se non partecipo! Oltre per una appartenenza politica alla sinistra, perché so direttamente sulla mia pelle e dell'intera famiglia cosa vuol dire cassa integrazione, visto che mio marito che lavora all'Unità da 32 anni, nel 2000 è stato in cassa integrazione per ben 9 mesi! Non auguro a nessuno di trovarsi di fronte a questo spettro e contribuirò volentieri. Luz

riccardo gavioso ha detto...

potrebbe chiudere un giornale storico come il Manifesto e continuare a esistere, a spese nostre, "Il campanile" di Mastella, con cui stipendia la famiglia e compra 14.000 euro di torroncini per Natale.
Forse è ora di darci alla clandestinità... almeno come stampa :)

una buona domenica

Pino Amoruso ha detto...

Ciao Franca, passo per un saluto e per invitarti a leggere l'ultimo mio post ed a diffondere l'iniziativa. Ora più che mai bisogna fare "rete"...

A presto ;)

Romina ha detto...

Tutte le voci hanno il pieno diritto a esprimersi, per cui è giusto cercare di farsi valere, altrimenti usciranno solo i giornali finanziati da chi "può". E sappiamo cosa significa ciò in Italia: Berlusconi forever!

Off-Topic: ti avverto che ho cambiato l'indirizzo del mio blog. Su Intersezioni troverai le relative spiegazioni. Ciao!

isline ha detto...

Non so se essere daccordo i finanziamenti pubblici ai quotidiani, certo è che i tagli barbari che si stanno avvicendando in ogni ambito non ci aiuteranno certo ad essere più liberi, nemmeno mentalmente.

tommi ha detto...

comprarlo non basta più?

stellavale ha detto...

Massì, ce la faranno pure stavolta!