45 mesi sono passati da quando abbiamo staccato le macchine che consentivano al tuo corpo di mantenere le sue funzioni di base, da quando siamo usciti per sempre da quella camera che ti vedeva esanime in un letto.
Chi sostiene che il tempo curi le ferite, dice una banalità, una frase fatta che non ha alcun fondamento perché ci sono ferite che non possono essere curate da niente e nessuno.
Ma per rendertene conto devi provarle sulla tua carne...
Oggi ti dedico ancora un'altra poesia della poetessa che amo di più.
Per te Sara...
Tu eri la verità, il mio confine, la mia debole rete, ma mi sono schiantata contro l'albero del bene e del male, ho mangiato anch'io la mela della tua onnipresenza e ne sono riuscita vuota di ogni sapienza, perché tu eri la mia dottrina, e il calice della tua vita sfiorava tutte le rose. Ora ti sei confusa con gli oscuri argomenti della lira ma invano soffochi la tua voce nelle radici - spirali degli alberi, invano getti gemiti da sotto la terra, perché io verrò a cercarti scaverò il tuo fermento, madre (figlia), cercherò negli spiriti quello più chiaro e più fermo, colui che aveva i tuoi occhi e la tua limpida voce e il tuo dolce coraggio fatto soltanto di stelle. (Alda Merini)
A 43 mesi dalla tua scomparsa su Facebook ti ha ricordato Gabriele.
[43...] Oggi Giada mi chiedeva consigli per infarcire un testo di dotte citazioni. Siamo partiti da Petrarca, non dimenticando Dante Alighieri e siamo giunti a Ennio Flaiano. Ma la perla è stata la citazione di Sara Iommi. Si, proprio tu, Sara.
I singhiozzi lunghi dei violini d’autunno mi feriscono il cuore con languore monotono. Ansimante e smorto, quando l’ora rintocca, io mi ricordo dei giorni antichi e piango; e me ne vado nel vento ostile che mi trascina di qua e di là come la foglia morta.
A quarantuno mesi dalla tua scomparsa (dagli occhi, ma non dal cuore), venerdì 29 novembre alle ore 18,00 presso la biblioteca che porta il tuo nome ti ricorderemo presentando la tua tesi di dottorato "Epifania del vedere negato".
Perché come scriveva Isabel Allende in “Eva luna”: "La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata”.
A trentanove mesi dalla tua scomparsa, oggi ti ricordo con una poesia che la mia collega ed amicaEmanuela Schibeciha scritto per te.
Per Sara
Quando hai scelto le nuvole ero seduta con le mani giunte in una preghiera che non sono riuscita a recitare. Con la voce flebile ho solo sussurrato al vuoto, di non farti scendere alla prossima fermata, perché seduti accanto a te nel treno della vita, c'erano ancora troppi visi pronti a farsi attraversare dal tuo cercare. In un messaggio mi scrivevi: "Un abbraccio a te, mi ricorderò di portarti pezzi di mondo." Ed io aspettavo di vedere il mondo attraverso i tuoi occhi belli ma ora sei diventata ricordo nelle parole che tanto amavi, sei diventata verbo che guida la mia mano fra le pagine bianche. Alzavi il pugno con fierezza, aiutavi il fragile con la speranza che infinita, avevi nel cuore. Ti invidiavo la vita che avrei voluto per me e tu mi dicevi di desiderare la mia, che era banale ma che mi aveva regalato la gioia della maternità. Con i capelli lunghi ti sei aggrappata all'aquilone e sei diventata vento. Oggi stai soffiando ed io ti sento cantare.
Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista: chi era coperto di croste è coperto di piaghe, il bracciante diventa mendicante, il napoletano calabrese, il calabrese africano, l'analfabeta una bufala o un cane. Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli.