giovedì 25 ottobre 2012

Quando i numeri svuotano il carrello della spesa


di Silvia Truzzi

La società Swg ha presentato a Cernobbio una ricerca sui “comportamenti degli italiani in tempo di crisi”. Le interviste sono state fatte dal 5 al 10 di ottobre, lo riporta la Stampa: rispetto a un anno fa aumentano le famiglie in difficoltà (una su quattro) e quasi la metà (il 48%) crede che la situazione peggiorerà. E poi: sei italiani su dieci conservano gli avanzi e li riutilizzano, il 53% ricicla anche gli abiti vecchi.
Al supermercato non si compra nulla di superfluo, si compra meno di tutto e la metà dei consumatori acquista prodotti in offerta. Il sondaggio è stato commissionato da Coldiretti e alla presentazione il presidente Sergio Marini ha giustamente lanciato l’allarme: “Il previsto aumento dell’Iva costerebbe oltre mezzo miliardo solo per le spese alimentari”.

Un paio di giorni fa la Caritas ha diffuso i suoi dati: oltre 31 mila persone si sono rivolte alla Caritas nel 2011 (per il 70,7% stranieri e per il 28,9% italiani). Rispetto al 2009 sono aumentati del 51,3% gli anziani, del 65,6% i pensionati, del 177,8% le casalinghe.

L’Istat invece c’informa che il Pil è in caduta libera (i dati si riferiscono al secondo trimestre 2012): meno 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2011. E che la spesa dei nuclei familiari ha registrato un calo del 3,5%, dovuto a diminuzioni del 10,1% degli acquisti di beni durevoli, del 3,5% per quelli non durevoli e dell’1,1% per gli acquisiti di servizi.   

Già a fine 2011, a Roma, la Caritas spiegava come la povertà stesse aggredendo il ceto medio e facendosi un giretto nei mercati rionali a Testaccio, a Trastevere, a Monteverde, non fosse infrequente incontrare persone “normali”, che per anni erano stati clienti abituali dei banchi di verdura e pesce, avvicinarsi con circospezione alle casse di rifiuti e prendere una mela bacata, un pomodoro marcio o un carciofo avvizzito. Dal macellaio sempre più persone acquistano una fettina di carne e poi chiedono gli scarti per un cane o un gatto che non hanno.

A Rovigo qualche giorno fa un 55enne disoccupato è stato scoperto (e menato, a causa dei rumori molesti: no comment) da un vicino di casa mentre rovistava nel cassonetto dei rifiuti in cerca di cibo. L’uomo ha spiegato di farlo abitualmente perché ha fame. Ecco: a luglio dell’anno prossimo scatterà l’aumento dell’Iva di un punto percentuale, da 21 a 22%, su praticamente tutti i prodotti, scaricando l’aumento dei prezzi sulle tasche già vuote dei cittadini consumatori. In queste poche righe si avvicendano molti numeri che piacciono tanto ai nostri attuali tecno-governanti.

Basterebbe che alzassero la testa dai loro pallottolieri per capire che oltre l’orizzonte dei tanto osannati mercati e dell’onnipresente spread c’è un paese che ha fame: la ex classe media è in enorme difficoltà e quelli che fino a qualche tempo fa si arrangiavano, ma vivevano dignitosamente, invece, sono disperati.

