giovedì 23 agosto 2007

Amnesty e Bertone

Tra l'11 e il 18 di agosto, si è svolto in Messico il XXVIII Congresso internazionale di Amnesty International, al quale hanno partecipato oltre 400 delegati provenienti da oltre 70 paesi, di diversa età, cultura, religione.
Nel documento conclusivo è stato inserito il diritto di abortire per le donne che siano state stuprate, come "diritto umano fondamentale". La proposta è quella di depenalizzare la pratica abortiva, che in molti Paesi è reato, nei casi in cui la donna, spesso la ragazzina o l'adolescente, è oggetto di violenza e non di generalizzare la libertà d'aborto.
E’ dal 2004 che Amnesty International porta avanti la campagna internazionale "Mai più violenza sulle donne" per contrastare una delle violazioni dei diritti umani più diffusa a livello globale: gli abusi sulle donne nei diversi contesti in cui la violenza stessa si sviluppa, dai conflitti armati, nei quali lo stupro è ormai un'arma di guerra, alla violenza domestica, quella che tutti i giorni passa come fatto di cronaca nera sui nostri giornali.
Contro questa posizione si sono scagliate le alte gerarchie vaticane.
Il cardinale Tarcisio Bertone, parlando al meeting di Rimini, ha sparato a zero su Amnesty International per questa scelta.
«Bisogna salvare la vita anche se è frutto di violenza», «Non si può aggiungere a omicidi altri omicidi, l'uccisione di altre persone. Anche se sono persone in fieri, sono persone, soggetti umani» ha detto Bertone.
Per il cardinal Bertone il "diritto alla vita" è così assoluto che non fa nessuna differenza se esso nasce da un atto d'amore o da una violenza efferata, da una volontà o da uno stato di totale coercizione.
Una condanna senza possibilità di appello alla posizione di Amnesty.
Un fondamentalismo che ignora la pietà per le persone e la loro dignità.

domenica 19 agosto 2007

E' arrivato Tobia!













Ieri sera è arrivato a casa nostra Tobia, l'ennesimo trovatello.
Io e mia figlia Sara ci stiamo, infatti, specializzando in salvataggio di gattini abbandonati. Sono circa 20 i mici ai quali abbiamo trovato una casa e un affetto.
Non riusciamo a restare insensibili davanti alla cattiveria di quegli esseri "umani" che abbandonano questi batuffoli destinandoli a morte certa.
A Tobia abbiamo aperto casa nostra sperando che Fidel, il nostro gatto nero, dopo un periodo di adattamento possa accettarlo.
Adesso dovrò modificare il mio profilo dato che la famiglia ha acquisito un nuovo componente.

