Il Consiglio è stato presieduto da me in quanto il Sindaco era malato.
Non ci sono state comunicazioni del Sindaco e i verbali
della seduta precedente sono stati approvati senza modifiche.
Il secondo punto ha riguardato l’approvazione del
rendiconto consuntivo della gestione dell’anno 2015 che si è chiuso con un
avanzo di amministrazione di € 493.763,39 di cui € 103.855,09 accantonato quale
fondo per crediti di dubbia esigibilità al 31/12/2015, 123.466,26 vincolati per
legge o altri vincoli, € 123.570, 19 destinata ad investimenti e € 142.871,25
disponibili.
Il terzo punto era relativo al rinvio all’anno 2017 dell’adozione
del principio della contabilità economico-patrimoniale e del bilancio
consolidato, operazione possibile per i comuni sotto i 5.000 abitanti e decisa
per oggettive difficoltà dell’Ufficio Finanziario alla luce dei notevoli
cambiamenti in corso.
L’ultimo punto è stata l’approvazione di una variazione
al bilancio motivata sia da richieste degli uffici che dal recepimento di precisazioni della Corte dei Conti nell'esame del bilancio 2013.
I verbali delle sedute precedenti
sono stati approvati con un emendamento relativo alla data di svolgimento di
una precedente seduta.
Tra le comunicazioni il Sindaco ha illustrato la pronuncia della Corte dei
Conti, Sezione Controllo, in merito al rendiconto
del Bilancio 2013.
Il dettaglio della pronuncia
può essere visualizzato nel sito del Comune, al link "Amministrazione
Trasparente - Controlli e Rilievi sull'Amministrazione".
Il secondo punto, approvato
all’unanimità, ha riguardato la convenzione U.S.D. Agugliano – Polverigi /
Comune di Agugliano che con l’allungamento
della durata e grazie ad un intervento tra pubblico e privato consentirà
alla società di chiedere un mutuo al Credito Sportivo a condizioni molto
vantaggiose permettendo così la ristrutturazione dell’impianto e la
realizzazione del manto in erba sintetica.
Si è poi proceduto all’esame
di tutte le delibere inerenti l’approvazione del bilancio di previsione e cioè:
§Approvazione
del piano finanziario anno 2016 del servizio di smaltimento rifiuti
§Approvazione
delle tariffe per l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti (TARI) per
l’anno 2016
§Determinazione
delle aliquote dell’imposta municipale propria (IMU) da applicare per l’anno
2016
§Applicazione
del tributo TASI nell’anno 2016 (che non verrà applicato in quanto la norma è
cambiata)
§Addizionale
comunale all’IRPEF – Conferma aliquote anno 2016
§Approvazione
del piano delle consulenze e degli incarichi per l’anno 2016 (che prevede solo
consulenze in materia alimentare e legale)
§Conferma
del valore delle aree fabbricabili all’interno del territorio comunale per
l’anno 2016
§Approvazione
del piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari che prevede la vendita
di due frustoli di terreno (uno a Castel d’Emilio all’interno di una proprietà
privata e una piccola area verde in via S. Chiara degli Scifi)
§Approvazione
nota di aggiornamento al documento unico di programmazione (D.U.P.)
Si evidenzia che tutte le
tariffe comunali, ad eccezione della tassa sui rifiuti che vede un piccolo
aumento in virtù della norma che prevede la copertura totale del servizio, sono
state lasciate invariate e sono stati confermati tutti gli incentivi già
deliberati lo scorso anno.
Si è poi passati
all’approvazione del bilancio di previsione finanziario 2016 – 2018.
Gli ultimi tre punti hanno
riguardato la discussione di tre mozioni riguardanti:
§Riorganizzazione
del servizio di interruzione volontaria di gravidanza in area vasta presentata
dal Gruppo consiliare di maggioranza con l’intento di chiedere al Direttore
dell’Area Vasta 2 di rendersi disponibile ad attivare un servizio per l’IVG
medica e al Presidente della Regione Marche di attivarsi affinché venga
garantita anche alle donne marchigiane la possibilità di ricorrere all’IVG
attraverso metodologie nuove e meno invasive e di istituire un tavolo di
monitoraggio a livello locale per verificare l’attuazione della legge 194/1978
§Sostegno
al referendum del 17 aprile presentata dal Gruppo consiliare di maggioranza con
la quale si impegna il Comune a fare informazione per portare i cittadini al
voto.
