domenica 12 agosto 2007

Morti di lavoro

Il deputato no global Caruso è ancora al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni in cui aveva definito Biagi e Treu assassini per i morti sul lavoro.
Personalmente ritengo le sue dichiarazioni sbagliate, ma in questo momento il mio giudizio non riguarda il merito che, per essere valutato correttamente, avrebbe bisogno di maggiore definizione (il contesto, l'esatto contenuto, ecc.).
Giudico il risultato, ritenendolo assolutamente negativo.

Un politico dovrebbe aver sempre presenti le conseguenze che le sue azioni comportano. In questo caso qual'è il risultato raggiunto da Caruso?
Che oggi le leggi Treu e Biagi sembrano un po' meno cattive, perchè adesso il cattivo è lui. Non mi sembra un grande successo!

Invece di fare certe dichiarazioni, avrebbe potuto lavorare di più in Parlamento, magari anche votando contro alcuni degli ultimi provvedimenti, motivando la sua contrarietà con interventi ben argomentati.
In ogni caso, su "Il Manifesto" di ieri ho letto un pezzo che mi è piaciuto e che riporto integralmente, comunque la pensiate. Scusate se è lungo.

Morti di lavoro, chiedo scusa ma vi spiego
Nicola da dieci anni ha ininterrottamente denunciato gli abusi e i saccheggi perpetrati dalla fondazione religiosa che gestiva l'istituto Papa Giovanni XIII, un vero e proprio manicomio al quale dopo la legge Basaglia hanno semplicemente attaccato all'esterno il cartello Centro di Riabilitazione Psichica. Il milione di euro mensili di denaro pubblico che la fondazione intascava da Regione e Servizio sanitario nazionale finiva in attici superlussuosi, moto di grossa cilindrata, gioielli e alberghi a cinque stelle: la bella vita di monsignor Luberto, a cui tutti i politici locali si prostravano in occasione di ogni tornata elettorale. Nel frattempo i lavoratori accumulavano 40 mensilità di arretrati, finendo dritti dritti nelle mani degli usurai legali - le banche - o illegali. E i malati di mente (o meglio, i malati di niente)? Accartocciati e abbandonati su materassi luridi, in stanze con porte e vetri sfasciati da anni, in corridoi nei quali la puzza di urina a volte è asfissiante. Mesi e mesi di denunce, di ispezioni e interrogazioni parlamentari, ma alla fine lo scandalo vien fuori e per mons. Luberto e i suoi soci in affari scattano le manette. Ora però sia i 320 malati di niente che i lavoratori rischiano di finire in mezzo ad una strada. Sono immerso in questo disastro umano quando squilla il cellulare, è Franco, un vecchio compagno di Napoli che si vuole sfogare: hanno ucciso Angelo, è morto volando da un'impalcatura, maledetti padroni, per risparmiare nemmeno le braghe gli hanno voluto dare, ma che cavolo fate lì in parlamento? Cerco di rassicurarlo, solo pochi giorni fa abbiamo approvato in via definitiva la legge sulla sicurezza sul lavoro di cui il compagno Augusto Rocchi è stato relatore. Ma non vuol sentire chiacchiere, «di chiacchiere ne abbiamo sentite tante in questi anni, ora ci vogliono i fatti». Ma più fatti di così? Non so proprio cosa fare, e la rabbia si infittisce, con le orecchie protese agli sfoghi del buon Franco e gli occhi fissi sui disastri del Papa Giovanni. E in mezzo a questi disastri mi vien fuori una parola, secca e devastante: assassini, diretta ai responsabili di questo e quel disastro, ma null'altro che uno sfogo incontrollato.
Ma chi sono gli assassini? Mons. Luberto? non proprio. Gli imprenditori senza scrupoli che per ingrossare i loro profitti tagliano su salari, condizioni e sicurezza sul lavoro? Forse. Di certo non c'entrano Tiziano Treu e Marco Biagi, non foss'altro per il semplice e incontestabile dato che sia il cosiddetto pacchetto Treu che la legge 30 non esistono certo per responsabilità di chi ha tecnicamente contribuito a scriverle quanto piuttosto per la volontà di un'intera classe politica e degli interessi forti che la sorreggono. Allo sfogo incontrollato segue il delirio, il delirio di una criminalizzazione che assimila il diritto di critica all'uccisione di Marco Biagi. Non voglio che persone che hanno subito tragici dolori in qualche modo possano sentirsi offese dalle mie parole, ancorché fraintese. Se ciò fosse accaduto non c'è bisogno di qualcuno che formuli scuse al posto mio, ma lo posso fare e lo faccio anche da solo.
Resta però il fatto che di fronte all'impressionante numero di morti sul lavoro è necessario individuare delle responsabilità politiche, altrimenti ci prendiamo in giro e possiamo anche dire che l'infinita strage di morti bianche è solo frutto del caso o della sfortuna che casualmente si accanisce contro la classe lavoratrice. Non vorrei che tanto scandalo da parte dei professionisti della politica serva anche ad autoassolversi dalla responsabilità di aver acceso il semaforo verde a politiche liberiste i cui effetti sono disastrosi e talvolta mortali e che quindi il facile e sempre più diffuso «tiro al caruso» sia legato alla necessità di occultare l'aspetto di fondo, drammatico e inquietante, della vicenda: che l'incredibile e tragico bilancio dei morti sul lavoro non è solo una questione di mancati controlli, ma anche conseguenza di queste leggi che rendono il lavoro sempre più precario e pericoloso, norme che producono rapporti di lavoro deregolamentati e non garantiti, annullando in tal modo la possibilità di resistere, di denunciare, di rifiutarsi e sottrarsi a condizioni lavorative insalubri o insicure.
Piero lavora 8 ore al giorno all'alfa di Pomigliano a pulire i filtri, entra in fabbrica con la faccia bianca ed esce a fine turno come un bingo-bongo, per dirla alla Calderoli: ma il viso a casa può lavarselo, i polmoni un po' meno. Non vuol morire a 50 anni come i suoi colleghi che l'hanno preceduto in quel lavoro di merda, per questo ha chiesto una mascherina e qualcos'altro, per lui e i suoi compagni di lavoro. Dopo due settimane, allo scadere del contratto, guarda caso non gliel'hanno rinnovato. Ciò detto, mi sembra quasi banale ribadire una cosa che non è patrimonio o elaborazione personale ma frutto di una convinzione diffusa nei partiti (di sinistra), nei movimenti, nella società civile, nei, si diceva una volta, sinceri democratici: che la precarietà e la flessibilità nei rapporti di lavoro sono giunti a livelli tali da trasformare il lavoratore in un moderno schiavo. Parlo delle misure introdotte con il famoso pacchetto Treu, (che introdusse le agenzie il lavoro interinale) e giunte al loro apice con la cosiddetta legge Biagi (che ha introdotto il lavoro a chiamata). C'è un rapporto tra questa progressiva riduzione del sistema dei diritti e delle garanzie del lavoro e l'impressionante numero di incidenti (circa un milione) e di morti (circa 1.300 l'anno) che avvengono sui luoghi di lavoro? Dispone un lavoratore atipico, a tempo, a chiamata, a partita iva, sommerso, in concreto degli stessi diritti (e dello stesso salario) di un lavoratore contrattualizzato e a tempo indeterminato?
E' evidente che se un lavoratore non difende se stesso perché vittima di precarietà e ricatti non saranno sufficienti i pur necessari ispettori del lavoro. I lavoratori devono, per poter difendere i propri diritti sindacali, avere la possibilità di non dovere abbassare la testa di fronte al padrone. Abrogare questa legislazione sulla precarietà (a cominciare dalla legge Biagi) e ridare dignità e diritti alle lavoratrici e ai lavoratori precari è uno dei punti del programma di centrosinistra (certo con molti, troppi, tentennamenti), e, di certo, una pietra angolare dell'azione politica del Prc. Lavorare perché ciò avvenga è un mio preciso dovere etico, prima ancora che politico.
Molti esponenti politici si indignano perché sostengono che volere abrogare la legge Biagi è come dare ragione a chi l'ha ucciso. Questi politici - che non hanno argomenti per giustificare come si possa vivere con 700 euro al mese, con contratti a progetto - sono gli stessi che a Biagi non hanno concesso la scorta e che una volta morto lo hanno ampiamente strumentalizzato come «scudo umano» per difendere la loro riforma del mercato del lavoro da qualsiasi genere di critica e opposizione. Mi dicono che per far politica ci vuole anche una buona dosa di ipocrisia e questa purtroppo è una dote che mi manca, la stessa dote che forse in qualcun altro abbonda. L'allora ministro degli interni Claudio Scajola, che pubblicamente ne tesseva le lodi, in una conversazione privata lo definì «un rompi...». Sull'onda delle proteste si dimise, per poi tornare, nell'indifferenza generale, nuovamente ministro, ma di una altro dicastero.
Ma ciò che mi preoccupa non è l'ipocrisia del centrodestra, ma la paura del centrosinistra nell'affrontare il tema delle morti bianche e della sicurezza sul lavoro. La sicurezza non può prescindere dalla forma di contratto che hai, dalla dignità che il rapporto di lavoro ti consente di rivendicare. Per questo, a sinistra innanzitutto, non basta commuoversi per i morti sul lavoro. Bisognerebbe forse semplicemente ricordarsi che l'uomo non è una merce e che il mondo non può essere ridotto a mercato. E forse finalmente bisognerebbe cominciare ad abrogare la legge 30, proprio per rispetto ai morti che ci sono stati, proprio perché di morti non ne vogliamo più.