giovedì 16 agosto 2007

Farmaci made in India

La multinazionale svizzera Novartis ha perso.
La Novartis aveva trascinato in giudizio il Governo Indiano per far dichiarare illegittima la normativa che consente alle industrie indiane di produrre a basso costo equivalenti generici e di qualità dei farmaci essenziali e salva-vita, finanziariamente accessibili per i Paesi in via di sviluppo.
Fino al 2005 l'India non riconosceva brevetti sui farmaci; a partire dal 2005 l'Organizzazione mondiale del commercio ha richiesto ai Paesi in via di sviluppo di rispettare le nuove norme sui brevetti; l'India ha allora approvato una legge che prevede alcune misure di salvaguardia, come quella secondo cui i brevetti sono concessi solo sui farmaci realmente innovativi e non a quelli che aggiungono piccole modifiche di facciata ai principi attivi già in commercio, tecnica usata per «allungare» artificiosamente la vita dei brevetti, tenere alti i prezzi e i guadagni.
Questo significa che le compagnie che vogliono brevettare banali semplici miglioramenti a un principio attivo già in commercio, al fine di estendere ulteriormente il loro monopolio sui farmaci esistenti, non potranno farlo in India.
Il ricorso della Novartis, pur riguardando nello specifico solo l'antitumorale “Glivec” aveva l’obiettivo di scardinare questa legge sui brevetti.
Se la Novartis avesse vinto, anche in India i brevetti sui farmaci sarebbero stati concessi con più facilità e la concorrenza dei medicinali generici si sarebbe ristretta portando a un nuovo aumento dei prezzi di terapie salva-vita come quelle contro l'Hiv.
I farmaci generici "made in India" sono cruciali per il trattamenti di malattie mortali nei paesi più poveri; infatti, i Governi dei paesi in via di sviluppo e le agenzie umanitarie come Unicef o la Fondazione Clinton dipendono largamente dall'India per l'importazione di farmaci di qualità finanziariamente accessibili. L'84% dei farmaci che Medici senza Frontiere prescrive in tutto il mondo vengono dall'India che così potrà continuare ad essere la «farmacia» dei paesi poveri.
Oltre 400 mila persone nel mondo avevano sottoscritto la petizione per convincere la Novartis a ritirare la causa; in Italia Beppe Grillo, Dario Fo e Walter Veltroni.
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri, pur sostenendo che «senza brevetti non si fa innovazione», auspica «un compromesso» tra multinazionali e paesi in via di sviluppo. Questi ultimi devono poter produrre farmaci generici a basso costo, a patto che non li esportino, «magari in Occidente».
Esultano le organizzazioni umanitarie che si battono per l'accesso ai farmaci dei paesi poveri.

domenica 12 agosto 2007

L'eccidio di S. Anna di Stazzema

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO TOCCA A NOI
NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÚ DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI S'ADUNARONO
PER DIGNITÀ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
(Piero Calamandrei)

Il 12 agosto 1944, a Sant’Anna di Stazzema, paesino di montagna poco distante da Lucca, la XVI Divisione delle SS naziste (guidate sin là da camicie nere italiane) compì uno dei più spietati eccidi che l’Italia della Seconda Guerra Mondiale ricordi. Nel paese erano rimasti in gran parte solo vecchi, donne e bambini in quanto gli uomini si erano rifugiati nella valle convinti che si trattasse della solita retata. Testimone della tragedia fu, tra gli altri, l'ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, che l'ha raccontato nel suo libro "Perfidi giudei, fratelli maggiori".
Alla fine le vittime di questa strage furono 560. I tedeschi buttarono le bombe e poi diedero fuoco alle case. Tra i massacratori c'erano anche degli italiani.

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Morti di lavoro

Il deputato no global Caruso è ancora al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni in cui aveva definito Biagi e Treu assassini per i morti sul lavoro.
Personalmente ritengo le sue dichiarazioni sbagliate, ma in questo momento il mio giudizio non riguarda il merito che, per essere valutato correttamente, avrebbe bisogno di maggiore definizione (il contesto, l'esatto contenuto, ecc.).
Giudico il risultato, ritenendolo assolutamente negativo.

Un politico dovrebbe aver sempre presenti le conseguenze che le sue azioni comportano. In questo caso qual'è il risultato raggiunto da Caruso?
Che oggi le leggi Treu e Biagi sembrano un po' meno cattive, perchè adesso il cattivo è lui. Non mi sembra un grande successo!

Invece di fare certe dichiarazioni, avrebbe potuto lavorare di più in Parlamento, magari anche votando contro alcuni degli ultimi provvedimenti, motivando la sua contrarietà con interventi ben argomentati.
In ogni caso, su "Il Manifesto" di ieri ho letto un pezzo che mi è piaciuto e che riporto integralmente, comunque la pensiate. Scusate se è lungo.