da ilfattoquotidiano.it

venerdì 5 ottobre 2012

De Gennaro e il Pd



di Norma Rangeri

«Sono certo che il prefetto De Gennaro, nel suo nuovo incarico istituzionale, potrà efficacemente portare avanti il suo impegno...», così Massimo D'Alema, l'11 maggio, salutava la nomina a sottosegretario del governo Monti dell'uomo che ai tempi del massacro alla Diaz era il capo della polizia. La stessa persona che nelle motivazioni della Corte di Cassazione interpreta il ruolo del fantasma del palcoscenico, l'ispiratore di una repressione disumana, segnata da efferatezze che ancora oggi si fatica a leggere nei particolari descritti dai giudici. Quel poliziotto d'Italia che non volle fermare le squadracce spinte, invece, a emulare un clima cileno, nel cuore dell'Europa, quando l'Italia berlusconiana sospese la democrazia con il sangue di ragazzi inermi. Lo stesso uomo che la Cassazione ritiene responsabile di aver sollecitato il meccanismo della pura violenza nel tentativo di riscattare l'onore perduto di una polizia che non aveva saputo vigilare sull'ordine pubblico nei giorni del G8.
Il comando di procedere ad arresti indiscriminati avrebbe prevalso sull'obbligo di osservare leggi e diritti.
Il cinismo del responsabile del Copasir appare oggi tanto più imbarazzante di fronte al pesante giudizio pronunciato dall'alta magistratura. E se D'Alema perse allora un'occasione per tacere, tuttavia le sue parole di encomio per De Gennaro si rivelano lo specchio perfetto dell'inverosimile silenzio della politica. La controprova del mutismo colpevole del Pd, il partito che si propone agli italiani come niente di meno che il baluardo della tenuta democratica.
Il segretario del Pd è intensamente impegnato negli affari interni del partito, preso dalle ingarbugliate vicende della campagna elettorale delle primarie. Non ha tempo da perdere, neppure una parola da spendere per sottolineare l'enormità della permanenza in uffici di governo del primo responsabile politico dei fatti di Genova. Il suo silenzio è il segno, un altro, della mancanza di una leadership affidabile, anche solo dal punto di vista della difesa della democrazia.
Tace Bersani e tace Monti, ciascuno testimone dell'ipocrita diatriba tra politici e tecnici. E, silenzio per silenzio, tanto vale tenersi Monti che almeno non si appende sul petto la medaglia di uomo di sinistra.
Solo Paolo Ferrero, solo il radicale Marco Perduca, solo l'allora portavoce del social Forum, Vittorio Agnoletto, hanno chiesto in queste ore le dimissioni di De Gennaro. Poche voci fuori dal coro a cui naturalmente aggiungiamo anche la nostra.
PS: A Bersani e a Monti fa compagnia un terzo silenziatore: il Corriere della Sera. In prima pagina nessuna notizia sulle motivazioni della Cassazione.

Il Manifesto - 04.10.12

venerdì 28 settembre 2012

Consiglio comunale del 27/09/2012


Giovedì 27 settembre alle ore 21,00 si è tenuto il Consiglio comunale che ha discusso i punti sotto riportati.
Spettatori presenti: due.


Le comunicazioni del Sindaco hanno riguardato alcune iniziative come inaugurazioni e mostre.
E’ seguita poi l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti (9 luglio, 23 agosto e 6 settembre).
Il punto successivo ha riguardato un prelievo dal fondo di riserva di 8.000 euro di cui 3.000 per spese relative ad un ricorso al T.A.R. 
Abbiamo chiesto al Sindaco che cosa riguardava questo ricorso, ma ci ha risposto che non se lo ricordava perché ne abbiamo diversi. Preferiamo non commentare…
E’ seguita una variazione al bilancio di previsione sulla quale ci siamo astenuti così come sul punto successivo cioè l’atto ricognitivo a salvaguardia degli equilibri di bilancio ai sensi dell’art. 193 del D. Lgs. 267/2000, con il quale viene dato atto del permanere del pareggio di bilancio e dell’assenza di debiti fuori bilancio. 
E ci mancherebbe altro, visto che appena due mesi fa abbiamo ripianato un debito fuori bilancio di quasi 200.000 euro!
Ci siamo astenuti anche sull'approvazione del regolamento per l’effettuazione delle spese di rappresentanza e per le spese connesse al funzionamento degli organi di governo in quanto questo regolamento non fissa i limiti di spesa. 
Ad onor del vero, nel nostro Comune non si è mai abusato di questo strumento, ma il caso Lazio poteva far riflettere…
La modifica al regolamento per la costituzione del gruppo comunale di volontariato di protezione civile, che vorrebbe permettere ai minorenni la partecipazione, seppur discusso è stato rinviato in quanto la 1^ Commissione non aveva espresso il proprio parere perché in sede di esame non aveva avuto informazioni ritenute essenziali ai fini di un parere appropriato.
L’ultimo punto, cioè l’accorpamento al demanio stradale di un frustolo di terreno in via Lesti, riguardava l’acquisizione oggi di una parte del terreno dove sorge l’acquedotto che per errore non era stata acquisita negli anni ’80.  

martedì 18 settembre 2012

"Sono i bambini che seducono i preti"


 Le scioccanti rivelazioni di un frate francescano
 
Padre Benedict Groeschel è un frate francescano, piuttosto noto negli Stati Uniti per essere stato il fondatore dell'ordine monastico del Rinnovamento.
Già autore di libri di successo e protagonista di alcuni programmi televisivi, questa volta ha raggiunto la massima popolarità, anche oltre i confini degli States, per alcune dichiarazioni che definire choccanti è poco. Intervistato dal National catholic register, a proposito dello scabroso tema degli abusi sui minori da parte dei prelati, padre Groeschel ha argomentato in questo modo: “Spesso accade che sia il bambino a sedurre il prete e non viceversa”.
Groeschel, nel corso degli anni vicino a diversi prelati accusati di violenze, ha provato a spiegare le sue ragioni.
“La gente ha in mente quest'immagine di persone con cattive intenzioni, praticamente degli psicopatici. Ma non è così, Mettiamo il caso di un uomo in preda a un serio esaurimento nervoso e di un giovane che gli si avvicini. In molti casi è proprio quest'ultimo a sedurre il sacerdote”, ha aggiunto. Poi, ha rincarando la dose, affermando che nella maggior parte dei casi, trattandosi di relazioni eterosessuali, o comunque tra uomini e ragazzi, non è possibile parlare di crimini: “Non penso che i preti coinvolti in simili episodi debbano andare galera, perché non avevano intenzione di commettere alcun crimine”.

domenica 9 settembre 2012

Ora una "legge Martini" sul fine vita


Addio a Carlo Maria Martini, profeta del Concilio
di Paolo Flores d’Arcais, da il Fatto quotidiano, 6 settembre 2012  

Giulia Facchini Martini, nipote del cardinale Carlo Maria Martini, ha raccontato con semplicità toccante la morte dello zio, con una lettera che comincia così: “Caro zio, zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti, questo è il mio ultimo, intimo saluto”. Ci sono brani della lettera che riguardano soprattutto e forse solo i credenti, per i quali “lo spirito, la vera essenza, rimaneva forte, presente seppure non visibile agli occhi” dopo la morte, dopo che “lì sul letto rimaneva soltanto l'involucro fisico”. Ma ce ne sono altri che ci riguardano tutti, riguardano da vicino ogni cittadino (e del resto, non è stata proprio questa cifra della presenza del cardinale a capo della diocesi di Milano a spingere tanti agnostici e atei a dargli l’estremo saluto ?). 

Scrive Giulia: “Tu vorresti che parlassimo dell’agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell'importanza della buona morte”. E sente che parlarne è un dovere, quando vede un malato di Sla che va incontro al feretro. Perciò si rivolge così allo zio: “Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato”. Ma di questo già è stato scritto, del rifiuto della nutrizione e idratazione artificiali che una sciagurata legge vorrebbe invece rendere obbligatoria per molti morenti. Più importante quello che segue: “Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato (…). Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato”. 

Carlo Maria Martini ha deciso, deciso liberamente e sovranamente, il momento in cui voleva perdere definitivamente conoscenza, non “vivere” più la propria agonia e la propria morte. Questo e non altro, infatti, significa essere sedati. Non sentire più nulla, non provare più nulla, essere “fisicamente non cosciente” (anche se un credente crede, e dunque anche Giulia lo riafferma, che lo spirito misteriosamente resti presente nella sedazione, proprio come presente sarà anche nella morte e dopo, per l’eternità). Essere già, soggettivamente, nel sonno eterno, nell’eterno riposo, nella fine irreversibile di ogni sofferenza e di ogni angoscia. 

Carlo Maria Martini ha giustamente goduto della libertà di scegliere il momento in cui dire basta, essere sedato, non dover provare più nulla, il momento in cui “una dottoressa con due occhi chiari e limpidi” ha compiuto il gesto che il malato ha chiesto. Questa è l’“alleanza medico-paziente”, troppe volte invocata a sproposito e sadicamente, per imporre al paziente ore e giorni di vigile sofferenza che vorrebbe rifiutare. 

Carlo Maria Martini ha goduto di un privilegio, mentre avrebbe dovuto godere di un diritto. Un privilegio, perché ogni giorno in ogni ospedale italiano ci sono esseri umani, “soggetti deboli”, che rivolgono la stessa richiesta, essere definitivamente sedati, non dover provare più nulla mentre il loro organismo si avvia verso l’ultimo respiro, e che non vengono esauditi, non trovano la loro “dottoressa con due occhi chiari e limpidi”, ma la disumana durezza burocratica che quella sedazione definitiva rifiuta. Malati terminali che per ore, giorni, settimane, sono costretti alla mostruosa altalena di periodi di sedazione alternati a periodi di veglia e coscienza, saturi di quelle angosce che il cardinal Martini ha giustamente preteso di evitare, di non percepire, di lasciar vivere al suo organismo ma non al suo essere cosciente. Ora attraverso le parole affidate alla nipote, chiede a tutti, dunque in primo luogo alle istituzioni “di condividere i suoi [del morente] timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia”. 