7 commenti:

signor ponza ha detto...

Sono d'accordo sia con quello che dici tu su Caruso e le sue dichiarazioni (inutili), sia con ciò che è scritto nell'articolo. Aggiungo anche che la "mossa" di chiamare la legge 30 "Legge Biagi" è alquanto squallida perché più volte si è usata questa dicitura per reprimere in qualche modo il diritto di critica, ponendo il nome del morto ammazzato davanti a tutto. Per carità, massimo rispetto per Biagi, però questa a casa mia si chiama strumentalizzazione.

cinghios ha detto...

Ciao Franca,
hai dimenticato di dire che il pezzo tratto dal Manifesto è di Caruso stesso.

Sono d'accordo con le tue valutazioni. Le leggi sul mercato del lavoro hanno perlomeno aggravato la questione della sicurezza (bisognerebbe, però, dare anche qualche numero per mostrare questa correlazione), ma da qui a dire che Biagi e Treu sono assassini ce ne corre. L'errore è "politico" ma anche di "merito", perchè il sillogismo "la legge 30 e la legge Treu hanno armato le mani dei padroni quindi Treu e Biagi sono assassini" non sta proprio in piedi. Io penso che per una sana discussione, anche essendo totalmente contrario a queste posizioni sedicenti "riformiste", si debba riconoscere all'interlocutore di essere in buona fede.

Spero che i settori più moderati della sinistra non si facciano abbindolare da queste polemiche in vista della manifestazione del 20 ottobre (come ha già iniziato a fare Angius).


un saluto
cinghios

guccia ha detto...

Ha chiaramente sbagliato... se avesse detto le cose che poi ha scritto nell'articolo mi sarebbe enormemente salito di stima... però DEVE valutare l'impatto di quello che dice e il fatto di essere (ovviamente) frainteso. Essere in buona fede non basta se stai seduto dove ha deciso di sederti.
Però è un problema che non si può continuare a schivare. Sottoscrivo l'articolo in pieno!

Franca ha detto...

@ Chinghios
E' vero, ma visto che parlava in prima persona mi sembrava scontato.
Per quanto riguarda la manifestazione del 20 ottobre, il pericolo c'è.
Se non altro, adesso i "tiepidi" hanno una buona scusa.

chit ha detto...

Purtroppo il solo fatto di essere eletti non è garanzia d'intelligenza e sensibilità. E, a quanto pare, nemmeno di conoscienza dell'argomento.
Se a questo aggiungiamo che c'è sempre tempo, modo e luogo per parlare di certi argomenti bè...
non si può concordare con quello che dici e con quello che è scritto nell'articolo.
Ha sbagliato, non credo esistano dubbi, punto e stop!

Cima ha detto...

Come ho già scritto da Lameduck, Caruso con le sue dichiarazioni non ha fatto certo del bene alla causa delle morti bianche.
Che imparasse a valutare la portata delle sue parole e non si trasformasse in un Gentilini qualsiasi...
Anche se, a ben pensarci, tutti i nostri beneamati parlamentari della sinistra di governo si sono adeguati fin troppo bene alle usanze di palazzo... :-(

elena ha detto...

Per me Caruso ha peccato di ingenuità: lo dico perché a volte capita anche a me di dire delle cose che sono la logica conseguenza di tutto un discorso mentale, o comunque non estrinsecato, e che possono venire interpretate (interpretate, appunto) come più conviene.
Certo la dichiarazione inizialmente riportata non ha fatto del bene ai precari... ma quanti giornali hanno poi pubblicato la successiva lettera di spiegazioni? Quanti hanno invece "tenuto duro" nel sostenere la necessità di lapidare Caruso (solo a parole, forse... ma dipendesse da loro, e da tanta parte dei nostri politici, non ne sarei così certa!)? E quanti politici di sinistra si sono allineati al coro di deplorazione? Chissà perché, mi vengono in mente i tanti casi in cui chi non faceva quadrato intorno allo stato era di volta in volta il bombarolo o il terrorista... Fatto sta che, dopo più di un anno dalla svolta epocale (elezioni vinte dal centrosinistra) la legge 30 (e non "Biagi") ed i suoi prodromi sono ancora belli vispi. Cosa che non si può dire dei lavoratori, giovani come pure "over 40" o come li vogliamo chiamare, che sono sempre più precari, sempre più poveri e sempre più criminalizzati.
Vedremo alla ripresa... con il pericolo di strumentalizzazioni più forte che mai.
Suerte!