Morti di lavoro, chiedo scusa ma vi spiego
Nicola da dieci anni ha ininterrottamente denunciato gli abusi e i saccheggi perpetrati dalla fondazione religiosa che gestiva l'istituto Papa Giovanni XIII, un vero e proprio manicomio al quale dopo la legge Basaglia hanno semplicemente attaccato all'esterno il cartello Centro di Riabilitazione Psichica. Il milione di euro mensili di denaro pubblico che la fondazione intascava da Regione e Servizio sanitario nazionale finiva in attici superlussuosi, moto di grossa cilindrata, gioielli e alberghi a cinque stelle: la bella vita di monsignor Luberto, a cui tutti i politici locali si prostravano in occasione di ogni tornata elettorale. Nel frattempo i lavoratori accumulavano 40 mensilità di arretrati, finendo dritti dritti nelle mani degli usurai legali - le banche - o illegali. E i malati di mente (o meglio, i malati di niente)? Accartocciati e abbandonati su materassi luridi, in stanze con porte e vetri sfasciati da anni, in corridoi nei quali la puzza di urina a volte è asfissiante. Mesi e mesi di denunce, di ispezioni e interrogazioni parlamentari, ma alla fine lo scandalo vien fuori e per mons. Luberto e i suoi soci in affari scattano le manette. Ora però sia i 320 malati di niente che i lavoratori rischiano di finire in mezzo ad una strada. Sono immerso in questo disastro umano quando squilla il cellulare, è Franco, un vecchio compagno di Napoli che si vuole sfogare: hanno ucciso Angelo, è morto volando da un'impalcatura, maledetti padroni, per risparmiare nemmeno le braghe gli hanno voluto dare, ma che cavolo fate lì in parlamento? Cerco di rassicurarlo, solo pochi giorni fa abbiamo approvato in via definitiva la legge sulla sicurezza sul lavoro di cui il compagno Augusto Rocchi è stato relatore. Ma non vuol sentire chiacchiere, «di chiacchiere ne abbiamo sentite tante in questi anni, ora ci vogliono i fatti». Ma più fatti di così? Non so proprio cosa fare, e la rabbia si infittisce, con le orecchie protese agli sfoghi del buon Franco e gli occhi fissi sui disastri del Papa Giovanni. E in mezzo a questi disastri mi vien fuori una parola, secca e devastante: assassini, diretta ai responsabili di questo e quel disastro, ma null'altro che uno sfogo incontrollato.
Ma chi sono gli assassini? Mons. Luberto? non proprio. Gli imprenditori senza scrupoli che per ingrossare i loro profitti tagliano su salari, condizioni e sicurezza sul lavoro? Forse. Di certo non c'entrano Tiziano Treu e Marco Biagi, non foss'altro per il semplice e incontestabile dato che sia il cosiddetto pacchetto Treu che la legge 30 non esistono certo per responsabilità di chi ha tecnicamente contribuito a scriverle quanto piuttosto per la volontà di un'intera classe politica e degli interessi forti che la sorreggono. Allo sfogo incontrollato segue il delirio, il delirio di una criminalizzazione che assimila il diritto di critica all'uccisione di Marco Biagi. Non voglio che persone che hanno subito tragici dolori in qualche modo possano sentirsi offese dalle mie parole, ancorché fraintese. Se ciò fosse accaduto non c'è bisogno di qualcuno che formuli scuse al posto mio, ma lo posso fare e lo faccio anche da solo.
Resta però il fatto che di fronte all'impressionante numero di morti sul lavoro è necessario individuare delle responsabilità politiche, altrimenti ci prendiamo in giro e possiamo anche dire che l'infinita strage di morti bianche è solo frutto del caso o della sfortuna che casualmente si accanisce contro la classe lavoratrice. Non vorrei che tanto scandalo da parte dei professionisti della politica serva anche ad autoassolversi dalla responsabilità di aver acceso il semaforo verde a politiche liberiste i cui effetti sono disastrosi e talvolta mortali e che quindi il facile e sempre più diffuso «tiro al caruso» sia legato alla necessità di occultare l'aspetto di fondo, drammatico e inquietante, della vicenda: che l'incredibile e tragico bilancio dei morti sul lavoro non è solo una questione di mancati controlli, ma anche conseguenza di queste leggi che rendono il lavoro sempre più precario e pericoloso, norme che producono rapporti di lavoro deregolamentati e non garantiti, annullando in tal modo la possibilità di resistere, di denunciare, di rifiutarsi e sottrarsi a condizioni lavorative insalubri o insicure.
