mercoledì 27 aprile 2011

Vittorio Arrigoni: un vincitore

Vittorio, quasi presagendo la sua prossima fine, in un intervista disse che se fosse morto avrebbe voluto essere ricordato con le parole di Nensol Mandela:
"Un vincitore è un uomo che non smette mai di sognare. Vittorio Arrigoni: un vincitore"
Ed è così che noi lo ricorderemo.




Domenica 24 aprile a Bulciago in un palazzetto dello sport gremito fino all'inverosimile (e con tanta gente che è dovuta rimanere all'esterno) si sono svolti i funerali di Vittorio per l'ultimo saluto da parte dei suoi innumerevoli amici.

Tanta gente che è venuta da tutta Italia e non solo.
Oltre ai suoi compagni dell'ISM, erano infatti presenti i rappresentanti dell'Autorità Palestinese, rappresentanti delle comunità arabe, l'Arcivescovo Emerito di Gerusalemme, Mons. Capucci, che ha concelebrato la cerimonia.
Le sue parole resteranno come scolpite nella pietra. Non le virgoletto perchè quelle che riporto non ne sono la riscrittura letterale, ma esse hanno suonato pressapoco così:
Io sono l'Arcivescovo Emerito di Gerusalenne cioè dei palestinesi, di tutti i palestinesi. Un vescovo non è un padrone, un vescovo è un servitore, un vescovo è un pastore che protegge il suo gregge. Anche Vittorio era un pastore che proteggeva il suo gregge e per proteggerlo come Cristo è morto sulla croce. Per noi Vittorio è un martire e un santo.


Dopo la cerimonia religiosa c'è stata la parte laica e sulla colonna sonora di "Bella Ciao" il saluto degli amici e di tanti che lo hanno conosciuto ed amato.
Le ultime parole sono state quelle di sua madre Egidia:
“Gaza è stato l'ultimo approdo di Vittorio, ma la Palestina lo aveva chiamato da molto tempo. A ogni ritorno cresceva l'indignazione ma anche la consapevolezza che la sua casa era là. Quando Israele gli impedì di rientrare da terra lui ci tornò via mare e ci rimase per essere la voce dei senza voce. Non è un eroe né un martire, è un ragazzo che credeva davvero che i diritti umani sono universali e che l'ingiustizia va raccontata perché nessuno di noi, persi nel mezzo delle nostre comode vite, un giorno possa dire io non c'ero, io non sapevo. La sua è una scelta radicale e non violenta che spinge tutti noi a diventare attivisti. Noi non immaginavamo, non sapevamo in quanti di voi lo amaste in tutte le latitudini. Siete stati l'inaspettato sollievo ai nostri cuori feriti. Vi abbraccio tutti, in particolare i figli della Palestina. Restiamo umani”.
Salam Aleikum.

Il giorno dopo, celebrando il 25 Aprile a Fornovo di Taro, sul palco delle commemorazioni, mia figlia Sara seguendo l'invito del Presidente provinciale dell'ANPI di Lecco ha voluto ricordare Vittorio, un nuovo partigiano.

"In questo giorno in cui siamo riuniti a celebrare la liberazione del popolo italiano dal nazifascismo voglio ricordare la morte di un partigiano. Ieri eravamo, commossi, a Bulciago alla sua cerimonia funebre che si è svolta, come lui avrebbe voluto, sulle note di "Bella ciao", canzone che insegnava ai ragazzi palestinesi che, come noi sessant'anni fa, lottano per la liberazione del loro popolo. Il rappresentante dell'ANPI, fra le lacrime, in occasione della cerimonia, ha voluto dedicare il 25 aprile di quest'anno a Vittorio Arrigoni promettendo alla sua famiglia che il suo esempio di lotta partigiana sarebbe stato ricordato in tutte le loro sedi. Vittorio, narratore dell'inenarrabile, ha combattuto la lotta di liberazione di un popolo oppresso con la sola forza dei suoi sogni, utilizzando come scudo a protezione di contadini e pescatori il suo solo corpo. Consapevole del rischio che stava correndo rimanendo sotto le bombe dell'operazione "piombo fuso" era, infatti, disposto anche a dare la vita per il popolo palestinese. Avrebbe voluto essere ricordato con le parole di Nelson Mandela: "un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare" Vittorio Arrigoni, un vincitore. Che il suo sacrificio non sia vano, auguriamo a tutti i popoli del mondo, compreso il nostro, 10, 100, 1000 nuove Resistenze".