§Sostegno
del coordinamento marchigiano “Vota sì per fermare le trivelle al referendum
del 17 aprile” presentata dal rappresentante del Movimento 5 Stelle che è stata
respinta in quanto è stato giudicato più istituzionale cercare di portare la
gente al voto senza dare una precisa indicazione.
Grazie all'assoluto silenzio dei media, probabilmente pochi sanno che il 17 aprile si terrà il referendum per evitare le trivellazioni senza fine nei nostri mari.
I verbali delle sedute precedenti sono stati approvati all’unanimità senza osservazioni.
Il secondo punto: Società Agugliano Servizi S.r.l. – Azione di responsabilità ex art. 2476 C.C. e trasmissione atti alla procura regionale della Corte dei Conti - ha monopolizzato gran parte della discussione.
In sostanza il Consiglio comunale ha deliberato di “autorizzare il Sindaco in qualità di legale rappresentante del Comune di Agugliano a promuovere l’azione di responsabilità ex art. 2476 del Codice Civile contro l’Amministratore unico e ricorrendone i presupposti anche contro il Revisore in carica sino al 30 giugno 2014, per i danni sofferti dalla società Agugliano Servizi s.r.l. danni che saranno oggetto di quantificazione nell’ambito del giudizio che verrà incardinato”
Il Consiglio ha altresì deliberato di "riservarsi ogni più ampia azione legale per danni che dovessero derivare allo stesso Comune di Agugliano ..... in conseguenza diretta e/o indiretta nei confronti dei rappresentati dell’Amministrazione comunale in carica fino alle elezioni amministrative del 24 maggio 2014 per la mancata attivazione degli adempimenti relativi al controllo analogo della società”.
Infine, al Sindaco è stato dato mandato di “inoltrare quanto prima alla Procura della Corte dei Conti dettagliata relazione circa le azioni e/o omissioni dell’Amministratore unico e del Revisore in carica fino al 30/06/2014 nonché dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Agugliano in carica fino alle elezioni amministrative del 24/05/2014 al fine di consentire a tale Procura l’esercizio delle relative azioni”.
Incomprensibile l’atteggiamento del Movimento 5 Stelle che nel primo intervento dichiarava di volersi astenere in quanto preoccupati per i costi che avrebbe dovuto sostenere il Comune per le spese legali (SIC ! alcune migliaia di euro contro i 2.000.000 di debiti delle Società…).
Alla fine, anche il Consigliere Foroni ha votato a favore anche perché gli è stata ricordata la sua precedente dichiarazione fatta nel Consiglio del 30/09/2014 con la quale chiedeva un atto di coraggio al Sindaco e alla Giunta e terminava con questa frase: “Perciò nel caso verificheremo noi, voi, l’amministratore, l’altro gruppo, che la situazione sia questa, credo proprio che bisognerà procedere a denunciare chi ha fatto questo alla cittadinanza”.
Il terzo punto ha riguardato l’approvazione del documento unico di programmazione (D.U.P.), un nuovo strumento di programmazione che raccoglie tutti quelli singoli (relazione programmatica di mandato, relazione previsionale, piano delle opere pubbliche, programma delle assunzioni, piano delle alienazioni) ed è propedeutico al bilancio di previsione.
Su questo punto tutti i Consiglieri di minoranza si sono astenuti.
Unanimità sul quarto punto riguardante l’acquisizione gratuita di una piccola area di via Lattanzi, e sul quinto punto relativo alla sdemaliazzazione di una piccola porzione di piazza Umberto I° interclusa in una proprietà privata.
Unanimità anche per la modifica all’art. 16 dello statuto comunale in cui è stata introdotto un comma che sancisce l’accesso all’acqua come diritto umano, universale e inalienabile, dichiara l’acqua come bene comune pubblico e introduce il concetto che la gestione del servizio idrico integrato deve essere sottratto ad ogni logica di profitto in osservanza del 2° quesito referendario.
