domenica 29 marzo 2015
martedì 24 marzo 2015
Manifestazione nazionale 28/03/2015
domenica 19 agosto 2012
Il lavoro è un diritto
Si tratta di Angelo Di Carlo, l'operaio disperato perché senza lavoro da mesi e che dopo il gesto eclatante e disperato è stato soccorso e ricoverato all'ospedale Sant'Eugenio con ustioni sull'85% del corpo.
Il 54enne aveva con sé uno zaino con all'interno alcuni indumenti, un cellulare con in memoria solo il numero del suo avvocato e due biglietti: uno indirizzato al figlio e un altro con la richiesta di contattare il legale.
sabato 24 marzo 2012
Perchè cancellano l'articolo 18
di Giorgio Cremaschi
martedì 17 giugno 2008
Omicidio europeo
C'è un nesso terribile tra la decisione dell'Unione europea di liberalizzare l'orario di lavoro e l'ennesima strage di ieri nella quotidiana guerra italiana sul lavoro, che ha lasciato sul campo almeno nove operai, dove persone. Il nesso si chiama liberismo.
Nella seconda metà dell'Ottocento, lotta dopo lotta, strage dopo strage, prese corpo la Festa dei lavoratori, il 1° Maggio.
Il movimento partì negli Stati uniti e in Canada, sbarcò in Europa nel 1889, quando la festa venne ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda internazionale. Il 1° Maggio aveva al centro un grande obiettivo strategico: la conquista delle otto ore.
Nella primavera del 1906, novemila mondine sfilarono nelle strade di Vercelli insieme ai metallurgici cantando «Se otto ore/vi sembran poche...».
Il XX secolo è segnato dalla lotta per le 40 ore settimanali. Una battaglia di civiltà che segnò un salto epocale.
Chissà se i 27 ministri del lavoro dell'Ue hanno studiato la storia del Novecento, e se l'hanno capita? Due giorni fa, 22 di loro hanno votato una normativa che sentenzia la fine non delle 40 ma delle 48 ore, conquistate dall'Ilo nel lontano 1917.
Del «secolo breve», della sua ferocia e delle sue conquiste, sappiamo ormai tutto. Cosa dobbiamo aspettarci da questo secolo, se ai suoi albori ci ributta indietro di 120 anni?
Se Strasburgo voterà il testo licenziato dall'Unione europea, la deregulation del lavoro andrà oltre le speranze dei peggiori governi liberisti.
Tra i più entusiasti quelli italiano e francese, che hanno suggellato la loro vittoria schierandosi con il fronte della «modernità», cioè del mercato e del profitto come unici regolatori delle relazioni sociali, della vita delle persone.
Si potrà lavorare anche 60, 65 ore a settimana, se solo il padrone lo vorrà. Sarà ancora più facile morire in fabbrica, nei cantieri, nei campi, o dentro le cisterne avvelenati come topi. Liberalizzare l'orario di lavoro è un crimine, un'istigazione a delinquere.
Almeno ci risparmino, signori ministri e portaborse, le lacrime per gli ultimi omicidi di ieri, a partire dai sei operai siciliani uccisi dentro una vasca di depurazione dalle esalazioni tossiche. Così si moriva nell'Ottocento, così si muore nel Duemila.
E le sopravvissute conquiste del Novecento? Bruciate sui banchi di Strasburgo, se non verrà fermata la marcia liberista.
Grazie alla nuova normativa si potrà persino cancellare ogni forma di contrattazione collettiva, sostituita dai rapporti di lavoro individuali, «fatti dal sarto su misura» come sogna la Confindustria che interpreta la vittoria della destra, l'evaporazione della sinistra e la «modernizzazione» del Pd, come un viatico per piegare ogni diritto alla logica d'impresa.
Costi quel costi, fossero anche vite umane.
Del resto, non hanno già detto padroni e ministri che le nuove leggi sulla sicurezza sono troppo onerose e vanno ammorbidite?
È vero, in Italia comunisti e socialisti non hanno più rappresentanza politica. Ma non c'è solo il Parlamento, non è scritto che le forze democratiche siano morte.
La domanda è se esistano forze sociali, sindacali, civili e culturali, qui e in Europa, in grado di battere un colpo, di difendere una conquista di civiltà. Se non altro, in nome del diritto alla vita di chi lavora.
Se la risposta fosse negativa, avrebbe vinto chi accusa di ideologismo ogni critica allo stato di cose presenti.
Non sarebbe la fine della Storia, ma dovremmo prendere atto che bisognerà ripartire da molto lontano. Dalla fine dell'Ottocento.
domenica 16 marzo 2008
Bisogna abolire la legge 30

Da “Il manifesto” del 15 marzo 2008
Per Fausto Bertinotti l'obiettivo della Sinistra arcobaleno è eliminare la legge 30 sul lavoro.
"Aprendo la campagna elettorale al Teatro Smeraldo di Milano insieme a Fabio Mussi, il presidente della camera si è rivolto direttamente al segretario del Partito democratico: «Caro Veltroni, la realtà ha la testa dura, puoi evitarti di parlare di lotta di classe, prova a spiegarlo ai padroni. La lotta di classe si realizza da 25 anni e ad agirla è il padronato». Bertinotti poi si è detto disposto «a non parlare di lotta di classe per un anno, anche due, se verrà eliminata la legge 30, grande supermarket di precarietà». E ancora, rivolgendosi a Veltroni, «Devi dirmi da che parte stai, devi dire a chi togli e a chi dai. Noi vogliamo togliere alle rendite e al profitto».
Altrettanto esplicito in un forum on line con il corriere.it. «Il Pd vuole recuperare il ruolo che fu della Dc, un partito sostanzialmente interclassista ma senza la capacità che la Dc ebbe di sviluppare l'intervento pubblico. L'alleanza con il centro è nelle corde di Veltroni». Per questo per ora non è possibile un'intesa politica nazionale".
Intanto il decreto delegato relativo ai lavori usuranti rischia di scadere.
L'allarme è stato lanciato da Cesare Salvi (Sinistra Arcobaleno), che ha scritto una lettera al Presidente del Senato Franco Marini.
Se il decreto non fosse esaminato dal Consiglio dei Ministri della prossima settimana o se non fosse varato, oltre un milione di lavoratori in possesso dei requisiti, cioè quei lavoratori che in base al Protocollo del welfare potrebbero anticipare l'età di pensionamento in forza del fatto che lavorano in catena di montaggio, che sono esposti a lavorazioni rischiose o che hanno fatto turni notturni, potrebbe perdere il beneficio previsto.
A frenare il Governo sono motivi di bilancio accampati dal Tesoro, ma anche Confindustria.
Il Vicepresidente Bombassei, infatti, si è scagliato contro il decreto criticando il requisito delle 64 notti, ritenendolo troppo basso, e pronendo il limite minimo di 80 notti l'anno. In pratica per Confindustria nessun lavoro sarebbe usurante.
Il Ministro del Lavoro Damiano ha assicurato che «il governo è al lavoro per completare le ultime parti».
Ma la scadenza è terribilmente vicina e al momento non c’è nulla di sicuro se non che la mancata approvazione sarebbe una cosa molto grave.