Piero lavora 8 ore al giorno all'alfa di Pomigliano a pulire i filtri, entra in fabbrica con la faccia bianca ed esce a fine turno come un bingo-bongo, per dirla alla Calderoli: ma il viso a casa può lavarselo, i polmoni un po' meno. Non vuol morire a 50 anni come i suoi colleghi che l'hanno preceduto in quel lavoro di merda, per questo ha chiesto una mascherina e qualcos'altro, per lui e i suoi compagni di lavoro. Dopo due settimane, allo scadere del contratto, guarda caso non gliel'hanno rinnovato. Ciò detto, mi sembra quasi banale ribadire una cosa che non è patrimonio o elaborazione personale ma frutto di una convinzione diffusa nei partiti (di sinistra), nei movimenti, nella società civile, nei, si diceva una volta, sinceri democratici: che la precarietà e la flessibilità nei rapporti di lavoro sono giunti a livelli tali da trasformare il lavoratore in un moderno schiavo. Parlo delle misure introdotte con il famoso pacchetto Treu, (che introdusse le agenzie il lavoro interinale) e giunte al loro apice con la cosiddetta legge Biagi (che ha introdotto il lavoro a chiamata). C'è un rapporto tra questa progressiva riduzione del sistema dei diritti e delle garanzie del lavoro e l'impressionante numero di incidenti (circa un milione) e di morti (circa 1.300 l'anno) che avvengono sui luoghi di lavoro? Dispone un lavoratore atipico, a tempo, a chiamata, a partita iva, sommerso, in concreto degli stessi diritti (e dello stesso salario) di un lavoratore contrattualizzato e a tempo indeterminato?
E' evidente che se un lavoratore non difende se stesso perché vittima di precarietà e ricatti non saranno sufficienti i pur necessari ispettori del lavoro. I lavoratori devono, per poter difendere i propri diritti sindacali, avere la possibilità di non dovere abbassare la testa di fronte al padrone. Abrogare questa legislazione sulla precarietà (a cominciare dalla legge Biagi) e ridare dignità e diritti alle lavoratrici e ai lavoratori precari è uno dei punti del programma di centrosinistra (certo con molti, troppi, tentennamenti), e, di certo, una pietra angolare dell'azione politica del Prc. Lavorare perché ciò avvenga è un mio preciso dovere etico, prima ancora che politico.
Molti esponenti politici si indignano perché sostengono che volere abrogare la legge Biagi è come dare ragione a chi l'ha ucciso. Questi politici - che non hanno argomenti per giustificare come si possa vivere con 700 euro al mese, con contratti a progetto - sono gli stessi che a Biagi non hanno concesso la scorta e che una volta morto lo hanno ampiamente strumentalizzato come «scudo umano» per difendere la loro riforma del mercato del lavoro da qualsiasi genere di critica e opposizione. Mi dicono che per far politica ci vuole anche una buona dosa di ipocrisia e questa purtroppo è una dote che mi manca, la stessa dote che forse in qualcun altro abbonda. L'allora ministro degli interni Claudio Scajola, che pubblicamente ne tesseva le lodi, in una conversazione privata lo definì «un rompi...». Sull'onda delle proteste si dimise, per poi tornare, nell'indifferenza generale, nuovamente ministro, ma di una altro dicastero.
Ma ciò che mi preoccupa non è l'ipocrisia del centrodestra, ma la paura del centrosinistra nell'affrontare il tema delle morti bianche e della sicurezza sul lavoro. La sicurezza non può prescindere dalla forma di contratto che hai, dalla dignità che il rapporto di lavoro ti consente di rivendicare. Per questo, a sinistra innanzitutto, non basta commuoversi per i morti sul lavoro. Bisognerebbe forse semplicemente ricordarsi che l'uomo non è una merce e che il mondo non può essere ridotto a mercato. E forse finalmente bisognerebbe cominciare ad abrogare la legge 30, proprio per rispetto ai morti che ci sono stati, proprio perché di morti non ne vogliamo più.