domenica 17 aprile 2011

Restiamo umani

Dal blog di Simone Oggionni

Vittorio Arrigoni è stato ucciso, il suo corpo è stato ritrovato questa notte in una casa abbandonata di Gaza City da un commando delle Brigate Ezzedin al-Qassam che era entrato in azione per tentare di liberarlo.

Vittorio Arrigoni era un compagno, un uomo che aveva deciso di vivere lottando, impegnandosi, rifiutando e capovolgendo l’indifferenza colpevole della parte del mondo nella quale era nato.

Aveva scelto di vivere le sofferenze del popolo palestinese e l’ingiustizia dell’occupazione israeliana. Il raccontarle e denunciare sistematicamente era la logica conseguenza di questo amore per la verità e per la giustizia. Attraverso i suoi diari abbiamo saputo in questi anni ciò che l’informazione dominante tentava di nascondere. Come nel gennaio 2009, quando raccontò giorno per giorno l’operazione «Piombo fuso», l’aggressione israeliana a Gaza che costò la vita – secondo i dati diffusi dallo stesso esercito – a 1417 palestinesi.

Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni è un nemico del popolo palestinese. Chi lo ha ucciso non vuole la pace e soprattutto non vuole una pace giusta, fondata sul diritto di Israele ad avere un proprio Stato e sul diritto del popolo palestinese ad averne, a sua volta, uno proprio, in cui crescere senza la paura quotidiana della segregazione e della morte.

Arrigoni sapeva bene che il conflitto tra Israele e Palestina non è un conflitto simmetrico, per il semplice motivo che il popolo israeliano il suo Stato lo ha già.

E sapeva bene che la convivenza si costruisce garantendo la dignità e il riconoscimento dell’altro e dei suoi diritti, in primo luogo il diritto alla vita.

Invece Vittorio è rimasto travolto dall’esatto opposto: da una spirale di odio e di violenza, proprio come Juliano Mer Khamis, intellettuale di madre israeliana e padre palestinese, ucciso a Jenin non più tardi di dieci giorni fa.

Caro Vittorio, per dirti addio senza che le nostre parole suonino vuote o retoriche dobbiamo fare due cose. La prima è studiare, informarci, riflettere a fondo e indagare per capire la verità e conoscere i nomi di chi ti ha ucciso, di chi ha armato i tuoi assassini e dell’ideologia e degli interessi in nome dei quali lo hanno fatto.

La seconda è lottare per una pace giusta, per la libertà del popolo palestinese. Ma non come abbiamo fatto fino ad ora. Con molta più forza e molta più intransigenza, nel ricordo di uomini giusti come te.

mercoledì 30 marzo 2011

Consiglio comunale del 29/03/2011


Spettatori presenti: sei


La seduta è iniziata con l'inno di Mameli in onore dei 150 anni dell'unità d'Italia.

Non vi sono state comunicazioni del Sindaco e i verbali relativi alla seduta precedente sono stati approvati all'unanimità.
Abbiamo chiesto dei chiarimenti su alcuni termini contenuti tra parentesi nel testo, ma non ci sono state spiegazioni.

La mozione sul ruolo delle associazioni di volontariato nel servizio di trasporto sanitario è stata approvata all'unanimità dopo un piccolo aggiustamento dovuto al mutare della situazione in Regione, che nel frattempo ha rivisto la sua posizione in merito garantendo una modifica alla legge 20/2010.

Anche il terzo punto "Copianificazione per la gestione del territorio provinciale. Tavolo tecnico Bassa Vallesina. Atto di indirizzo" è stato approvato all'unanimità in quanto ci si è limitati a sostenere l'applicazione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia.

Unanimità anche sul quarto e quinto punto, rispettivamente "Regolamento per la gestione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni: modifica dell'art. 25", cioè sulle modalità di riscossione della tassa, e "Regolamento di Ambito per la gestione dei contributi socio-assistenziali a tutela della maternità ed infanzia".
Su questo punto abbiamo sottolineato le difficoltà che s'incontrano in questa Commissione, ad esempio il fatto che ci siano volute ben tre riunioni della Commissione perchè il Funzionario presente non ha fornito i chiarimenti richiesti dai Commissari.

Ci siamo invece astenuti su punti sei e sette cioè "Addizionale comunale IRPEF - Conferma aliquota per l'anno 2011" e "Imposta comunale sugli immobili - Conferma aliquote per l'anno 2011" perchè si tratta di conferme di aumenti (anche consistenti) operati negli anni precedenti. Inoltre, queste tasse non possono essere aumentate perchè la legge lo vieta.

Ci siamo astenuti anche sul punto otto relativo a "Aggiornamento del valore delle aree fabbricabili all'interno del terrirorio comunale per l'anno 2011". In pratica il valore delle aree P.I.P. (Borgo Ruffini) è stato aumentato del 2,3%.

Sul punto riguardante l'approvazione programma triennale 2011-2013 ed elenco annuale 2011 delle opere pubbliche abbiamo invece votato contro in quanto riteniamo che la procedura seguita non sia corretta.
Infatti, il piano presentato in Consiglio è completamente difforme da quello adottatto e pubblicato.

Voto contrario anche sul bilancio di previsione annuale 2011, del bilancio triennale 2011-2013 e della relazione previsionale e programmatica in quanto sono previsti aumenti (anche se non significativi) per tutti i servizi a domanda individuale (mense scolastiche, scuolabus, trasporto doposcuola, tumulazioni nei loculi).
Riteniamo che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo si poteva e si doveva soprassedere.

Ci siamo astenuti anche sull'approvazione definitiva della variante puntuale al Piano Regolatore Generale Ambiti IP/11, IR/2, I/3, già adottata dal Consiglio comunale, mentre abbiamo votato a favore dell'approvazione definitiva piano attuativo di riqualificazione privata, Ambito TR/2 (zona autocross della Chiusa).


L'ultimo punto, cioè la mozione dei Consiglieri Braconi Thomas, Matteo Ciuffreda, Giorgio Balercia, Dante Tamburo sullo schema di decreto legislativo in attuazione della Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, è stata approvata all'unanimità.

martedì 29 marzo 2011

Con Cuba: con il cuore e con la ragione

di Simone Oggionni

La politica estera, si sa, è materia importante e delicata. È spesso lo specchio della cultura politica e della identità di chi la attua o la propugna ed è rilevatrice, più in generale, della propria visione del mondo.

Basti pensare alla discussione di questi giorni sulla Libia. Una discussione certamente complessa e rispetto alla quale vanno evitati gli slogan e le posizioni semplicistiche. Il recente ordine del giorno approvato dalla Direzione nazionale del Prc è positivo ed equilibrato, al pari della nota firmata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (tradotta su questo blog), nella quale si riconosce l’esistenza all’interno della Libia di un conflitto non omogeneo (e non paragonabile per questo alle rivolte di Egitto e Tunisia), si condannano la repressione e le violenze inaccettabili delle forze governative e ci si schiera nettamente contro qualsiasi ingerenza esterna e contro qualsiasi ipotesi di intervento militare, fosse esso promosso dalla Nato, dagli Stati Uniti d’America, dall’Unione Europea o da qualunque Stato ex colonialista.

Ma c’è stato un altro Paese che negli ultimi giorni ha, almeno a sinistra, attirato l’attenzione e suscitato un dibattito. Ci riferiamo a Cuba, oggetto di un passaggio dell’intervento che Nichi Vendola ha pronunciato lunedì a Roma nel corso dell’assemblea nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà. Vendola ha affermato che libertà e democrazia a Cuba non ci sono e ha indirizzato retoricamente a Cuba la domanda tanto cara ai movimenti («se non ora quando?»).

Nulla di nuovo, conoscendo non da oggi le posizioni di Nichi Vendola, simili a quelle espresse nel corso degli ultimi anni da Fausto Bertinotti e rispetto alle quali occorre ricordare – in spirito di onestà – che non vi fu in Rifondazione comunista negli anni passati la stessa reazione che oggi si è giustamente sollevata contro le parole di Vendola.

Ma torniamo al punto e al merito, perché la querelle che si è aperta ci consente più che di polemizzare, di parlare della realtà di Cuba.

Sin dal 1° gennaio 1959, quando il popolo cubano mise fine alla pagina tragica del colonialismo e delle dittature, Cuba combatte una vera e propria guerra contro l’imperialismo statunitense, che nel corso di tutti questi anni e indistintamente rispetto al colore politico della sue amministrazioni ha tentato di riprendere il controllo dell’isola sia con interventi economici di embargo (condannati ripetutamente ma senza esito dalle Nazioni Unite) sia con interventi diretti e indiretti di sabotaggio e di terrorismo che sono costati a Cuba più di 5000 vittime tra uccisi e feriti.

E pur tuttavia, in un contesto così drammatico e che avrebbe schiantato in pochi mesi qualsiasi altra esperienza di governo, Cuba resiste e resiste garantendo livelli di libertà, benessere e democrazia difficilmente eguagliabili nel contesto dell’America Latina.

Prendiamo il tema della libertà da due versanti solitamente utilizzati per screditare Cuba: la libertà della comunicazione e i diritti civili. Si deve sapere, allora, che il governo cubano ha recentemente varato, di concerto con il Venezuela di Chavez, un piano di sviluppo tecnologico che consentirà a tutti i cittadini cubani di essere raggiunti nei prossimi mesi dalla fibra ottica e cioè di entrare in comunicazione con il mondo attraverso Internet con una velocità di connessione 3000 volte superiore a quella attuale. Quanto ai diritti individuali, pochi anni fa è stata varata una legge che consente a chi abbia iniziato un percorso di cambiamento del proprio sesso di ottenere il nuovo documento d’identità ancora prima di effettuare l’operazione (al contrario di quel che avviene, come è noto, in Italia). E ciò, possiamo dirlo, se non è il simbolo di una grandissima attenzione ai diritti individuali, è certo un segnale molto incoraggiante.

Per non parlare della libertà dal bisogno, dalla miseria e dalla povertà a cui non solo i cittadini cubani erano condannati prima della Rivoluzione ma a cui sarebbero ancora condannati qualora lo Stato cubano avesse un governo simile a quelli che gli Stati Uniti d’America hanno imposto in questi decenni nel proprio «cortile di casa». Lo dimostrano i dati relativi alla mortalità infantile, alle aspettative di vita, alla disoccupazione, i tassi di povertà, di alfabetizzazione, il rapporto tra popolazione e medici, gli indici di sostenibilità ambientale. In breve, tutti quei dati statistici che registrano il grado di civiltà e di giustizia di un sistema sociale.

La democrazia, infine. Questo è il terreno più scivoloso, e su cui tante volte infatti siamo scivolati. Non è possibile contrapporre banalmente la democrazia borghese alla democrazia socialista. Questo perché i modelli più avanzati di «potere del popolo» (la democrazia consiliare, la democrazia progressiva) non hanno mai avuto applicazione integrale, come del resto l’idealtipo della democrazia liberale. Inoltre, il punto più alto di riflessione intorno alla democrazia nel nostro Paese ha coinciso con l’idea di coinvolgere le masse popolari in un processo di estensione delle garanzie democratiche, delle tutele e del pluralismo e non nella loro rozza rimozione. Tuttavia, analizzando non i modelli astratti ma i risultati concreti, possiamo dire che, al contrario di ciò che avviene nelle moderne democrazie liberali, a Cuba ogni cittadino ha il diritto di partecipare direttamente alla scelta (composizione delle liste) e al controllo dell’operato dei propri rappresentanti istituzionali. Non una delega passiva ai partiti (neppure al partito comunista cubano, che in quanto tale non partecipa alle elezioni) ma una forma di democrazia partecipata che coinvolge la società cubana sin nel più piccolo quartiere.

E ciò avviene senza che la politica possa essere né fonte di arricchimento economico (tutti gli eletti continuano a percepire lo stesso stipendio) né fonte di scalata sociale né forma di ulteriore dominio maschile sulla società né strumento di passivizzazione dell’elettorato. Al contrario di ciò che avviene in Italia, con stipendi elevatissimi, soprattutto per gli incarichi pubblici, una percentuale di partecipazione al voto sempre più bassa e una partecipazione delle donne alla politica semplicemente indecente.

Ci sono dei limiti a Cuba, delle contraddizioni? Ce ne sono, per esempio, sul terreno del funzionamento concreto della macchina democratica? Certo, come in tutte le esperienze politiche, come in tutte le cose umane.

Ma nessuno ci può impedire di guardare a Cuba con rispetto profondo e solidarietà.

Anche perché noi, donne e uomini di quest’Europa malata proprio di democrazia, di libertà e di benessere, faremmo davvero fatica a salire in cattedra, con il peso di una storia secolare di colonialismo, guerre e profondissime diseguaglianze sociali. Che, non a caso, vorrebbe rimanere coerente con se stessa anche nei confronti della Libia, aggredendo la sua sovranità e rapinando le sue risorse.

E allora, forse, dovremmo andare più a fondo e chiederci cos’è oggi la libertà e cos’è oggi la democrazia. E interrogarci su quale sia la libertà e la democrazia alle quali aspiriamo. Nella nostra parte del mondo, sicuramente una libertà e una democrazia diverse da quelle cubane. Ma senza dubbio distanti anni luce da questo sistema ingiusto e cattivo con i più deboli e servo e docile con i potenti. Forse è proprio questa la sfida: ricostruire, a partire dalle parole e dal loro significato, un nuovo orizzonte di senso, un nuovo immaginario, una prospettiva e una speranza.

sabato 12 febbraio 2011

Se non ora, quando?

Ci sono momenti della storia in cui è indispensabile alzare la testa in un moto di orgoglio, sdegnarsi e urlare BASTA!!!

Questo non è un paese per donne (anche se, a dire il vero, non è più nemmeno un paese per operai e giovani in cerca di occupazione), questo è un grande circo con nani e ballerine e il dio che lo fa girare è il vecchio, ma sempreverde dio denaro.

Sesso potere denaro: una triade non nuova sotto il sole, un cavallo di battaglia della ideologia maschilista, un pilastro su cui si sono costruite le case del potere.
Che poi queste case si chiamino Arcore e siano case chiuse (proprio nel senso di bordelli) non è solo una questione privata che non ci riguarda, soprattutto ci riguarda in quanto donne (ma spero che riguardi anche quegli uomini di buona volontà e di più buone pratiche).
Vedere tutti i giorni che il modello femminile dominante è quello delle letterine, veline, escort, che si fa carriera politica più velocemente se si passa per il letto di qualcuno (certo una pratica vecchia come il mondo, ma mai così istituzionalizzata e fatta oggetto di rappresentazione), vedere altre forme di prostituzione non meno orribili, come quelle di chi difende a spada tratta questo sistema di cose per non perdere dei privilegi, arrampicandosi su odiosi cavilli e fondandosi sulla odiosa doppia morale, tutto questo davvero ci fa precipitare in un clima da decadenza di fine impero.
La mercificazione che ogni giorno si fa del corpo delle donne in tutti i campi possibili dalla pubblicità alle stanze del potere deve indignarci perché quel corpo è anche il nostro corpo e perché tutto quello che svilisce la nostra dignità di donne ci riguarda tutte, e tutti!

Dobbiamo ancora lottare per i nostri diritti perché ancora poche donne ci rappresentano nelle istituzioni e troppe muoiono assassinate da mariti, ex, fidanzati, da uomini insomma, perché non siamo libere di autodeterminarci ma siamo “libere” di vendere il nostro corpo.
Scendiamo allora in piazza tutte. Usciamo dalle nostre case, per dare noi l’immagine di noi che vogliamo essere, per gridare che libertà non è quella di vendersi, se ci si deve vendere si è schiavi, rovesciamo il modello culturale dominante, ripartiamo da noi, dal produrre insieme pensiero e iniziative e pratiche di libertà.

Ti aspettiamo a:
ANCONA ore 16,00 davanti Teatro delle Muse.

giovedì 3 febbraio 2011

Consiglio comunale


Spettatori presenti: due.


Il primo punto come sempre ha riguardato le comunicazioni del Sindaco (che non ci sono state) e l'approvazione dei verbali relativi alle sedute precedenti che sono stati approvati all'unanimità visto che finalmente c'era la trascrizione degli interventi.

Il secondo punto era relativo a provvedimenti contingenti per la riduzione della concentrazione di polveri sottili PM10 nell'aria-ambiente. Accordo di programma con la Regione Marche, la Provincia di Ancona ed i Comuni individuati come appartenenti alla zona A dalla delibera amministrativa del Consiglio regionale n. 52 del 08 maggio 2007.
Su questo punto ci siamo astenuti perchè pur essendo favorevoli a qualsiasi provvedimento in favore della qualità dell'aria e dell'ambiente, l'accordo preso in esame ci è sembrato privo di una reale efficacia dato che la sua scadenza è prevista per il 31 marzo prossimo e per quella data molto probabilmente non saremo stati in grado di fare nulla, neanche di mettere i cartelli previsti...

Abbiamo votato a favore sull'adozione del nuovo regolamento del Consiglio comunale dei ragazzi che ha modificato quello già esistente.
Abbiamo anche proposto un emendamento (accolto) per megliuo specificare le modalità di elezione dei rappresentanti della minoranza.

C'è poi stata una comunicazione al Consiglio dei prelievi dal fondo di riserva fatti con una delibera di Giunta che non risulta ancora pubblicata all'albo.

Il quinto punto ha riguardato la costituzione del nucleo di valutazione in forma associata con il Comune di Ancona ed il Comune di Camerata Picena.
Su questo punto abbiamo votato a favore perchè, oltre ad essere favorevoli alle collaborazioni tra Comuni, in questo modo la terzietà delle decisioni.

Abbiamo invece votato contro sul programma delle collaborazioni per l'anno 2011 in quanto i contenuti della delibera, secondo noi, non soddisfano i requisiti che dovrebbe avere quello che viene definito "programma", limitandosi a fare delle previsioni di massima su "eventuali" necessità dell'Ente.

Sul settimo punto relativo all'approvazione di una variante alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale relativa alla realizzazione di superfici non residenziali (quali logge e porticati) ci siamo astenuti.

Abbiamo invece votato a favore sulla modifica dell'art. 9 dello schema di convenzione, approvato con delibera di Consiglio comunale n. 68 del 08/11/2010, relativo al piano di lottizzazione Ambito IP5 sub ambito C1 in quanto tale modifica prevede per il lottizzante l'obbligo di allacciare le utenze degli edifici da realizzare alla rete dell'impianto di teleriscaldamento a bio masse, laddove questo sia pronto.

Infine, ci siamo astenuti sulla variante al PRG relativa all'integrazione della rete stradale provinciale. Infatti, questa variante prevede un tracciato alternativo a Via De Gasperi in modo da evitare l'attraversamento del paese da parte di tutto il traffico non residenziale, e questo è più che condivisibile, ma il nuovo tracciato passerà proprio a fianco dell'area destinata a nuovo polo scolastico, e questo, secondo noi, è un fattore di criticità.

giovedì 27 gennaio 2011

Si ai diritti. No ai ricatti

La società civile con la Fiom: "Sì ai diritti, No ai ricatti".

Firma l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack


Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Da MicroMega

mercoledì 5 gennaio 2011

Convergenze parallele

Pubblico questo interessante articolo di Alberto Burgio

Il ducetto della Fiat non aveva ancora finito di enunciare tutte le clausole del ricatto (o gli operai accettano turni di 11 ore rinunciando alle pause intermedie e allo sciopero, o la Fiat sbaracca e lascia l’Italia) che Piero Fassino già diceva – non richiesto – la sua: «Se fossi un operaio di Mirafiori, voterei sì». Nessuna sorpresa. Meno scontata è apparsa a qualcuno la presa di posizione di Massimo D’Alema, dichiaratosi anch’egli favorevole al cosiddetto accordo su Pomigliano, e in frontale dissenso dalla lotta della Fiom. Ma è così? C’è davvero di che meravigliarsi? O si tratta invece di una logica conseguenza della linea del Partito democratico, a sua volta coerente con la paradossale funzione politica svolta in questi quindici anni dal gruppo dirigente post-comunista del Pd?
Qualche anno fa Nanni Moretti se ne uscì con una battuta al vetriolo. Con questi dirigenti, disse, non vinceremo mai. E proprio a D’Alema rivolse l’esortazione a «dire qualcosa di sinistra». Oggi possiamo essere più cattivi senza essere meno obiettivi. Se D’Alema e i suoi colleghi non ci fossero, il padronato italiano e il suo massimo garante politico dovrebbero inventarli. Da quando “scese in campo” inaugurando la stagione politica più nera della Repubblica, Berlusconi non ha trovato in loro soltanto oppositori mancati, ma anche operosi mallevadori del proprio durevole successo. Non possiamo ricordare tutti gli episodi interessanti, limitiamoci ai più rappresentativi. Primo fra tutti il discorso del 28 febbraio 2002 alla Camera in cui Violante ricorda, a vanto del proprio partito, l’impegno a “non toccare le televisioni” di Berlusconi assunto nel 1994, la mancata promulgazione di una legge sul conflitto di interessi nel corso della precedente legislatura (quando il centrosinistra governava), il via libera alla eleggibilità di Berlusconi, titolare di importanti concessioni amministrative, e persino l’aumento (di ben 25 volte) del fatturato di Mediaset. Quel discorso è un monumento di lungimiranza e di sagacia politica. Dovrebbe figurare in tutti i libri di storia. Un altro passaggio indimenticabile, per restare sul terreno strettamente politico, è il Veltrusconi. Siamo alla fine del 2007, Prodi governa da due anni scarsi, la maggioranza è fragile per il risicato margine di voti al Senato e per la litigiosità dell’Unione. Ma la nave va e Berlusconi è in gravissima difficoltà nel centrodestra. Veltroni, appena eletto segretario del Pd, non trova di meglio che intavolare col padrone del neonato Pdl una (finta) trattativa sulla legge elettorale, accordandosi con lui per andare a elezioni anticipate (non lo insinuiamo noi, lo ha detto Prodi). Il risultato è il disastro in cui ci dibattiamo: una drammatica crisi generale (politica, sociale e morale) nella quale peraltro il Pd non gioca alcun ruolo attivo, se è vero che l’unico serio pericolo corso dal governo in questi due anni a mezzo lo si deve alla secessione di Fini dal Pdl. Intelligenza col nemico? Semplice insipienza? Per capire bisogna guardare ai risultati delle scelte politiche che hanno fatto dell’Italia il Paese più ineguale d’Europa e il più ostile nei confronti del lavoro dipendente. Si scopre allora che tra centrodestra e centrosinistra vi è una forte sintonia sulla politica economica (le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro, i bassi salari), sul terreno istituzionale (il maggioritario e il “federalismo”, il presidenzialismo negli Enti locali e la controriforma dell’Università), in politica estera (la partecipazione alle guerre “democratiche”). Non c’è bisogno di ipotizzare complotti: è che la cosiddetta “sinistra moderata” non ha un programma politico granché diverso da quello della contropar te. La si può pensare in tanti modi in proposito, ma certo la convergenza di intenti tra i due poli è fonte di grossi guai per il centrosinistra. La sua base elettorale è frastornata e disorientata. Ha le idee sempre meno chiare su dove la si vorrebbe condurre (per cui sempre più spesso cede alle sirene dell’astensionismo). Il Pci aveva tanti limiti, ma evocava la trasformazione del modello sociale. Non soltanto una politica non collusa con la mafia e il neofascismo, anche una società giusta, rispettosa della dignità e dei diritti del lavoro. Oggi quale immagine di società si collega al Pd, dove don Camillo convive con un Peppone diventato chierichetto?
Mentre la destra attacca e sfonda sui fondamentali, l’opposizione balbetta sulle buone maniere. E nei fatti acconsente. Allora è venuto il tempo di diventare adulti, la ricreazione è finita. D’Alema non dirà qualcosa di sinistra semplicemente perché ha cambiato idea, come dimostra da ultimo la posizione assunta su Pomigliano (e lasciamo perdere, per carità di patria, le rivelazioni di WikiLeaks sulla magistratura che minaccia lo Stato democratico). Bisogna finalmente prendere atto che la sinistra è altrove e va ricostruita conquistando credito presso tanta gente che in questi anni ha subito le scelte del gruppo dirigente democratico nell’illusione di rimanere coerente con la propria storia. L’Italia non è di per sé un “Paese di destra”. Questo è un alibi, ed è la conseguenza di una opposizione “omeopatica” che non contende alla destra un palmo della sua egemonia. La battaglia va ripresa. Non soltanto per la sinistra, ma per il Paese. Per la democrazia italiana.