Unanimità infine sulla modifica al regolamento della biblioteca comunale che regolamenta l’accesso ad internet da parte degli utenti.
Le spiegazioni fornite dal Vice Sindaco Bassani circa le modalità di rimozione dei rifiuti abbandonati hanno indotto il Consigliere Foroni a ritirare la relativa mozione di istituzione di un apposito capitolo di bilancio in quanto assolutamente inutile.
Il Consiglio si è chiuso con la comunicazione di due prelievi dal fondo di riservadisposti con precedenti delibere di Giunta.
Non sfugge a nessuno l’importanza di questa giornata. Con la votazione di questo pomeriggio alla Camera [11 gennaio 2016, ndr] viene a compimento la prima lettura della riforma costituzionale Boschi Renzi, quindi il testo di questa riforma diventa definitivo, non più contendibile, non più negoziabile. Questa giornata ci annuncia una cattiva novella: che attraverso una profonda riforma della Costituzione il modello di Repubblica definito dai Padri costituenti è stato decretato obsoleto e mandato in archivio, con grandi espressioni di giubilo da coloro che hanno dichiarato che aspettavano questa riforma da 70 anni.
Per dirla con le parole di Maurizio Viroli, la cattiva novella è questa: “il 2016 consacrerà la fine della Repubblica nata 70 anni fa e il consolidamento del principato renziano. Il regime renziano – precisa Viroli – è un principato perché con l’entrata in vigore dell’Italicum e della riforma costituzionale Renzi avrà sul Parlamento, ridotto ad una sola camera deliberativa (..) un potere di fatto senza limiti. A restringere il potere della maggioranza restano il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale, ma sono deboli argini.”
In effetti l’impostazione di fondo che c’è dietro questo progetto di grande riforma (comprensivo della riforma elettorale), non è quello della revisione della Costituzione, ma del suo superamento, cioè dell’abbandono del progetto di democrazia costituzionale prefigurato dai padri costituenti per entrare in un nuovo territorio, dove le decisioni sono più “semplici”, perché, per legge, il governo è attribuito ad un unico partito, sciolto dagli impacci di dover mediare con partiti e partitini di una coalizione; dove il Parlamento è ridotto ad un’unica Camera (che legifera e dà la fiducia, mentre l’altra Camera, il Senato, ha un ruolo sostanzialmente decorativo), sottoposta ad un ferreo controllo da parte del Governo del partito unico, al quale la legge elettorale garantisce una maggioranza assicurata e la riforma costituzionale garantisce il controllo dell’agenda dei lavori parlamentari, dove le istituzioni di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte costituzionale) sono deboli e non possono interferire con l’esercizio dei poteri di governo che, invece, sono “forti”.
Se questa è la cattiva novella, noi non siamo venuti qui a strapparci le vesti e a piangere sulla Repubblica tradita, noi siamo convenuti qui per annunciare una buona novella.
La buona novella è che la fine della Repubblica nata 70 anni fa non è per niente scontata, questo progetto può essere arrestato e rovesciato nel suo contrario. Grazie alla lungimiranza dei Costituenti l’ultima parola, quando nel Parlamento non vi è concordia sulle scelte di revisione, spetta al popolo sovrano.
Sono sempre valide le considerazioni di Raniero La Valle in occasione della riforma Berlusconi del 2005: Cadute le linee di difesa del patto costituzionale, venuti meno i pastori posti a presidio dei cittadini, il popolo rimane ora l’ultimo depositario della legittimità costituzionale e l’ultima risorsa, l’ultima istanza in grado di salvare la democrazia rappresentativa nel nostro paese. Esso non dovrà semplicemente “difendere” la Costituzione del 48, ma dovrà instaurarla di nuovo. Non dovrà solo sottrarla all’oscuramento cui oggi è condannata, ma riscoprirla ed illuminarla come mai ha fatto finora.”