sabato 11 agosto 2007

L'assalto delle meduse

Ieri sera il TG1, nella categoria notizie sugli animali (che in estate stranamente è una delle più trasmesse) ha dato l’annuncio di una vera e propria invasione di meduse.
Tali graziosi (fino a quando non li tocchi) animaletti non disdegnano le nostre coste (Emilia Romagna, Liguria, Sicilia, ecc.), ma sembra che in Spagna il fenomeno sia veramente allarmante. Ne hanno contate (non chiedetemi come abbiano fatto) circa 60 milioni e in un solo giorno ne hanno pescate ben 8 milioni.
L'invasione non ha nulla di misterioso: le meduse arrivano nei nostri mari semplicemente perché richiamate dalle alte temperature. Da noi trovano il clima ideale per riprodursi a causa degli squilibri dell'ambiente marino dettati da inquinamento e innalzamento delle temperature.
"Da Lampedusa alla Francia - spiega il Commissario dell'Icram, Silvio Greco - sono ovunque. E' un segnale di stress del mare".
Alessandro Lucchetti (che è un aguglianese) è un biologo marino del Cnr di Ancona e giudica, ovviamente, anormale il fenomeno.
Riporto alcune sue considerazioni.
"Fino a qualche anno fa queste proliferazioni erano considerate fenomeni ciclici, che si verificavano circa ogni 12 anni. C'erano infatti nel 1992, e quindi nel 2003. Da allora si sono ripresentate ogni anno, in particolare nel 2005, quando in Spagna, lungo la costa catalana, ci sono state 130 persone colpite. Le meduse sono organismi planctonici e si muovono con le correnti laddove trovano cibo, dai più banali organismi dello zooplancton a piccoli cefalopodi. Non appena ci sarà un rimescolamento delle acque il fenomeno andrà a scomparire".
Oltre al riscaldamento delle acque, secondo Alessandro Lucchetti le cause dell'invasione sono anche altre, come l'aumento di salinizzazione delle acque costiere a causa del minore apporto di acque dolci di fiume e il fattore pesca, che provoca la cattura di animali che si nutrono di meduse, come tonno o pesce spada.
Intanto, pescatori giapponesi si sono riuniti a Tokyo per trovare espedienti utili nella lotta contro l'ancora misterioso fenomeno dell'invasione di meduse giganti, fino a due metri di lunghezza e dal peso di oltre due quintali, nelle acque del Mar del Giappone, tra l'arcipelago e la penisola coreana.

E noi cosa stiamo facendo per i mutamenti climatici?

giovedì 9 agosto 2007

Caro petrolio

In Italia il costo dei carburanti e dei combustibili continua a crescere a una velocità e con un gap doppi rispetto al resto d'Europa.
Ogni volta che c'è un esodo, non solo per le ferie, ma anche per Pasqua o nei fine settimana, ci si ritrova con i prezzi alle stelle.
Il Ministro Bersani si è accorto che i nostri prezzi sono tra i più elevati d'Europa e ha convocato i petrolieri per capire il perché (!?!).
Gli italiani pagano 4-5 centesimi in più al litro sulla media europea. I petrolieri dicono che i prezzi salgono perché il petrolio è più caro, ma quando il greggio scende, il costo alla pompa non cambia. Come mai?
Semplice: speculazione e mercato marciano a doppia velocità: immediata quando cresce il prezzo del greggio, molto lenta quando cala.
Inoltre, bisognerebbe considerare che l'euro che si è rivalutato sul dollaro e il petrolio, come tutte le materie prime, si compera in dollari. Quando l'euro si rivaluta è come se il petrolio diminuisse, ma questo, stranamente, non produce nulla sul prezzo finale. Rispetto all'anno scorso l'euro si è rivalutato dell'8%, dunque il petrolio dovrebbe costare l'8% in meno. Se il prezzo è di 72-73 dollari al barile con l'8% in meno è come se costasse 66-67 dollari.
Dato che non sembrano esserci spiegazioni logiche a questi fenomeni, l'Antitrust dovrebbe verificare se i petrolieri si muovono come un cartello e in caso affermativo comminare multe salatissime.
Infine, c’è da tener presente che lo Stato è proprietario della maggioranza relativa del pacchetto azionario dell'Eni, che a sua volta ha la maggioranza relativa del mercato, quindi calmierare i prezzi non dovrebbe poi essere impossibile. Quindi, il Ministro Bersani che aspetta?
Intanto alcune cose potrebbero essere praticabili: chiedere che si paghi il petrolio in euro e non in dollari, eliminare i gadget che incidono per vari centesimi al litro, effettuare
boicottaggi mirati: un mese una compagnia, il mese dopo un'altra.

lunedì 6 agosto 2007

Quando sulla terra scese l'inferno

"Dio cosa abbiamo fatto!”
Queste le parole del puntatore americano che alle 8,15 del 6 agosto 1945 premette il pulsante dello sgancio su Hiroshima della prima bomba atomica, denominata “Little Boy” con i con i suoi 60 kg di uranio-235 .
L'esplosione si verificò a circa 600 metri dal suolo, con uno scoppio equivalente a 13 chilotoni di TNT, uccidendo sul colpo tra le 70.000 e le 80.000 persone. Circa il 90% degli edifici venne completamente raso al suolo o irrimediabilmente danneggiato.
Alle 11,02 del 9 agosto 1945 "Flat Man”, che conteneva circa 6,4 kg di plutonio-239, venne sganciata sulla zona industriale di Nagasaki.
La bomba esplose a 469 metri d'altezza a quasi 4 km a nord-ovest dell'epicentro previsto. Questo "sbaglio" salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella Valle di Urakami. Circa 40.000 dei 240.000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all'istante e oltre 25.000-60.000 rimasero feriti.

Era l’inferno divenuto realtà.

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domenica 5 agosto 2007

A Sinistra

Pubblico il comunicato stampa con cui è stata ufficializzata la costituzione, nel Consiglio comunale di Agugliano, di un gruppo consiliare unitario che raccoglie tutte le componenti poste alla sinistra del costituente Partito Democratico.

Venerdì 3 agosto è stata comunicata ufficialmente la costituzione, in seno al Consiglio comunale di Agugliano, del Gruppo denominato “A Sinistra” che raccoglie i Consiglieri del Partito della Rifondazione Comunista, della Sinistra Democratica (ex Ds) e del Partito Comunista dei Lavoratori.
Il Gruppo, formato dai Consiglieri Franca Bassani, Claudio Rossetti e Fabrizia Zanoni Mangiolini, nasce sulla base di una visione politica comune e si propone come un nuovo soggetto politico all’interno del Consiglio comunale per rafforzare gli obiettivi di lavoro comuni.
Resta ovviamente inteso che il nuovo Gruppo Consiliare opererà in un quadro di collaborazione con l’altro Gruppo di Centro Sinistra presente nel Consiglio comunale.
Coordinatore Capogruppo di “A Sinistra” è stato designato il Consigliere Franca Bassani.
I valori identitari delle varie componenti saranno messi a disposizione di tutte/i coloro che vogliono fare parte del processo di unità d’azione a sinistra, contribuendo così alla costruzione di una rinnovata cultura amministrativa all’altezza dei tempi conferendo il massimo di efficacia alla sinistra di alternativa.

sabato 4 agosto 2007

Italicus 4 agosto 1974

Ancora una volta mi trovo a scrive alcune righe per tramandare la memoria di un passato che non deve essere dimenticato.
Ancora una volta mi trovo a ricordare vittime innocenti fatte a pezzi dalla follia dell’uomo contro l’uomo e ancora una volta le parole faticano ad uscire.

Ancora una volta per non dimenticare…