Ecco, io credo che il modo migliore per onorare il cardinal Martini sarebbe una “legge Martini” che stabilisca in modo inequivocabile il diritto di ogni malato di scegliere il momento in cui ricevere una sedazione definitiva che lo accompagni in perfetta e irreversibile incoscienza alla morte dell’organismo. Ma sono ancora più certo che la Chiesa gerarchica e i politici che ne sono succubi (quasi tutti, anche a “sinistra”) e gli atei devoti e i falsi liberali che imperversano nei media e il cui nome è Legione, troveranno mille cavilli per dire no. 

martedì 4 settembre 2012

Si può ancora essere fieri di far parte di un partito...

TERREMOTO
LA CAMPAGNA DEL PARMIGIANO PARTIGIANO DEI GAP E DEL PRC 
HA FUNZIONATO. PAROLA DI CASEIFICIO



Ci sono lettere che la grande stampa non riporta perchè non fanno notizia, ci sono storie che molti dei nostri compagni e delle nostre compagne porteranno dentro raccontandole un domani ai loro figli o nipoti. Sono storie di pratiche sociali, di solidarietà attiva, valori scritti nella storia che nessun vento qualunquista cancellerà. Leggendo queste righe di ringraziamento al nostro partito per il progetto "parmigiano partigiano", scritte da parte del Caseificio Novese colpito dal sisma, ho provato grande emozione, come l'hanno provata tutti i compagni e le compagne che si sono adoperati per questa iniziativa. Il PRC come è successo durante il terremoto aquilano è intervenuto nella bassa modenese, tirandosi su le maniche, lavorando con altre associazioni per costruire processi di autorganizzazione e dando una mano concreta a che ne aveva bisogno. L'abbiamo fatto con umiltà, lontano dalle passerelle dei media, mettendo a disposizione i pochi strumenti che abbiamo.  Questa lettera che ci ha inviato il Caseificio Razionale Novese ci dice che politica non è solo comunicati stampa, che la sinistra quando fa la sinistra dimostra ancora di essere la parte migliore del paese. Sentitevi orgogliosi compagni e compagne della comunità che abbiamo costruito e teniamo viva con il lavoro militante. 
Il socialismo diceva Che Guevara, è la scienza dell'esempio, continuiamo così, con il popolo per il popolo contro la crisi.

Piobbichi Francesco - dipartimento organizzazione e pratiche sociali PRC

CASEIFICIO RAZIONALE NOVESE S.C.A.
Via Provinciale 73
41016 NOVI DI MODENA
TEL.  059-670094    
  
AL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
AI GRUPPI DI ACQUISTO POPOLARE

Cari amici,
al termine di questa lunga e difficile estate desideriamo rivolgervi un saluto ed un messaggio.
Il terremoto che ha colpito la nostra terra ha rappresentato un durissimo colpo per la nostra azienda, mettendo in discussione la sua sopravvivenza, con tutto ciò che questo poteva significare in termini di scomparsa di decine di posti di lavoro e di un sapere professionale che ha saputo negli anni produrre un Parmigiano di alta qualità.
La grande campagna di solidarietà da voi promossa nei nostri confronti e l’acquisto di cospicue quantità di Parmigiano da parte dei Gruppi di Acquisto Popolare e delle strutture territoriali del Partito della Rifondazione Comunista ci hanno permesso di superare un momento di enorme difficoltà e di metterci oggi nelle condizioni di potere affrontare il futuro.
Un’iniziativa, la vostra, che non si è rivolta solo a noi, ma che ha parlato il linguaggio della solidarietà e del mutuo soccorso, valori che hanno rappresentato per la nostra Emilia importanti e imprescindibili elementi per il progresso sociale e civile.
Per tutte queste ragioni desideriamo esprimervi la nostra gratitudine, sicuri che la nostra collaborazione continui anche nel futuro.

Un cordiale saluto.

Il legale Rappresentante
Tosi Germano

domenica 19 agosto 2012

Il lavoro è un diritto

Si era dato fuoco a piazza montecitorio l'11 agosto, a Roma.
Si tratta di Angelo Di Carlo, l'operaio disperato perché senza lavoro da mesi e che dopo il gesto eclatante e disperato è stato soccorso e ricoverato all'ospedale Sant'Eugenio con ustioni sull'85% del corpo.
Il 54enne aveva con sé uno zaino con all'interno alcuni indumenti, un cellulare con in memoria solo il numero del suo avvocato e due biglietti: uno indirizzato al figlio e un altro con la richiesta di contattare il legale.

martedì 14 agosto 2012

La carneficina di Gaza


In assoluto silenzio si consuma la carneficina di Gaza

di Fabrizio Verde

Nell'assordante silenzio dei media continuano a morire palestinesi innocenti nella Striscia di Gaza, le cui strade da una settimana sono lastricate di sangue. Velivoli e carri armati israeliani continuano a scaricare bombe, anche in pieno giorno, anche in pieno centro, con le strade affollate. Una vera e propria guerra asimmetrica. 
Il bilancio è pesante: 16 morti e oltre 60 feriti. Sabato pomeriggio a perdere la vita è Ali Moutaz Al Shawat, un bambino di 5 anni e mezzo che si trovava presso Khan Younis a sud della Striscia di Gaza. Un colpo dell'artiglieria israeliana ha spezzato la sua giovane vita, ferendo suo padre e altre 3 persone. 
L'attivista Rosa Schiano dell’International Solidarity Movement, che risiede da tempo in quel di Gaza è una delle pochissime voci che documentano - attraverso Facebook e il blog di Oliva - i crimini perpretrati dall'esercito israeliano ai danni della popolazione palistinese. Con un modus operandi che ricorda in maniera sinistra quello delle camice brune.
L'italiana recatasi presso l'obitorio dell'ospedale Nasser, ha potuto vedere e fotografare il corpo straziato del bambino. Queste le sue parole affidate al social network Facebook: "Guardate questo bambino guardatelo bene l'ho fotografato stamattina nell'obitorio. Un carroarmato israeliano l'ha ucciso sabato mattina in Khan Younis a sud della Striscia di Gaza. Ali Moutaz Al Shawat aveva 5 anni e mezzo. Queste sono le vittime della follia criminale israeliana. Sono dei pazzi stanno attaccando anche al centro della città in pieno giorno, un altro civile è morto ve lo mostrerò nell'obitorio e molti feriti. Sono da poco tornata a casa con la morte negli occhi e addosso mi viene da vomitare. Vi prego chiedete di fermare questo massacro".
Sembra davvero assurdo che una carneficina di questa portata non venga raccontata, da quegli stessi media che dedicano tanto spazio e dovizia di particolari e d'immagini a quanto accade in Siria. Oppure che quanto si sta consumando in questo lembo di terra martoriata sia relegato in poche righe, senza alcuna immagine che possa andare a scatenare qualche sussulto di coscienza. Alla luce di quanto sta accadendo, una immane tragedia, risulta ai limiti dell'incredibile Rainews che riferisce di presunti festeggiamente nella Striscia di Gaza per il risultato delle elezioni in Egitto vinte dal candidato islamico, ma non menziona neppure i boimbardamenti israeliani in corso.
Intanto nel silenzio più assoluto gli attacchi continuano e il bilancio si aggrava. Solo nella giornata di sabato l'aviazione militare israeliana ha colpito diverse zone della Striscia di Gaza: al mattino il centro di Gaza City e siti di sicurezza di Hamas, provocando 17 feriti. Nel pomeriggio invece è toccato alla zona denominata "Nasser" centrale e molto affollata. 1 morto e 9 feriti il risultato. Il tutto documentato dalla coraggiosa Rosa Schiano.
Evidentemente queste vite spezzate che per Israele costituiscono solamente "danni collaterali" per i nostri organi d'informazione impegnati a  parlare di tutt'altro, non fanno notizia. Questa vera e propria guerra con il suo corollario tragico fatto di lutti e immani sofferenze, vite spezzate e corpi mutilati, non dev'essere raccontata. Fatta eccezione quando si ha la possibilità di sbattere in prima pagina il disumano "terrorista" palestinese.

da tamburilontani.it

domenica 29 luglio 2012

La meglio gioventù del nostro tempo


Appello

Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro. Eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.
Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene.
E’ composta da giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità.
Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l’attività.
Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza.
L’arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.
Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù che detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.
In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.
Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:
- lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare;
- non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l’assicurazione per l’impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari;
- non prevede nessuna forma di reddito minimo;
- scarica l’aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori;
- rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l’aumento dei contributi.
Le tante promesse del Governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!
Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i “garantiti” dai “non-garantiti”. Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c’è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di “salva Italia” bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.
La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell’aumento delle tasse all’università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d’Europa.
Per noi la precarietà è il messaggio che da vent’anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.
Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l’impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell’articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.
Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro.
Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele.
Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarietà. Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l’equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua.
Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com’è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata a larghissima maggioranza il 20 ottobre scorso).
E’ necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro.
L’alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà.
Vogliamo un altro Paese e un’altra politica. E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.