La buona novella è che è stato costituito il Comitato per il No al referendum costituzionale, che questo Comitato, che raccoglie i più autorevoli esponenti della cultura democratica, oggi inizia il suo percorso pedagogico mettendo a fuoco il discorso sui valori ed i principi della democrazia costituzionale, discorso che deve animare la battaglia che le associazioni, i soggetti politici e sindacali condurranno per convincere i cittadini italiani a votare No.
Quello a cui saremo chiamati è un referendum sui valori della Repubblica, sulla democrazia costituzionale, non sul Governo o sulla sorte di un Capo politico.
Bisogna respingere questa mistificazione, evitare che i contenuti del voto siano oscurati e che il referendum venga trasformato in un plebiscito volto ad acclamare un Capo politico.
Per questo il Comitato ha scritto a tutti i parlamentari invitando coloro che si oppongono alla riforma e votano no ad impegnarsi a chiedere, immediatamente, un minuto dopo la votazione finale, il referendum previsto dall’art. 138 Cost, in modo che sia chiaro che si tratta di un referendum oppositivo, chiesto dall’opposizione per chiamare il popolo a bocciare la riforma.
Deve essere respinto il mantra del conflitto fra riformatori (che vogliono modernizzare le istituzioni) e conservatori (che vogliono difendere i privilegi della casta).
Solamente la cancellazione della memoria può consentire di far passare come innovazione delle riforme istituzionali che tendono a restaurare forme di potere autocratico superate dalla storia. Soltanto attraverso la cancellazione della memoria si può far passare per innovativa una legge elettorale che restaura gli stessi meccanismi manipolatori della legge Acerbo.
E qui veniamo al secondo aspetto del dilemma che abbiamo dinanzi. La grande riforma si compone di due capitoli che costituiscono due facce dello stesso progetto: la revisione della Costituzione e la riforma elettorale.
Se possiamo dare per scontato che il popolo sarà chiamato a pronunciarsi sul referendum relativo alla riforma costituzionale, non è per niente scontato che il popolo possa pronunciarsi con un referendum anche sulla legge elettorale.
Per questo, un gruppo di cittadini ha depositato in Cassazione la richiesta di due referendum abrogativi relativi all’Italicum. Il primo quesito è volto ad abrogare il meccanismo dei capilista bloccati e delle pluricandidature, restituendo ai cittadini italiani la facoltà di scegliere i loro rappresentanti, il secondo quesito è volto ad abrogare il premio di maggioranza ed il ballottaggio, restaurando l’eguaglianza dei cittadini nell’esercizio del diritto di voto e la rappresentatività delle assemblee elettive.
Quindi si è costituito il Comitato promotore per i due referendum abrogativi dell’Italicum che in primavera raccoglierà le firme necessarie. Se l’iniziativa avrà successo il popolo italiano sarà chiamato, attraverso il referendum costituzionale ed il referendum abrogativo dell’italicum a restaurare la sovranità che in questi anni gli è stata sottratta. E’ questa la seconda buona novella.
Il Presidente del Consiglio ha detto che “la riforma costituzionale è la madre di tutte le battaglie”.
Siamo perfettamente d’accordo con lui. E’ bene che si ricordi l’esito che ebbe quella battaglia per quel capo politico che adoperò per primo quest’espressione.
Il discorso di Gino Strada alla cerimonia dei nobel alternativi (Right Livelihood Awards).
«Io sono
un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa,
Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite
da proiettili, frammenti di bombe o missili.
A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la
prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti
dalle cosiddette "mine giocattolo", piccoli pappagalli verdi di
plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi
aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po', fino a
quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini
senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e
l'aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.
Mi è occorso del tempo per accettare l'idea che una "strategia di
guerra" possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi,
i bambini e la mutilazione dei bambini del "paese nemico". Armi
progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini
innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso.
Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre
contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.
Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200
pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Il
90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo
"il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?
Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un
forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il
60% nella seconda. E nei 160 e più "conflitti rilevanti" che il
pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di
oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava
costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello
riscontrato nel conflitto afgano.
Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto
toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l'entità di
questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella
maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente
inesistenti.
