giovedì 2 agosto 2012
giovedì 17 dicembre 2009
Rudra Bianzino, figlio orfano di Aldo e Roberta
Il padre, Aldo, nonviolento, artigiano, amante della natura, è morto nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2007 in circostanze ancora da chiarire, poche ore dopo l'arresto per coltivazione e detenzione di marijuana.
Le cronache parlarono inizialmente di decesso per un malore naturale. Ben presto, si capì, però, che forse le cose erano andate diversamente.
Un primo esame mise in evidenza lesioni agli organi interni, presenza di sangue in addome e pelvi, lacerazione epatica, lesioni all'encefalo, a fronte di un aspetto esterno indenne da segni di traumi. Una seconda autopsia, del novembre 2007, accreditò la tesi della rottura di un aneurisma cerebrale. Pur accettando l'ipotesi del medico legale, si affermò che l'emorragia cerebrale potesse essere stata causata da un forte stress di tipo fisico con improvviso rialzo della pressione.
Prima di ascoltare la testimonianza di Rudra, al congresso radicale è stato proiettato un video con un'intervista delle Iene alla madre, Roberta Radici.
E' probabilmente l'ultimo documento lasciatoci dalla compagna di Aldo. Il dolore ha, infatti, infierito sul suo corpo già malato. Roberta non ce l'ha fatta. Si è spenta affidando a noi l'impegno a chiedere verità e giustizia sulla morte di Aldo.
Si chiede il vostro aiuto per far diventare questo caso nazionale, per chiedere che si parli di proibizionismo, malagiustizia e sovraffollamento delle carceri.
http://www.radicali.it/appello_bianzino/form.php
lunedì 16 novembre 2009
Il Giovanardi mannaro
Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo «la lotta alle tossicodipendenze» e la «tutela della famiglia», ovviamente sa bene che tanti italiani – ormai i primi in Europa secondo le statistiche – fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone «per bene», danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy…, una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.
Ci sono, tra i drogati d´Italia, «i viziati e i capricciosi», e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, «ragazzi che non ce la fanno» e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l´umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l´arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l´Italia.
Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.
Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito.
Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l´hanno protetto, i medici che non l´hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell´esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette".
Davvero essere di destra significa non capire l´infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio. Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.
Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.
Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c´entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all´arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all´intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?
Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell´aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell´embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.
di Francesco Merlo, da Repubblica, 10 novembre 2009
sabato 7 novembre 2009
Scusa, ma ti voglio massacrare
Morirà in circostanze che dovranno essere chiarite.
Le foto, pubblicate con coraggio dalla famiglia del giovane, mostrano un corpo ferito, mostrano inequivocabili segni di violenza.
Servono verità e giustizia al più presto.
Ogni ora che passa allontana la possibilità di accertare la verità.
In considerazione delle preventive assoluzioni annunciate dal ministro La Russa, e dei vergognosi fatti di Genova e del caso di Federico Aldovrandi, ora si aspetta almeno una ferma presa di posizione del presidente della Repubblica, affinché si faccia garante della celerità e della correttezza.
Intanto affiorano anche notizie di torture nelle carceri italiane.
E’ questa l’Italia in cui ci troviamo ad operare oggi.
In sezione non si può massacrare un detenuto.
Si massacra di sotto.
Si è rischiata la rivolta.
Perchè c'era il negro, e il negro ha visto tutto.
Anonimo 2009
Da: Essere Comunisti - NewsLettere n. 184 - 5 novembre 2009
mercoledì 8 ottobre 2008
Io non lodo
Firma in una delle piazze per il referendum contro il Lodo Alfano.
L'11 ottobre inizierà la raccolta delle firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano.
Approvato il 23 luglio, il lodo Alfano prevede la sospensione dei processi penali, anche quelli in corso, nei confronti delle 4 cariche più alte dello Stato. Gli intoccabili dunque.
Ma gli italiani (o almeno buona parte) non sono fessi. Ormai hanno capito che questa legge è servita per salvare Berlusconi dal processo Mills, che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari. Gi italiani hanno capito che ha usato il Parlamento per pensare solo ai fatti suoi. E soprattutto gli italiani hanno capito che una legge che rende immuni dalla legge solo 4 persone è antidemocratico.
Questo il quesito proposto:
"Volete voi che sia abrogata la legge 23 luglio 2008, n. 124, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008, recante Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato?".
DIFFONDI SUL TUO SITO
mercoledì 3 ottobre 2007
E adesso trasferiteci tutti!
Le accuse mosse al Pm riguardano le fughe di notizie sull'inchiesta lucana, alcune interviste che sono state giudicate "inopportune" e il non aver adoperato negli atti d'indagine metodi più"“cortesi" nei confronti di colleghi (compreso il suo stesso capo procuratore) e di altri personaggi eccellenti, come parlamentari e avvocati.
Contro la proposta di trasferimento fatta dal Ministro Mastella si è mossa una parte della politica, mentre sono rimasti a guardare i magistrati dell'Associazione Nazionale Magistrati, al contrario di quanto è accaduto con Tangentopoli in cui l'ANM si schierava sempre e di netto con i Pm oggetto di ispezione.
A schierarsi dalla parte di Luigi De Magistris sono in particolare gli esponenti della sinistra "radicale".
I senatori Anna Maria Palermi (Pdci) e Piero Di Siena (Sd) e
"La proposta di Mastella al Csm di trasferire il pubblico ministero De Magistris sta suscitando reazioni negative nell'opinione pubblica di Calabria e Basilicata, regioni interessate dalle indagini condotte dal Pm. Tali reazioni sottendono la convinzione che l'azione del Ministro sia stata ispirata dalla volontà di ostacolare la svolgimento di indagini che, nelle due regioni meridionali, investono alcuni importanti esponenti della politica, delle istituzioni e della stessa magistratura. Se anche tale convinzione fosse infondata - hanno concluso Di Siena, Palermo e Lombardi - contribuirebbe, nel sud come nel resto del paese, a scavare un ulteriore fossato tra politica e cittadini".
I tre parlamentari hanno chiesto di conoscere "se le motivazioni alla base della decisione siano di una gravità tale da spingere il Ministro ad assumere l'iniziativa in questione" e "se non sia opportuno che una qualsiasi azione disciplinare o di incompatibilità per De Magistris venga presa dopo la chiusura delle indagini preliminari di cui è titolare".
Ad onor del vero anche nel partito di Mastella c'è qualcuno che non ha apprezzato l’operato del Ministro. Infatti, due Consiglieri comunali dell'Udeur di Locri hanno deciso di dimettersi per protestare contro la proposta del loro leader di partito.
Anche il segretario nazionale di Magistratura Democratica, Rita Sanlorenzo, ha criticato la decisione di Mastella, esprimendo un parere inequivocabile: "Ci pare che la brutalità e l'unicità dell'iniziativa assunta dal Ministro Mastella sia un segnale molto allarmante e preoccupante perchè, di fatto, il Pm De Magistris sta seguendo delle indagini, e la volontà di trasferirlo vuol dire togliere queste dalla sua facoltà di inquirente".
Grande indignazione è cresciuta tra la gente comune.
Oltre duecento persone si sono radunate per esprimere solidarietà al Pm sotto le finestre del palazzo di giustizia di Catanzaro con striscioni con scritto: "E adesso trasferiteci tutti!".
I promotori della manifestazione sono stati i "Ragazzi di Locri" che hanno iniziato una raccolta di firme da portare al Csm.
Anche in Basilicata c’è stata una manifestazione promossa dal Comitato "Cittadini Attivi" e Pietro Mancini, ex-sindaco di Cosenza, ha espresso al Pm "la solidarietà dei calabresi onesti"