mercoledì 29 dicembre 2010

Consiglio comunale del 28/12/2010


Spettatori presenti: uno


Il primo punto all'ordine del giorno riguardava le comunicazioni del Sindaco (che non ci sono state) e l'approvazione dei verbali delle sedute precedenti (27/11/2010 e 29/11/2010).
Su questo punto ci siamo astenuti perchè ancora una volta (sono mesi che succede!) non sono stati trascritti i verbali degli interventi per problemi inerenti la loro registrazione.

Il secondo punto era la presa d'atto del Consiglio dei prelievi dal fondo di riserva.

Il terzo punto era relativo alla ricognizione delle partecipazioni societarie ai sensi dell'art. 3, comma 27, della legge 224/12/2007 n. 244.
Anche su questo punto ci siamo astenuti in quanto la delibera, oltre alla partecipazione a Conerobus, Multiservizi e Sic1, prevedeva anche la riconferma della società Agugliano Servizi e la nostra contrarietà in merito è nota.

L'ultimo punto riguardava una modifica al regolamento per l'assegnazione di alloggi di edilizia convenzionata adottato con deliberazione consiliare n. 84 del 26/11/2010.
In pratica, non essendoci state domande per l'assegnazione di tali appartamenti nè da parte di coppie aguglianesi nè di altri Comuni, l'Amministrazione intendeva stralciare la maggiorazione del 15% sul prezzo di vendita degli alloggi prevista per i non residenti.
Tale maggiorazione avrebbe dovuto essere impiegata per la realizzazione di opere pubbliche che in questo caso non si sarebbero realizzate, cosa a nostro parere non condivisibile, per cui avremmo votato contrario.
Nel corso della discussione, alla fine è stato deciso che tale stralcio riguarderà al massimo solo sei appartamenti, per cui il nostro voto finale è stato di astensione.
Nel corso dell'intervento abbiamo avuto modo di lamentare la violazione del regolamento del Consiglio comunale riguardo i tempi di convocazione della prima Commissione consiliare che avrebbe dovuto esprimere un parere sulla modifica al regolamento.
La giustificazione adotta dal Sindaco, cioè l'accelerazione dei tempi, non ci è sembrata sufficiente perchè sarebbe bastato solo sapersi organizzare meglio...

domenica 5 dicembre 2010

Iniziativa per l'acqua












SABATO 4 DICEMBRE
BANCHETTO INFORMATIVO
PRESSO IL SUPERMERCATO SOCOPAD
ECCOCI!!!