Visualizzazione post con etichetta Ricorrenze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ricorrenze. Mostra tutti i post

sabato 15 agosto 2020

 A tutti...


domenica 27 gennaio 2013

Per non dimenticare

Senza altre parole...

Da Lavori in corso a Sinistra


La Giornata della Memoria è un giorno importante, tempo dedicato alla riflessione, al ricordo, allo studio di ciò che è stato. La Storia è tutto, la “vera scienza”, luogo dove ciò che accade ha un senso, causa e conseguenza di altri eventi. Per questo il “mai più” retoricamente reiterato ha un valore: perché lo studio e la comprensione del passato possono trasformarsi in moniti perenni che incidono sul presente e determinano il futuro.
La Giornata della Memoria obbliga a fare i conti con il peggiore abominio della Storia dell’umanità. Non soltanto per l’estensione obiettiva dei numeri, che impressionano e rendono impossibile qualsiasi raffronto, qualsiasi comparazione. Ma soprattutto perché avvenuto in coincidenza del punto più alto dello sviluppo imperioso del capitalismo europeo. Perché avvenuto nel cuore della modernità, della supposta civiltà, nel cuore storico e geografico del Grande Novecento.
La Giornata della Memoria ha un valore immenso, però, a patto che si ricordi tutto.
Che si ricordi la Shoah, lo sterminio di 6 milioni di ebrei in nome del progetto criminale di purificazione della razza, attuato dalla Germania nazista e dai suoi alleati (in primo luogo la nostra cara Patria di “italiani brava gente”) attraverso legislazioni “razziali”, rastrellamenti nei ghetti, deportazioni, eccidi, stragi. Che si ricordi lo sterminio dei rom, dei sinti, degli omosessuali, dei disabili fisici e mentali (i programmi di eugenetica sui bambini con varie disabilità sono lo specchio dell’abisso di barbarie). Che si ricordi il martirio degli antifascisti deportati nei campi di concentramento e in particolare dei comunisti, morti perché più strenui oppositori del disegno nazifascista e massicciamente impegnati nelle lotte di Resistenza e di Liberazione.
E che si ricordino – lo diciamo in tono volutamente polemico e riferendoci a quella cultura della memoria mainistreaming ad uso e consumo del passivizzato pubblico televisivo – i nomi e le bandiere degli assassini e i nomi e le bandiere degli eroi liberatori. Perché il Novecento non è la notte nella quale tutte le vacche sono nere. Ci sono boia e uomini giusti, carnefici e vittime, stelle luminosissime che rischiarano il cielo della Storia: gli uomini e le donne protagonisti della Rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943, i soldati che aprirono i cancelli di Auschwitz il 27 gennaio 1945, i più di venti milioni di sovietici che ci consentirono di chiudere i conti con il nazifascismo e sperare in un futuro di pace e democrazia.
Anche per loro, per tutti loro, vale la pena ricordare e non smettere mai di lottare.

sabato 8 marzo 2008

Vale ancora l'8 marzo?

Probabilmente la scelta di questa data risale all’8 marzo 1848, giorno in cui le lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York proclamarono uno sciopero al quale parteciparono trentamila donne, la più grande manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti.
Sulla scelta della data ci sono state anche leggende dal sapore tragico, tra cui quella in cui a New York, le operaie dell'industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare.

Lo sciopero durò alcuni giorni, fino a quando l'8 marzo il proprietario della fabbrica, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte per impedire alle operaie di uscire. Venne poi appiccato il fuoco e le 129 operaie rinchiuse all'interno morirono divorate dalle fiamme.
Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg.
In Italia la festa ha origine l’8 marzo 1945, quando un gruppo di donne appartenenti all'Unione Donne Italiane si riunì a Roma per approvare un ordine del giorno mirato a: "...difendere il pane ai nostri figli, alle nostre famiglie e per difenderci dal freddo e dalla miseria..."
Parole che sembrano pronunciate secoli fa, mentre sono trascorsi solo sessant'anni.
La festa vera e propria fu organizzata l'anno seguente, dopo che a Londra si erano riunite le rappresentanti di venti nazioni per redigere la "Carta della donna" nella quale si chiedeva, fra l'altro: "...il diritto al lavoro in tutte le industrie, la parità salariale, la possibilità di accedere a posti direttivi e di partecipare alla vita politica nazionale e internazionale".
E fu proprio in quell'anno, il 2 giugno, che la donna italiana, per la prima volta, poté partecipare in prima persona al governo del Paese, contribuendo con il proprio voto alla nascita della Repubblica.

Oggi ha ancora senso festeggiare questa ricorrenza?
Nell’era del consumismo più sfrenato che tutto distorce, la giornata della donna ha un senso solo se viene riportata al suo significato originario.
Credo che il miglior modo di festeggiare le donne in questo momento sia quello di lottare per il mantenimento e l'allargamento dei diritti civili di tutti, dalla difesa della legge 194 alla fecondazione assistita, dal riconoscimento delle unioni di fatto al diritto all’eutanasia, alla pretesa di avere "
uno stato pienamente laico, che rispetta il credo religioso ma non se ne fa condizionare per quelle che sono leggi fondamentali del suo ordinamento".

Chi vuole, trova qui un'interessante articolo di Vladimir Luxuria