Negli anni, Emergency ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per
le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in
molti altri paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico
con l'inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di
riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.
L'origine e la fondazione di Emergency, avvenuta nel 1994, non deriva da una
serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli
operatori e in corsie d'ospedale. Curare i feriti non è né generoso né
misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.
In 21 anni di attività, Emergency ha fornito assistenza medico-chirurgica a
oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell'oceano, si potrebbe dire, ma
quella goccia ha fatto la differenza per molti. In qualche modo ha anche
cambiato la vita di coloro che, come me, hanno condiviso l'esperienza di
Emergency.
Ogni volta, nei vari conflitti nell'ambito dei quali abbiamo lavorato,
indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il
risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l'uccisione
di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della
guerra.
Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito
l'idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla
solidarietà e il rispetto reciproco.
In realtà, questa era la speranza condivisa in tutto il mondo all'indomani
della seconda guerra mondiale. Tale speranza ha condotto all'istituzione delle
Nazioni Unite, come dichiarato nella Premessa dello Statuto dell'ONU: "Salvare le future generazioni
dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha
portato indicibili afflizioni all'umanità, riaffermare la fede nei diritti
fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana,
nell'uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi
e piccole".
Il legame indissolubile tra diritti umani e pace e il rapporto di reciproca
esclusione tra guerra e diritti erano stati inoltre sottolineati nella
Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. "Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti" e il "riconoscimento della
dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti,
uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della
giustizia e della pace nel mondo".
70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente
falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i
diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita
dignitosa, a un lavoro e a una casa, all'istruzione e alla sanità. In una
parola, il diritto alla giustizia sociale. All'inizio del nuovo millennio non
vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi.
La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è
la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra
nega tutti i diritti umani.
Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei paesi
sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e
donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo.
Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari
paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria
e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a
lasciare le loro case.
In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la
scelta della violenza abbia - nella maggior parte dei casi - portato con sé
solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di
terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l'uso
della violenza.
Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai
più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: "Metteremo fine al genere umano
o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?". È possibile un
mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?
Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò
non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere
che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto
che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere
parte anche del nostro futuro.
Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da
risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.
Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l'umanità
e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla
medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa
devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e
sconfiggerla.
Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere
umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il
loro Orologio dell'apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: "L'orologio ora si trova ad
appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno
eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e
la vita della civiltà umana".
La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell'immaginare, progettare e
implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e
alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La
guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza
non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.
L'abolizione della
guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.
Possiamo chiamarla
"utopia", visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine
utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora
esplorata e portata a compimento.
Molti anni fa anche l'abolizione della schiavitù sembrava
"utopistica". Nel XVII secolo, "possedere degli schiavi"
era ritenuto "normale", fisiologico.
Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il
consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della
schiavitù: oggi l'idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci
repelle. Quell'utopia è divenuta realtà.
Un mondo senza guerra è un'altra utopia che non possiamo attendere oltre a
vedere trasformata in realtà.
Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una
necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare
in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l'idea della guerra divenga un
tabù e sia eliminata dalla storia dell'umanità.
Ricevere il Premio Right Livelihood Award, il "Nobel alternativo",
incoraggia me personalmente ed Emergency nel suo insieme a moltiplicare gli
sforzi: prendersi cura delle vittime e promuovere un movimento culturale per
l'abolizione della guerra.
Approfitto di questa occasione per fare appello a voi tutti, alla comunità dei
colleghi vincitori del Premio, affinché uniamo le forze a sostegno di questa
iniziativa. Lavorare insieme per un
mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni
future».
Consiglio tecnico quello tenutosi lunedì 30 novembre.
I punti all’ordine del giorno, dopo l’approvazione dei
verbali della seduta precedente, hanno riguardato solo argomenti riguardanti il
bilancio: una variazione di bilancio pari a 66.997,54, la ratifica della
delibera di Giunta municipale n. 134 del 03/11/2015 sempre relativa ad una
variazione urgente di bilancio e l’assestamento generale di bilancio con cui
sono state apportate modifiche a diversi capitoli.
Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.